IL GIOCO CHE CAMBIA IL MONDO

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Cosa sono e come sono nati i Gay Games, in corso a Sydney. Ben 38.000 spettatori nella serata dell'inaugurazione di un evento che travalica i confini sportivi ed...

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SYDNEY – Di fronte a 38.000 spettatori uno dei più rispettati e autorevoli gay australiani, il giudice dell’Alta Corte Michael Kirby, riflette ad alta voce sui cambiamenti degli ultimi 30 anni e rende omaggio a tutti coloro che nel corso degli anni si sono battuti, e si stanno battendo, per abbattere le barriere di discriminazione contro gay e lesbiche in tutto il mondo. "Sebbene la società abbia fatto progressi in fatto dei diritti dei gay c’e’ ancora molto lavoro da fare. Il nostro e’ il mondo dell’amore, il fine e’ quello di trovare l’anello che unisce tutte le persone.

Lanciamo il messaggio da Sydney e dai Gay Games 2002 che il movimento per l’uguaglianza e’ inarrestabile, il suo messaggio giungerà alla fine nei quattro angoli del mondo". Passa poi la parola a Marie Bashir, Governatore dello Stato del New South Wales, che dichiara ufficialmente aperta la sesta edizione dei Gay Games. L’Aussie Stadium esplode in un fragoroso, interminabile applauso, e lo spettacolo comincia. Otre 2,000 persone coinvolte nello show d’apertura, con i cantanti k d lang (foto sotto) e Jimmy Somerville a farla da padroni sul palco. Durante un’intervista televisiva la canadese lang dice che il motivo della sua presenza a Sydney e’ da ricercarsi nella volontà di fare qualcosa di attivo. In fin dei conti lei vive tranquilla e rispettata a Los Angeles, una grande città dove non ci sono problemi di intolleranza nei confronti della comunità GLBT, ma e’ ben consapevole del fatto che per molti le cose non stanno così. I giochi sono inoltre per lei una celebrazione di tutti gli aspetti della comunità gay/lesbica/bisessuale e transessuale. Il giorno della cerimonia d’apertura era anche il suo 41esimo compleanno ed il pubblico ha intonato per lei in coro ‘Happy Birthday’.

Decisamente Sydney e’ adesso la capitale ‘camp’ del mondo. Circa 13.000 iscritti alle gare, provenienti da più di 70 nazioni, che si cimenteranno in 33 differenti discipline, dall’aerobica al nuoto, dalle arti marziali al tennis. Il contingente statunitense e’ il più numeroso, con 4.690 partecipanti. Tra di loro il 64enne body builder californiano Sam Medrano, che ha partecipato a tutte le edizioni dei Games e che ritiene che le cose siano adesso più facili rispetto ai tempi della sua gioventù: "Allora era molto dura essere gay ed essere coinvolto nello sport, ma adesso col body building posso esprimere la mia creatività. E’ fantastico." Si esibisce sul palco accompagnato da una canzone di Andrea Bocelli, amatissimo all’estero. Seguono nella Hit Parade delle rappresentanze più consistenti i padroni di casa della terra dei canguri, circa 3.000 atleti tra cui un gruppo di aborigeni ribattezzati gli ‘Out Blacks’ ironizzando sul nome della famosa squadra di rugby neozelandese, gli ‘All Blacks’. Partecipanti anche dal Chad, il Libano, la Slovenia e anche da paesi dove l’omosessualità’ e’ ancora perseguita per legge, come Arabia Saudita e Iraq. Il gruppo italiano conta quest’anno circa 35 persone, un netto calo rispetto all’edizione precedente, complici ovviamente anche la distanza e i costi maggiori, comunque sia un numero molto basso per una nazione occidentale con 57 milioni di abitanti. Durante la cerimonia inaugurale uno dei più forti applausi e’ stato riservato dal pubblico allo sparuto contingente indiano e pakistano, che ha sfilato unito in segno di solidarietà tra i due paesi, le cui relazioni diplomatiche sono state in questi mesi estremamente tese.

Ideatore dei Gay Games e’ stato Tom Waddell (1937 – 1987) lui stesso atleta olimpico a Mexico City nel 1968. Pensava ad una sorta di olimpiade dove nessuno dovesse nascondersi, una celebrazione della diversità attraverso lo sport e quindi la cultura. Oggi lo scopo dichiarato della Federazione dei Gay Games e’ quello di promuovere ed espandere il rispetto di se stessi nelle lesbiche e nei gay di ogni razza, religione e ideologia attraverso un evento che e’ rivolto comunque a tutti. La partecipazione ai giochi e’ infatti aperta assolutamente a tutti, senza vincoli e limitazioni di nessun genere, ne dal punto di vista atletico ne da quello anagrafico ne di altro genere. L’unico requisito richiesto e’ ovviamente quello di condividere l’ideale di libertà e tolleranza che sta alla base del concetto di Waddell. Col tempo l’evento e’ diventato un festival internazionale per l’atletica e per le arti ma non sono certo mancate le difficoltà. Ad esempio all’inizio avrebbero dovuto chiamarsi Gay Olympic Games, Giochi Olimpici Gay, ma il Comitato Olimpico statunitense (l’USOC) detiene l’uso esclusivo del vocabolo ‘Olympic’ e, sebbene abbia in seguito concesso autorizzazioni per i "Rat Olympics" o per i "Dog Olympics", ha sempre negato agli organizzatori l’uso del nome Gay Olympic Games.

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