L’orgullo di Madrid

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Un fiume di gente ha sfilato nella a Madrid per rivendicare l'"orgullo" non solo degli spagnoli. Il Gay pride della capitale giallorossa si conferma il più grande -...

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Una semplice scritta che non occorre tradurre: "Laica". Fondo giallo, striscia rossa in alto e in basso, quella che è la bandiera spagnola. Come se ce ne fosse bisogno di affermare la necessità di laicità per il paese di Zapatero. Eppure, era questo il cartello più presente tra il milione di persone che sabato hanno sfilato nel cuore di Madrid per il Gay Pride spagnolo.

Venerdì sera. Chueca, il quartiere gay di Madrid, si anima e il Pride inizia decisamente bene. Nello splendido hotel Oscar, nel cuore di Chueca, c’è una cena di gala per giornalisti ed esponenti della comunità lgbt spagnola. Offre il governo della Comunità di Madrid, targata Partito Popolare.

La mattina dopo Chueca, con l’adiacente Gran Via, è strapiena di persone. E’ quasi impossibile camminare tra i mille volti di una comunità lgbt, molto "g" e poco "l" in verità, che si confonde con migliaia di coppie etero, gruppi di amiche vecchiette e famiglie coi bambini. Le vetrine sono addobbate coi colori rainbow (la Diesel, ad esempio, ne approfitta per dei coloratissimi saldi), la gente si fa fresco coi ventagli arcobaleno che la McDonald’s delle famiglie regala, le bandiere sventolano su mille terrazzi ed ognuno – anche, soprattutto chi non è gay – sente il bisogno di indossare qualcosa coi colori della comunità lgbt. Una vecchietta, con le sue amiche, mi chiede dove comprare il ventaglio rainbow che ho con me. A Chueca, gli rispondo, nella piccola via lo troveranno per pochi euro: loro corrono ad acquistarlo, mentre mi passa accanto un quarantenne col figlio sulle spalle. "E’ un padre gay?" gli chiedo. No, mi risponde col sorriso, ma non ha paura che lo prendano per tale ed, anzi, è contento che il figlio cresca nella libertà di scegliere il proprio orientamento sessuale. "Sono per un paese libero", mi dice fiero.

Da queste piccole cose ti accorgi di quanto un paese è radicalmente cambiato. Sarà stata la legge sul matrimonio gay, sarà stato il lavoro delle associazioni, sarà stata la profonda laicizzazione che la Spagna post-franchista ha vissuto, sarà tutto merito di Mister Zapatero, ma è chiaro che quell’ora e mezza d’aereo che ci separa dall’Italia è in termini culturali una distanza decisamente più ampia. Quasi incolmabile.

E così il corteo che alle 7 si impossessa della Gran Via, mentre una folla imponente lo aspetta ai lati, è impressionante. I carri sono numerosi e variopinti: ci sono le associazioni, i partiti politici – il PSOE di Zapatero in testa -, e poi i locali notturni e le entità commerciali. Fa strano vedere l’ente del turismo di Fuerteventura, il Gay Circus o il musical Mamma Mia ad aver creato un carro. Ma impressiona vedere il gigante di internet, Google, con un bellissimo pullman candido, nel suo perfetto stile, con bei ragazzi che lanciano gadget a tonnellate.

Lo sguardo finale, da Plaza de Espana, ha dell’incredibile. Sono le undici di sera e, mentre gli ultimi carri si fanno strada con difficoltà tra la folla, ti rendi conto che la piazza non è bastata e che sono piene tutta la Gran Via e le strade adiacenti. Oltre 1 milione diranno gli organizzatori e non si stenta a credere. Oltre le cifre dell’Europride dell’anno scorso.

Sul palco, c’è solo un discorso ufficiale e anche qui ti rendi conto quanto la distanza con l’Italia – e con il nostro bel Pride di Bologna – sia ampia. A dominare è la Fiesta: la festa di una città che si scopre aperta, tollerante, giovane, fresca, moderna, cosmopolita. Una città del mondo, e non una provincia che non si sa aprire, come ti appare l’Italia da Madrid.

Certo, ci sono pure le sue ombre. Ad esempio, a Chueca, nelle viuzze notturne di quello che era il quartiere arabo della città, la mancanza di donne è quasi impressionante: da fastidio anche a me, "gay incallito" quale ormai sono. L’integrazione tra gay e lesbiche è sorprendentemente ridotta al lumicino, e non è un caso che gli organizzatori del Pride 2008 abbiano voluto dedicarlo interamente alla visibilità lesbica, con un messaggio rivolto non solo agli eterosessuali, ma anche e forse soprattutto agli omosessuali maschi.
 
Quel cartello diceva "Laica". A chi lo portava appariva come una speranza per il futuro ed un obiettivo da meglio raggiugnere. Per noi italiani, in visita in questa laicissima Madrid, è stata solo una semplice constatazione ed una certezza di rientrare in un paese di cui, Pride dopo Pride, viaggio dopo viaggio, si è sempre meno fieri.
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