LA CREATURA SENZA TEMPO

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Viaggio nel panorama delle icone gay. Questa settimana: Patty Pravo, la creatura senza tempo nata al Piper. Unica, eterea come pochi.

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L’altro giorno, uscito dal cinema Barberini di Roma, volevo passeggiare per Via Veneto, per respirare un po’ di quella sana aria fashion che fa brilluccicare lo spirito, vedere quelle favolose suite d’albergo dove hanno fatto sesso i grandi della terra, dove sono state messe le corna e nati amori, dove si è tirato cocaina e si è fatta “la dolce vita”.
La strada era chiusa, stavano girando un Tv movie, una mega fiction esagerata con tanti nomi, tra cui Martina Stella. La intravedo e un signore sui 50 anni le urla contro «Vattene via, tu non sarai mai come Nicoletta. Nicoletta è unica». Rimango perplesso, poi realizzo l’incubo: Martina Stella impersonerà nella Fiction nientemeno che Nicoletta Strabelli alias Patty Pravo. Che shock sarà per il mondo gay vedersi toccare uno dei suoi monumenti “totali”, svilire e personificare, solo per aumentare lo share Tv.

Perché Nicoletta è tanto amata dai gay (e non solo)? Perché questa minuscola signora veneziana fa tremare ancora i polsi quando dice «…e tu, e noi, e lei tra noi…pensiero stupendo..»? Forse perché Patty è unica, inimitabile, eterea come pochi. Non si sarebbe detto mai che la ragazza del Piper, quella che cantava i tempi della Beat generation, che portava la mini come Mary Quant aveva insegnato a Londra, divenisse con il tempo “Nostra Signora” della musica pop italiana.
Nicoletta, pardon Patty, lascia giovanissima l’Italia e va a Londra, per assimilare l’atmosfera, gli stili e le tendenze che l’Italia non conosce ancora. Nella capitale gli echi della Beat Generation vengono dettati dai musicarelli di tendenza, con Caterina-Casco d’Oro-Caselli che strilla «Nessuno mi può giudicare» e subito dopo «Perdono», ma, al di là di una immagine un pò meno “acqua e sapone”, non vi era trasgressione alcuna (nei film era sempre la classica commessa di giorno e cantante di sera), se non quella dell’idea in se.

Poi arriva lei, Patty, con quel suo corpo filiforme, come Twiggy, i capelli lungi e ribelli e le sue movenze erotiche destabilizzanti. Canta Ragazzo triste, manifesto della solitudine…
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Poi arriva lei, Patty, con quel suo corpo filiforme, come Twiggy, i capelli lungi e ribelli e le sue movenze erotiche destabilizzanti. Canta Ragazzo triste, manifesto della solitudine e del dolore, ed è successo immediato; diventa “la ragazza del Piper”, e li vengono a vederla i grandi dello spettacolo italiano, tutti stregati, tutti innamorati di questa ragazza eterea ma con lo sguardo magnetico. Vittorio de Sica la vuole a tutti i costi per Il Giardino dei Finzi Contini, per l’ambigua Micol, così come Luchino Visconti, amante del decadente e del bello, la desidera per uno dei suoi film, ma Patty, ci riflette un po’ e poi rifiuta: troppa fatica! Poche avrebbero avute questo coraggio, ma non lei!
Intanto la “ragazza del Piper” cresce e diventa donna, sensuale e travolgente come poche. Se Mina era l’erotismo del volto e delle mani, Patty è erotica in tutto il suo corpo, in quella sua sufficienza perfetta di muovere un dito o di fare l’occhiolino, in quel suo personalissimo modo di muovere il capo, quasi a mo di regina di una terra perfetta e incontaminata.

