La lunga strada di Bucarest verso la vita gay

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La capitale rumena offre poco, non solo ai gay. I segni del regime di Ceausescu sono ancora evidenti. Ma al contrario di quanto si creda, non è una...

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Arrivo all’hotel Astoria di Bucarest, proprio a pochi passi dalla Gara de Nord, e alla reception l’addetto mi dice di stare attento: "Bisogna avere gli occhi aperti sempre". Me lo avevano raccomandato anche a Istanbul, a Rio e a Marrakech. È con questo atteggiamento misto di paura e preconcetti che decido di trascorrere cinque giorni nella capitale rumena. Avevo seguito il dibattito sul forum di Gay.it, dopo l’editoriale del suo direttore dei contenuti Daniele Nardini dal titolo: "Ennesimo episodio di cronaca dove la protagonista è la violenza dei ragazzi rumeni. Il fenomeno è diffusissimo. Ragazzi di strada ma non solo. Nei parchi o nelle strade. Raccontaci la tua esperienza". 

È indubbio che molti ‘omocidi’ sono stati opera di rumeni. Molti ragazzi di vita si prostituiscono, rapinano, commettono atti di violenza anche in Italia ma tanti altri lavorano sodo e si sono integrati. Sono voluto andare a verificare sul posto. Certo pochi giorni non ti permettono di capire ma qualche idea me la sono fatta. Non mi sembra che Bucarest sia una città pericolosa, è nella media, sicuramente non bisogna ostentare ricchezza e fidarsi troppo. Il problema è che a mio avviso Bucarest non merita una vacanza. È una città poco accogliente, affatto gayfriendly e non stimolante dal punto di vista turistico. Gli alberghi e i ristoranti decenti sono cari in rapporto allo stipendio medio – circa 350 euro al mese – e alcune zone della città non offrono nulla al turista. 

Alloggiando vicino alla stazione dei treni ho avuto difficoltà a trovare un ristorante che mi stimolasse, un locale dove passare la serata e conoscere qualcuno disponibile a rivolgermi la parola. C’è senz’altro il problema della lingua, la mancanza di indicazioni e segnalazioni in lingua inglese, la difficoltà di trovare internet cafè, indirizzi introvabili, traffico caotico… Nei pressi della stazione ho visto persone che vanno in giro con buste di plastica ed aspirano probabilmente colla per sballarsi, ragazzi che si infilano nei tombini e ci alloggiano, branchi di cani randagi, palazzi distrutti e mai restaurati, edifici enormi costruiti durante il periodo comunista, grigi e orrendi a vedersi. Nulla a che vedere con Praga o Budapest. Insomma, avete capito: la città non mi è affatto piaciuta. Poche le attrazioni, i monumenti e i siti turistici. E la chiamano la Parigi dei Balcani, etimologicamente la città della gioia; invece ho trovato una città che molto lentamente si sta aprendo, ma ne deve fare di strada. Non bastano i McDonald’s e la catena KFC, almeno io cercavo altro. 

I contatti che ho avuto prima di partire, su GayRomeo non hanno dato esito positivo, al mio annuncio di viaggio hanno risposto solo escort. Ho cercato su Spartacus un hotel gayfriendly, nulla. Ho contattato via mail i titolari dei due locali gay della città per chiedere se potevo incontrali e autorizzarmi a fare delle foto, non mi hanno nemmeno risposto. Di notte, durante la settimana, la città sembra deserta, di turisti nemmeno l’ombra, salvo qualche anima in pena in cerca di ragazze nei sexy bar o nei casino. In compenso non mi è successo nulla di spiacevole. Ci sono negozi aperti non-stop, i taxi sono numerosi e a prezzi abbordabili, la metro ha ben 4 linee, la rete telefonica funziona lungo tutto il percorso e i ragazzi meritano i miei elogi.

La Romania fa parte dell’Unione Europea soltanto dal 2007, ma l’Euro non è ancora la moneta ufficiale. Una popolazione di ben 22 milioni di abitanti, circa l’80 % sono ortodossi e il 2,5% di etnia rom (zingari), la lingua è di origine neolatina. Fino al 1989 sono stati succubi del governo dittatoriale di Nicolae Ceausescu e gli effetti si notano ancora oggi.

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di Felix Cossolo dalla redazione di Clubbing

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