I PRETI GUARDANO LA PORNOGRAFIA

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Presentato il quarto rapporto Eurispes su siti, riviste, negozi e imprese del sesso. Sponsorizzato dal Vaticano. E purtroppo si vede. Tra perle di saggezza e improbabili identikit.

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ROMA – L’Eurispes ha presentato in questi giorni il suo quarto rapporto sulla pornografia e il patrocinio è stato fornito dal Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali: la battuta nasce spontanea: “Non c’è più religione!”.
Monsignor John P. Foley, capo del dicastero vaticano di cui fa parte come consultore il professor Gian Maria Fara presidente dell’Eurispes, motiva questo patrocinio: «Nel 1989, visto il dilagare della pornografia, il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali pubblicava il documento Pornografia e violenza nei mezzi di comunicazione: una risposta pastorale, ponendo l’accento sui profondi cambiamenti che avevano coinvolto la sfera del pensiero e dell’agire umani, processo nel quale i mezzi della comunicazione sociale avevano giocato un indubbio ruolo da protagonista… Nel nostro mondo confuso e pieno di mille voci occorre ristabilire quei valori universali, validi per ogni cultura ed ogni confessione».

Il rapporto dell’Eurispes fotografa la pornografia on line, quella dell’hard video, dei sexy shop reali e virtuali, delle sex tv e della carta stampata, mettendo in risalto l’aspetto economico, forse in maniera un po’ ossessiva. Anzi, nello scorrere tabelle e grafici sembra quasi che l’interesse principe sia quello di evidenziare gli introiti degli operatori del porno.
Un rapporto statistico è, ovviamente, basato su tabelle, grafici, numeri e, come dice giustamente Sebastiano Vassalli, «chi ha mai detto che i numeri sono muti e che la statistica è scienza astratta, catalogale, senza vita?». Guardiamo più da vicino i numeri e le statistiche per cercare di capire il fenomeno pornografia per quel che riguarda l’Italia.
Il 4° rapporto sulla pornografia

Risulta necessaria una premessa: nello sfogliare le pagine si ha l’impressione di un fastidioso tono moralistico che più che fotografare la realtà così com’è e poi trarne delle conclusioni, guarda al mondo della pornografia volendo dimostrare delle tesi. A tal proposito dice il presidente Fara che nella pornografia «l’atto sessuale perde ogni senso di mistero e la sua stessa sacralità… Oltre che un grande affare, la pornografia è un mezzo di espressione, una forma di comunicazione, una forma di spettacolo o l’espressione di una patologia individuale e sociale? Pur senza voler assumere posizioni censorie e di facile condanna, resta comunque ineludibile l’osservazione che la pornografia, che è ormai ‘merce tra le merci’, almeno per quello che ci riguarda, non può essere considerata una merce come le altre». Quasi a mettere le mani avanti per giustificare il metodo che si è scelto per svolgere quest’indagine. Stessa scelta moralistica che sembra risultare dalla copertina: un Magritte con in primo piano una mela, frutto biblico del peccato.
Il rapporto, dopo aver elencato quelli che chiama “i G7 del porno” (vale a dire USA, Svezia, Germania, Francia, Spagna, Ungheria, Repubblica Ceca), affronta il tema della pornografia in rete (parlando di pornositi e pornonavigatori), nei film hard su vari supporti (e qui si nota il patrocinio di un Pontificio Consiglio perché si parla di pornovisioni) e sulla carta stampata.

Sono stati presi in esame circa 3000 siti e sono stati usati anche diversi motori di ricerca. Dice il rapporto: «Digitando le parole chiave, dalle più semplici e accettabili alle più volgari e sorprendenti, abbiamo individuato in ogni motore di ricerca i relativi motori specializzati e/o le directory che immettono nel catalogo dei siti per adulti». Chissà cosa si intenda per le parole “più volgari e sorprendenti”… Sono stati individuati così il 50,6% siti con l’home page sobria e il 49,4% con home page sfacciata (la ricerca “distingue tra siti che corredano la home page con immagini porno ‘sfacciate’ e quelli che si presentano con una home page da noi definita ‘sobria’. ‘Sobria’ perché inoltre segnalano sempre di essere siti esclusivamente per adulti”). In base alle caratteristiche prevalenti di contenuto e di stile il 41% dei siti è generico hard-core, il 20% è amatoriale, il 16% è gay-lesbo, il 10% è spy cam, il 5% è di annunci.
Identikit del porno-consumatore

