REGALI, UN LIBRO SPECIALE

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Idee insolite per un pensiero natalizio eccezionale. Dai poemetti sconci di Marziale alle gesta omo-erotiche dei guerrieri persiani. Per una serata originale davanti al caminetto.

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Non tutte le sere si ha voglia di uscire, si ha voglia di incontrare persone o partecipare a eventi. A volte si sta in casa, un po’ per scelta… un po’ per forza, soprattutto se “fuori piove e tira vento”. La noia potrebbe diventare tanta. Ecco allora che suggeriamo di prendere un buon libro e darsi alla lettura. Di certo, non farà male. E potrebbe anche essere un’ottima idea per un regalo, visto che si avvicina Natale

Di libri a tema gay ce ne sono diversi, alcuni seri, altri meno, scientifici o di divulgazione, romanzi, racconti, saggistica… Di seguito ne proponiamo alcuni. Si tratta di testi brevi, che possono essere letti nell’arco di una serata. Hanno la particolarità, forse, di essere poco conosciuti.

Se ci si vuole immergere in una lettura classica, non si può fare a meno di leggere il libro XI degli Epigrammi di Marziale (vissuto circa dal 40 al 104 d. C.).

L’epigramma è un breve componimento poetico, di vario argomento e dal tono satirico e mordace. Nella conclusione del testo di solito c’è una sferzata per i costumi o le persone (si tratta della cosiddetta pointe finale).

Marziale fu maestro nel campo degli epigrammi e tutta la sua opera merita di essere letta. Il libro XI è il più licenzioso della raccolta. Fra i testi sovente si parla degli omosessuali della Roma antica. E si tratta di ritratti gustosi. Come l’epigramma 43 che dice:

Moglie mia, perché m’hai sorpreso
con un ragazzo in amore
m’assali con ingiurie sanguinose
e gridi: ho un culo anch’io! Giunone
quante volte l’ha detto a quel porcone
di Giove, e lui, cocciuto,
va a letto con Ganimede ormai cresciuto.
Incurvava Hila, deposto l’arco, il Tirinzio:
credi Megara fosse senza chiappe?
Febo per Dafne fuggitiva
ferocemente soffriva:
un giovinetto spartano soffiò via
quelle fiamme.
E all’Eacide Briseide sempre offriva
la schiena, ma al suo cuore
era più presso il suo impubere amico.
Di grazia, non dar nomi maschili
a quel che hai sotto.
Culo non vedo in te ma doppia fica.

Una buona edizione, con una traduzione attualizzante, è quella curata da Guido Ceronetti per l’Einaudi.

Un testo interessante, più vicino a noi nel tempo ma ambientato nell’antica Grecia, è I Neoplatonici di ^SLuigi Settembrini^s (Napoli 1813-1876), considerato uno dei padri dell’Italia e senatore del Regno nel 1873.

Questo testo ha una storia singolare che merita di essere ricordata. Scritto fra il 1858 e il 1859 durante la prigionia, fu dal Settembrini stesso inviato alla moglie come una traduzione di un testo greco antico, opera di un certo Aristeo di Megara. Alla morte del Settembrini fu lasciato fra i testi inediti. In diversi lo esaminarono, ma nessuno ebbe il “coraggio” di pubblicarlo, anche perché su di esso pesava il veto di Benedetto Croce che giudicò l’opera come un “lubrico e malsano (…) errore letterario del Venerato Maestro, martire patriottico dei Borboni”.

I Neoplatonici è uno scritto breve che segue passo passo le vicende di due ragazzi, Callicle e Doro, che s’innamorano l’uno dell’altro e divengono amanti, e si conclude con le contemporanee nozze dei due (che però non impediscono il proseguimento della loro relazione). Il racconto comprende descrizioni di rapporti sessuali che non hanno paralleli nella letteratura italiana di quell’epoca. Dal punto di vista letterario, benché di respiro modesto, lo scritto è comunque di livello ottimo, di stile agile e fresco, e dotato di una certa eleganza.

Da considerare, inoltre, l’immagine positiva e serena della relazione omosessuale che viene presentata nelle pagine del testo: come un elemento della vita umana capace di dare gioia e soddisfazione.

La conclusione del testo è una piccola perla di realismo: “Ciascuno di essi [Callicle e Doro] amò ed onorò la donna sua. Pure, essi si amarono sempre tra loro, e sino alla vecchiaia di tanto in tanto per qualche occasione trovandosi nel medesimo letto confondevano I piedi e si abbracciavano come I primi anni della loro giovinezza”.

Il testo si trova nelle librerie pubblicato dalla Sellerio di Palermo.

Sempre la Sellerio ha dato alle stampe “un libro strano, onirico” (così lo ha definito Dacia Maraini) di ^SGamila Ghali^s (pseudonimo di Annie Messina): Il mirto e la rosa. È un romanzo sull’omosessualità maschile e racconta il mondo chiuso di alcuni guerrieri. È ambientato in Persia, nell’anno Mille. Una favolosa e delicata storia d’amore e dedizione. Un’avventura d’altri tempi. L’amore puro di un principe e il suo “falco”. Insieme vivranno una tenera storia d’amore che sarà eterna, con un epilogo tragico ma grandioso. Una prospettiva molto ben delineata, in una lingua piana e chiara, mai piatta e complicata. Molti i temi toccati: la riconoscenza, l’amicizia e l’amore i più rilevanti. Il libro, molto ben costruito, rispetta anche le varie tipologie di possibili lettori; le riflessioni non sono di carattere particolare, ma universale: non un antidoto o delle soluzioni, ma concreti percorsi di vita. Un libro che si legge tutto d’un fiato.

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