PROVINCE OMOFOBE CRESCONO

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Un bacio gay nel centro affollato di Pescara: nessuna reazione. Realtà diffusa o caso fortunato? La tolleranza cresce, ma i pregiudizi rimangono. Parlano gli attivisti di Jonathan.

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PESCARA – Sembra la scena di un film a tematica omosessuale, non di quei film col bollino rosso, magari uno col triangolo giallo per i bambini accompagnati! E’ successo a Pescara. Qui si respira l’aria di una città cresciuta un po’ nel caos, con la casa di D’annunzio a ridosso di uno dei luoghi più affollati dai giovani, Corso Mantonè.
Siamo alle 5 del pomeriggio del 15 agosto. Un ragazzo si incontra col fidanzato e vanno a fare una passeggiata in centro: Corso pieno di persone, chi per degustare un gelato, chi per ammirare la vetrina meglio arredata e più bizzarra. Ad un certo punto sguardi, ammiccamenti, una carezza, e lì, noncuranti delle possibili conseguenze, seguendo solo il cuore che batte forte, si lasciano andare ad un bel bacio. E’ così bello assistere ad una scena simile, pura, pulita, semplice: una scena d’amore!
Ma ora, che succede? Sorprendentemente nulla. Un vecchietto si è tirato su la visiera del cappello, forse chiedendosi se l’effetto del vinello del pranzo non fosse ancora svanito, un paio di signore li hanno osservati incredule e niente più!
Sembra strano, in terre dove fino a poco tempo fa non si parlava che di agricoltura, in piccole zone industriali dalle mentalità grette, forse non del tutto sconfitte, vedere come cambiamenti così forti possono verificarsi in poco tempo: coming out, indifferenza, paura, oppure?
Ora, nel corso centrale di Pescara, capita spesso di assistere a vere e proprie sfilate di gay. Giovani disinibiti si divertono a cercare il posto migliore a sedere tra il gazebo di un bar e la poltroncina del tea room, per poi tuffarsi in discoteca. E’ proprio quest’ultima il principale luogo di ritrovo, (i locali gay o gay friendly sono almeno tre) e per questo da un paio d’anni va alla grande: vi arrivano anche clienti dal Molise e dalle Marche, oltre a turisti stranieri nei periodi estivi.
Il temerario autore del bacio che è anche il presidente dell’associazione Jonathan di Pescara, un gruppo di persone che liberamente promuovono forme di dialogo e confronto in primo luogo all’interno della realtà gay, lesbica, bisessuale e transessuale, spiega il suo gesto: «non l’ho fatto come esponente di un’associazione gay o per dare scandalo – ci racconta Marino – non l’ho fatto per analizzare a fini statistici quanti infarti avrei potuto provocare: ci siamo baciati, volevamo farlo, ci amiamo ed è stato un gesto spontaneo e naturale».
«Non incoraggerò mai – continua ancora il presidente del Jonathan – un ragazzo che si rivolge a noi a fare la stessa cosa; ognuno ha i propri tempi, ammesso che ce ne siano, non posso decidere io quando incitare o meno simili coming out, ognuno deve essere se stesso, rispettando la propria dignità e quella degli altri».
Rubiamo ancora un po’ di tempo a Marino approfittando della sua disponibilità per chiedergli di descriverci gli intenti e le attività dell’associazione che presiede.
«Jonathan – inizia il presidente – è un’associazione che nasce a Pescara con l’intento di promuovere un luogo di incontro tra persone omosessuali e non, che sono accomunate dal desiderio di conoscersi, confrontarsi, scambiare idee e opinioni, in primo luogo all’interno della realtà gay, lesbica, bisessuale e transessuale. Jonathan è un percorso, un cammino di riflessione e di azione costruito giorno per giorno, che si avvale dell’apporto di ognuno e che, su questa base, esprime idee ed azioni collettive, comuni e condivise».
Marino ci spiega che il diritto all’emotività e ad una sessualità liberata è ancora negato in molte forme e con forte estensione. Gli omosessuali o le soggettività sessuali cosiddette minoritarie, sono ancor oggi oggetto di discriminazioni che vanno dall’esclusione di fatto dai diritti in ambito lavorativo, fino all’autocensura e che spesso portano alla disperazione e alla marginalità estrema.
«Cose da fare ce ne sono e forse non sarà facile farle – continua il presidente dell’associazione – Ma vale la pena di provare a farle, semplicemente perché conquistare il riconoscimento dei diritti legittimi (e dei più intimi) anche solo di alcuni, aiuta a costruire un mondo capace di dare diritti a tutti e ce n’è bisogno davvero!»
Siamo andati a vedere cosa fa e cosa farà il Jonathan. Tutti i lunedì Jonathan si riunisce nella propria sede, a partire dalle ore 21,30. Nelle riunioni ci sono momenti di discussione, di organizzazione attività e/o eventi e quant’altro, i partecipanti ritengono utile trattare, oltre ad eventuali argomenti all’ordine del giorno già fissati da precedenti riunioni. Tutti possono intervenire anche quali promotori di iniziative e attività da svolgere come associazione. Per essere presenti alle riunioni non è richiesto alcun apporto economico e nessuna sottoscrizione di tessera e/o quota associativa.
«Tra le attività fin’ora svolte, – racconta entusiasta Marino – ricordiamo l’organizzazione di diverse serate, animate dai ragazzi dell’associazione, non ultima la festa presso un locale della zona in occasione della giornata mondiale per la lotta contro l’AIDS; serata in cui sono stati coinvolti anche i passanti, che incuriositi si cono avvicinati e poi, divertiti, hanno contribuito alla buona riuscita dell’evento. »
Jonathan contribuisce alla raccolta delle firme per la petizione nazionale di mobilitazione per l’approvazione di una legge sul PACS promossa da Arcigay Nazionale. Il PACS (Patto Civile di Solidarietà) non è rivolto solo alle persone omosessuali: è uno strumento a cui possono accedere anche le coppie di sesso diverso. Inoltre tutti i mercoledì, alle 22,15 Jonathan proietta presso il circolo Phoenix, disco club di Pescara film a tematica omosessuale e non.
Tra i principali prossimi progetti, quello di svilupparsi come centro di aiuto in tutte le forme necessarie, a partire dall’informazione fino ad arrivare al sostegno dei soggetti svantaggiati o malati. Inoltre, Jonathan si costituisce come centro di difesa dei diritti e intende istituire forme di dialogo con la società e le istituzioni. A tal proposito, nel dicembre 2003 è stata inviata una lettera al comune di Pescara e al Sindaco per la richiesta dell’istituzione di un registro delle unioni civili, come già hanno fatto altre città quali Ferrara, Arezzo, Bolzano, Perugina, Pisa, Terni, ecc.
Visita il sito di Jonathan

di Tony Di Giovanni

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