L’identikit del pornonauta si basa sulla distinzione tra pornonauti d’occasione e pornonauti d’elezione, con l’ultimo posto occupato da noi italiani. Di certo è più interessante l’identikit del porno-consumatore. Il rapporto individua nove tipi di consumatori:
1) il giovin principiante: “è l’adolescente preso da mille domande sul sesso, da mille impulsi corporei, da mille desideri di disubbidire all’autorità dei genitori e degli educatori e che non trova chi sappia rispondere con autorevolezza al suo bisogno di educazione sentimentale”;
2) l’incallito di vecchio tipo: “uomo solo o isolato, prevalentemente di una certa età. Ma è anche il carcerato o il militare che vive una quotidianità di soli uomini” [quindi anche il prete o il frate?, ndr];
3) il rapito dallo schermo: “giovane, comunque non oltre i quaranta anni. Vive di pane e realtà virtuale”;
4) l’abituè di coppia: “può essere un professionista, un commerciante o un tecnico di lavastoviglie [???], dai trenta anni in su”;
5) la donna in coppia: “forse, da sola, al porno non ci avrebbe mai pensato. Comunque non lo compra se non è con lui… Può essere anche omosessuale e in questo caso il suo lui è una lei”;
6) la mosca bianca: “singola, ma non necessariamente sola, e giovane, non oltre i quaranta anni… Fraternizza con omosessuali di ambo i sessi”;
7) il telefonista irrequieto: “è sufficientemente benestante da possedere un telefonino UMTS o un palmare o un buon video telefonino non satellitare. Ha la valigetta 24 ore. Accoppiato o scapolo preferisce il porno a portata di mano, da gustare all’aeroporto [???], in mezzo alla gente e in attesa del proprio volo” [e se fa una telefonata dalla stazione ferroviaria che tipo è?, ndr];
8) il telefonista metodico: “da casa o dall’ufficio, la telefonata è quella ‘erotica’ a scopo onanistico [beh, che l’Eurispes utilizzi in modo improprio onanismo come sinonimo di masturbazione è sintomatico!, ndr] o solo per curiosità o per passare il tempo. Fa parte del gruppo del milione di pornofoli amanti della chiacchiera sporcacciona” [ma chi l’ha scritto questo rapporto, la Marchesini?, ndr];
9) il casuale, talvolta anche surfista: “in quest’ultima versione guarda una cassetta VHS o un DVD o compra un pay per view ‘quando la moglie è in vacanza’. Il casuale è tutti noi”.
Perle di saggezza

Ma di tali perle è cosparso tutto il rapporto. Per esempio quando si parla dell’industria del film hard si definisce Rocco Siffredi una “gallina dalle uova d’oro”, quando tutti siamo più che certi che si tratti di un gallo… Oppure parlando di Ilona Staller si dice “al secolo Cicciolina”: sarà vero il contrario in quanto Cicciolina è il nome d’arte della Staller. Analizzando i sexy shop reali o virtuali si dice: «Non si vive di solo video potrebbe essere il motto pubblicitario dei 400 sexy shop sparsi per le contrade italiane». E poi veniamo informati che il prezzo medio di un fallo è di 60 euro, proprio come quello di una vagina (la parità dei sessi) e anche di un vibratore… Per la sex tv si dice che i film pornografici «fanno schizzare in alto» [si, proprio così!] il supporto TV uccidendo i concorrenti. Si afferma poi che un 63% di eterosessuali, e un 37% di omosessuali e bisessuali usano il cybersex e che questa percentuale è, a sua volta, l’8% dei navigatori di Internet – definiti sessonavigatori addicts – che trascorrono «minimo undici ore a settimana a baloccarsi con varie diavolerie diventando così dei sessuo-compulsivi».
Non mettiamo in dubbio la scientificità dell’Eurispes e dei suoi rapporti e sondaggi. Diciamo solo che un rapporto sulla pornografia dovrebbe guardare al fenomeno in maniera obiettiva e leale, mettendo in evidenza vari aspetti del problema, senza voler suggerire a pie’ sospinto delle (bigotte) risposte preconfezionate.
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di Roberto Russo

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