I 30 ANNI DI MILITANZA DI FELIX

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Felix Cossolo festeggia i suoi 30 anni di militanza: era infatti il 1975 quando, ancora adolescente, organizzò le prime iniziative sull'omosessualità… Franco Grillini l'ha intervistato.

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Felix è un amico e un compagno di anni di lotte. Lo incontrai per la prima volta all’inaugurazione del Cassero di Porta Saragozza, nel lontano 1982. Da allora l’ho seguito nelle sue iniziative politiche ed editoriali, e nella sua attività di imprenditore gay, tra i primi in Italia. Eravamo davvero pochi ad esporci e lui c’era, ad ogni iniziativa, ad ogni corteo e ad ogni protesta.
Quest’anno festeggia i suoi primi trent’anni di militanza. Augurandogliene altrettanti, cerchiamo di tracciare un bilancio della sua militanza.
Trent’anni di attività e di militanza omosessuale sono un bel traguardo. Sei stato animatore di Lambda e fondatore di Babilonia, hai inaugurato la prima libreria omosessuale italiana e hai aperto vari locali gay. Puoi tracciare un bilancio della tua attività?
Non è stato facile. Sono partito da Bari, abbandonando famiglia e amici, con 200 000 lire in tasca e mi sono fermato prima a Milano e poi a Torino, alla ricerca della libertà e con molta voglia di fare. Avevo 19 anni, era il 1975, e mi ero appena diplomato. Ho dormito nel sacco a pelo, ospite da amici, in tende, cantine, mansarde. Ne ho fatti di sacrifici, ma non mi sono mai arreso e oggi, dopo trent’anni d’orgoglio, festeggio il mio Pride col desiderio di comunicarlo a tutti e col piacere di ricevere tanti messaggi d’auguri.
L’ultimo mio progetto, la gaystreet milanese che mi ha impegnato per oltre dieci anni, non decolla come avrei voluto, ma questo dipende anche dalla cattiva volontà dell’amministrazione comunale, delle istituzioni e di una parte della comunità gay che non intuisce l’importanza di questo obiettivo che sicuramente non posso portare avanti da solo.
Nel corso dei trent’anni della tua ricca e creativa carriera sei stato precursore di molte iniziative. Hai qualcosa in mente in questa nuova fase del movimento, caratterizzata da vittorie come quella di Nichi Vendola, diventato Presidente della Regione Puglia?

Naturalmente la vittoria del mio caro amico Vendola (ci conosciamo da oltre 25 anni, siamo entrambi pugliesi) è la massima soddisfazione che potevo avere in questa recente fase di cambiamento. Ho delegato ad altri la gestione dei locali per buttarmi a capofitto nell’impresa di Clubbing, perché l’editoria è il mio primo amore.
Il movimento gay sta facendo passi da gigante ma deve superare le divisioni, essere più solidale e meno corporativo. Per fortuna ci sono degli ottimi attivisti e stanno contemporaneamente venendo fuori anche i primi imprenditori con una coscienza “gaia”. Aspettiamo il tanto atteso coming out delle personalità “velate”, l’impulso che potrebbe dare l’investimento in attività gay o friendly, il superamento della logica secondo cui è meglio non investire sui media gay o su attività rivolte alla nostra comunità per non compromettersi…
Se passasse l’idea del “vota, acquista e produci gay” (dalla cultura ai viaggi, dai divertimenti all’impegno politico) faremmo ulteriori passi avanti, sempre evitando la logica del ghetto e della lobby, naturalmente.
Sei stato tra i promotori dei Gay Camp, verso i quali molti provano una grande nostalgia. Secondo te è una esperienza ripetibile?
Il primo anno nel 1979 a Capo Rizzuto, in Calabria, eravamo in mille provenienti da tutta l’Europa, e dormivano sotto gli alberi o in spiaggia. Eravamo “poveri ma belli”… Oggi l’esperienza potrebbe ripetersi con successo se si trovasse un posto splendido (e l’Italia ne ha tanti) e ben organizzato, con bungalow, piscine, discoteca e tutto il resto (compresa la possibilità di praticare il naturismo), naturalmente a costi accessibili. Sarebbe una bella idea e oggi potremmo essere migliaia…
Sei stato protagonista del movimento gay degli anni Settanta: puoi ricordarci alcuni momenti salienti di quel periodo?
Erano anni pieni di entusiasmo e volontariato. Pagavamo di tasca nostra per affittare una sede (spesso a lume di candela), per partecipare alle iniziative o per organizzarle. Non esistevano finanziamenti, le porte erano chiuse in tutti i sensi, eppure i pochi militanti avevano giornate intense. Ricordo che, tra riunioni e assemblee, trasmissioni a radio libere e tavoli di raccolta firme, manifestazioni e dibattiti, c’era poco tempo da dedicare a noi stessi. La provocazione era la nostra arma per avere spazio. Solo dopo la morte di Pasolini si accorsero di noi. Mario Mieli dovette strappare il microfono a Dario Fo, in piazza Maggiore nel ’77, per lanciare il suo messaggio rivoluzionario. Io andavo in giro ai cortei metalmeccanici con lo striscione rosa, truccatissimo, con quattro gatti omo e migliaia di colleghi operai, comunisti coi paraocchi, a gridare “È ora, è ora, il trucco a chi lavora!”. In quegli anni nacque a Torino il primo gruppo di “frocie metalmeccaniche” e il gruppo lesbico “Brigate Saffo”.
Quando organizzavamo convegni e raduni del movimento si contavano sulle dita di una mano coloro che avevano il coraggio di presentarsi con nome e cognome, di farsi fotografare o riprendere dalla Tv: Massimo Consoli, Angelo Pezzana e pochi altri… Oggi, con mia grande sorpresa e soddisfazione, quando chiedo di pubblicare su Clubbing foto, e-mail o numero telefonico di un lettore quasi mai ricevo un rifiuto. Vuol dire che le lotte di noi militanti di allora a qualcosa sono servite!
Negli ultimi tempi hai promosso un nuova testata giornalistica gay che va ad arricchire le presenza dei giornali gratuiti nel circuito. Puoi parlarci della sua diffusione e del suo impatto?
Sono entrato per caso a lavorare a Clubbing e ora mi impegna giorno e notte (salvo quando faccio il mio “viaggetto” mensile e scrivo i reportage molto seguiti anche sul nostro sito www.gayclubbing.it).
Purtroppo l’attuale crisi economica si riflette anche sulle attività commerciali e ciò comporta anche la riduzione dei costi e, nel mio caso, degli investimenti pubblicitari. Clubbing vive di pubblicità: se non fosse per la disponibilità dei soci e dei collaboratori (al momento nessuno di noi è pagato) non potremmo esistere. Quindi ancora oggi, dopo 30 anni, sono un vecchio e puro militante. Spero in qualche benefattore che prima o poi mi nomini nel testamento per realizzare le prossime tappe: sto pensando a un vero e proprio bordello del quale potrei essere la maitresse… [ride, ndr] Aspetto che la legge Merlin vada a farsi benedire. Franco, perché non fai uno sciopero della sete come Pannella?
Avrei più bisogno di uno sciopero della fame… E dopo il bordello?
Per finire, un pensionato per gay: a quando anche gli ospizi gay?
Sul sito www.felixcossolo.com tutte le informazioni per partecipare alle iniziative del festeggiamento del 30° Felix Gaypride. Per adesioni: felix@gayclubbing.it

di Franco Grillini

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