E anche le canzoni cambiano, più mature, più sentite. Una canzone rifiutata dalla Caselli diviene il suo cavallo di battaglia: La Bambola. Eppure quel giro di chitarra, sanguigno e caliente, Patty lo detestava all’epoca. Mogol e Battisti scrivono per lei Il Paradiso e poi va a Sanremo con Little Tony con La Spada nel Cuore, ma il festival non capisce ed è fuori. Povera Patty, le gare non sono fatte per dee come lei. Un’altra riprova è il 1970, quando al Cantagiro, il suo capolavoro Tutt’al più viene sconfitto da Mino Reitano. Forse è troppo difficile, o forse solo troppo bello quel grido disperato di un amore infranto per una manifestazione canora, ma il pubblico ama e le vendite sono da capogiro.
Gli anni settanta sono anche gli anni delle trasformazioni, del suo divenire ed essere un’ “icona” di stile, uno stile tutto suo, che alterna colori fortissimi a manti lugubri, tutto ciò in un crescendo che esplode con Pazza Idea, inno all’amore e al sesso.
Continua a stupire la Strabelli, e continua a crescere artisticamente, affidandosi ai nuovi artisti della scena che per lei scrivono canzoni memorabili. Uno di questi è Ivano Fossati con Pensiero Stupendo. Pochissime parole e una voce roca e matura, bastano alla Pravo per creare un memorabile gioco erotico a tre, tentato mille volte da altri, ma mai riuscito.
Gli anni ottanta la vedono protagonista in tv nelle ultime creazioni di Antonello Falquì, come ospite privilegiata e interprete di vari stadi della femminilità. Patty esplode con creazioni inusuali, trasformazioni spaziali e abiti nude look, e una memorabile apparizione a Sanremo 84 vestita da geisha per La Bambola.

Poi il silenzio, apparizioni più sporadiche, per ritrovare se stessa, per ringiovanire la propria carriera artistica, molti viaggi e qualche disco, tra cui Ideogrammi, registrato in parte a Tokio. Un amico chiamato Vasco Rossi, scrive per lei una canzone dal titolo ..E dimmi che non vuoi morire, e lei la porta a Sanremo nel 1997, piazzandosi al settimo posto nella classifica finale, ma al primo in quella delle vendite. È la seconda grande stagione di Pravo, matura e ancora maledettamente sensuale, ninfa sforna hit come Una mattina d’estate e Les Etrangers. Non vuole proprio fermarsi Nicoletta Strabelli, studia e compone con la dovizia di una stacanovista alle prime armi, anche se i cinquanta sono belli che superati. Ora canta i maschi flaccidi che odia e orgasmi immensi e intensi. Perché ancora oggi Pravo è sulla cresta dell’onda nella musica e nello stile? Forse perché prima della grande Madonna è lei la vera Araba Fenice, che risorge dalle proprie ceneri sparse per la terra, che si reinvesta riuscendo però ad essere sempre se stessa. La sua androginia, il suo fisico non canonico ma flessuoso, l’ha resa idolo dei gay e dei transessuali, la sua leggerezza e il suo antifemminismo un punto di riferimento per le antiromantiche. Perché di lei si può dire tutto ma non che sia romantica…
Anche la sua storia d’amore con Riccardo Fogli è quel giusto mix di trasgressione e forza tipico di chi si è fatta da sola. Questa self made woman passa immune ai cambiamenti che affliggono le sue colleghe, forse perché a differenza loro ha saputo centellinare le occasioni scegliendo quelle giuste e non divenendo nella maturità prezzemolino televisivo. Ma forse la parola maturità non si addice alla ragazza del piper, che si diverte a prendere in giro tutto e tutti come una bambina, come quando davanti a milioni di spettatori si toglie il chewingum dalla bocca e lo appiccica al microfono, bene in vista. Non è da signore ma lei è la signora, e può questo ed altro, anche traversare il deserto e vedere i vecchi eremiti che si fanno le canne, fare le stecche e dimenticare le parole di una canzone, far provare i suoi musicisti fino alle sei del mattino senza sosta, oppure dire che non fa più l’amore da dieci anni.
Non è mondana come può apparire ma ha il mondo ai suoi piedi, che la idolatrano per il gusto eccessivo ma perfetto del suo stile. Alle mini e i top dei sessanta, alle creazioni fantasiose di veli e di sete degli 80, con le capigliature improponibili, che però solo lei riusciva a portare con immensa perfezione, fino ad oggi che viene vestita da Cavalli, con le applicazioni sul seno e le giacche ricamate. Patty Pravo è unica e mi dispiace per Martina Stella, ma nemmeno una interpretazione da Oscar riuscirà a farla avvicinare a questa indefinita creatura senza tempo.
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