IL SOGNO DI CUBA

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Un'isola magica, ricca di bellezze di ogni tipo e di contraddizioni, capace di affascinare per sempre. Le sue architetture, le sue spiagge, l'apertura del suo popolo… Scopritela con...

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L’HAVANA – La cosa peggiore di Cuba è il bloqueo (embargo) Usa che da più di 42 anni blocca l’economia e lo sviluppo del Paese. Quella migliore è visitarla, lasciandosi trascinare dai cangianti colori dell’isola caraibica e da un mondo così diverso dal nostro. I cubani sono tenaci, intraprendenti, bellissimi, e se saprete seguire alcune norme elementari diverranno vostri sinceri amici. L’embargo crea molti problemi allo sviluppo e all’economia di un paese che necessita di risorse, di salvaguardia di un patrimonio imperdibile. I bassissimi salari creano nuovi problemi, mentre Comunità Europea e altre organizzazioni dovrebbero riprendere i finanziamenti per salvare un tesoro che rischia di andar perso. Per fortuna vi è il turismo!

Anche per l’alto numero di presenza turistica (a maggioranza italiana), la capitale cubana è sorvegliatissima da migliaia di poliziotti che vigilano su turisti e cubani. Una legge di qualche anno addietro, vieterebbe qualsiasi contatto tra cubani e stranieri, ma il rispetto per il paese ospitante non vi creerà problemi.

In città o fuori è consigliabile prendere una casa “particular”, dotata di ogni confort. Come in tanti altri posti, assicurate passaporto e oggetti di valore alla cassaforte presente in ogni abitazione o in hotel se scegliete di soggiornare lì. Portate con voi il danaro necessario, la carta d’identità e liberate la vostra gioia di vivere: l’Havana vi conquisterà!

Dichiarata nel 1982 dall’Unesco, Patrimonio culturale dell’umanità, l’Habana Vieja risplende di bellezze architettoniche, in parte restaurate; chiese, musei, gallerie d’arte e tante altre cose per cui vale la pena perdere qualche giornata. Progettata dal Borromini, la Catedral de San Cristòbal, si caratterizza per i suoi campanili diseguali e la sontuosa facciata barocca.

Il Museo de la Rivoluciòn (foto), racconta la rivoluzione cubana e raccoglie una splendida arte pittorica che va dal secondo ‘800 ai primi ‘900. La cosa migliore da fare è passeggiare e lasciarsi trasportare da bellezze artistiche e umane che circondano il vostro passaggio. Non dimenticate Calle Obispo, colonna vertebrale di Habana Vieja con le più antiche abitazioni della città, date uno sguardo al Museo Nacional de la Mùsica, alla grandiosa Plaza de la Revoluciòn, al Callejòn de Hamel, incorniciato da splendidi murales di Salvador Gonzàles, dove ogni domenica i seguaci della Santerìa organizzano concerti di rumba e raperos, accompagnati da straordinari ballerini.

Per gli spostamenti affidatevi ai taxi, dai più lussuosi alle Chevrolet anni ’50, rumorosissime ma che vanno come razzi. L’arte di arrangiarsi qui vale su tutto e per tutti; molti vi avvicineranno per proporvi ròn, sigari, fermarvi un taxi. Basta un semplice diniego e la cosa finisce lì. Del resto basti pensare che un chilo di carne non di prima scelta costa circa 3 dollari e allora si capisce come tutti siano costretti ad affinare l’arte di arrangiarsi, senza rinunciare alla propria dignità.

Per non dimenticare la tintarella, occorre lasciarsi alle spalle la ciudad, attraversare il tunnel sottomarino del vecchio porto e dirigersi verso Playas del Este. Spiagge bianche, incorniciate da palme di cocco e un mare caldo e smeraldo, toccano i piccoli centri di Tararà, El Mégano, Santa Marìa del Mar, Boca Cjega e Guanabo.

Ed è a Boca Cjega il lembo di spiaggia attrezzato per i gay dove un gruppo di volontari fa spesso informazione anti-aids con volantini e distribuzione di preservativi. Ma per tutti i nove km di spiaggia si possono fare incontri amicali, conversare e trascorrere una piacevolissima giornata.

Se non siete spendaccioni o non volete sobbarcarvi i costi un po’ alti di un autonoleggio affidatevi ai taxi, magari trattando prima il prezzo. Se guidate un’auto, siate vigili ai segnali e ai passaggi di controllo: uno sbaglio e la multa è assicurata. Nel tardo meriggio dedicatevi al riposo, prima di affrontare la “movida” cubana che vi lascerà senza fiato fino alle prime luci dell’aurora.

D’obbligo, prima della cena, una puntatina al “Floridita” (foto), il bar-ristorante attiguo al Museo d’Arte, dove Hemingway ha inventato il famoso daiquiri. Si son fatte le 23.00, tempo di passeggiare per la Rampa, guardare la gente ancora in fila davanti a Coppelia per un gelato (fragola e cioccolato); far roteare gli occhi dinanzi al cinema Yara dove sostano bellissimi gay e transessuali; andare a bere all’Havana Livre e dimenticarsi delle ore che coprono la notte.

Su questo grande vialone che sbocca sul Malecòn, s’incontra di tutto, si può bere e mangiare 24 ore su 24. Qui molti cercano il modo di passare la serata bevendo con voi, offrendovi note di salsa da gruppi di suonatori ambulanti, ridendo e mangiando. Un mondo complesso anche questo, difficile da giudicare, lontano dalle nostre intuizioni, dai nostri saldi valori.

Verso la una sono a migliaia sul Malecòn (foto), a bere, suonare, fare amicizia. Qualcosa di incredibile che dura fino all’alba. Il venerdì, sabato e domenica informatevi sulle “feste” tenute in qualche cascinale lontano dal trambusto cittadino. Se la polizia non la interrompe, perché clandestina, non rimpiangerete le nostre costose e abuliche discoteche. Solo quando salirete sul boeing che vi riporta a casa, capirete che state lasciando una terra ricca di amore, di contraddizioni, di oniricità, dove tutto è in contrario di tutto, coscienti che non troverete da noi quella freschezza e bellezza ambrata che solo i cubani sanno far apprezzare. Non resta che tornarci.

Per informazioni e prenotazioni, consultate Out Travel

di Mario Cirrito

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