SCENE DA MONDIALE

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Alle 22:40 l'Italia è mondiale. Un urlo di gioia, le lacrime di qualcuno che scarica lo stress dei rigori e anche noi, per una volta, ci sentiamo parte...

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Scene di sudore e di ormoni.

Siamo campioni del mondo, per la quarta volta. Potremmo accontentarci di questo dato di fatto e festeggiare ancora ma ci sono tante cose da dire. Intanto che anche i gay hanno festeggiato con il resto del popolo italiano. I miei contatti Msn questi giorni si sono riempiti di foto di calciatori e incitamenti alla squadra. Vero che i nostri sono bonazzi e perfino un mio amico che ha dormito durante la partita si è risvegliato vedendo Gattuso in mutande e ormai è amore.

Gli altri è un macello metterli in ordine. Sarebbe ingiusto. Però Totti sta bene col capello corto. Non tocca una palla ma ha una sua fiera dignità. Sono tutti affascinanti: Cannavaro, Toni, Gilardino, Zambrotta, perfino il tatuato goleador Materazzi che ha lo sguardo di una lontra e sembra uno che si potrebbe mettere con mia sorella. Difficile trovare un nazionale azzurro non appetibile, specie adesso. A dirla tutta, anche Lippi è il più bello tra gli allenatori.

Scene di delirio di massa.

In strada si sono riversate masse che non credevo ci fossero. Roba da costringere l’anagrafe a un nuovo censimento. Esagerati, spocchiosi, cialtroni, secondo il solito costume italiano che festeggia una brutta partita finita ai rigori. Ma quei coattoni (parlo dei romani) erano da mozzare il fiato. Possibile ci siano tanti boni in giro?
Il caldo e la felicità facevano volare via le maglie e, dovunque ci fosse una fontana, c’erano dentro splendidi ragazzetti bagnati, virili, esaltati. Qualcuno anche in mutande. E tra tanta carne in mostra, tra tanta esaltazione bacchica della gioventù, forse erano ancora più sexy quelli che giravano a petto nudo ma vestiti del tricolore, nel più classico “vedo e non vedo”. Come si fa a non tifare Italia?

Scene della memoria.
A contrasto con la festa di ieri tornavano alla mente le immagini polverose dell’82, anche se in Tv

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Scene della memoria.

A contrasto con la festa di ieri tornavano alla mente le immagini polverose dell’82, anche se in Tv imperavano i campioni di Spagna invecchiati e ingrassati, a parte Collovati (un pensierino…) e Bruno Conti (ma per altri motivi…). Chi ha la mia età ha quel ricordo. Per noi il Mondiale è stato quello, la squadra delle quattro partite (pochissimo prima, il nulla dopo) che ci portò per strada bambini, a festeggiare senza quasi capire, per mano ai genitori, che all’epoca avevano poco più della nostra età.
Uno spartiacque generazionale quella festa. Ieri io compivo 35 anni e, nel ricevere questo inatteso regalo della Coppa, riflettevo su quanti ragazzi non ricordano quella festa, su quanti sono nati dopo. Mi sono un po’ intristito, pensando che sto invecchiando. Ma poi ho spento la Tv e mi sono messo al computer a rimorchiare, costatando che non tutti i gay erano scesi in piazza.

Scene della passione.
Di quelli che festeggiavano mi chiedevo quanti veramente amassero il calcio in sé e quanti volessero solo far casino. Da gay anomalo, come già detto in un pezzo sul sito, ho questa curiosa perversione, sia da giocatore dilettante che da spettatore.
Ho passato serate a casa a vedere le partite, perché grazie alla Rai, se non vedevo quella volta la Serbia Montenegro non la vedevo più. I miei amici uscivano senza di me, perché c’era il Portogallo (e quell’odioso Cristiano Ronaldo), o i brutti ma fortissimi argentini oppure gli imbolsiti brasiliani. Per fortuna che si giocava in Europa e alle undici e mezza comunque era tutto finito e la notte era ancora giovane…

Scene da Stadio Olimpico.

La gioia del mondiale è vedere il calcio, ossia il mondo che compete su un fazzoletto d’erba e non con le bombe. Magari l’arbitro può non essere il massimo ma questo è lo sport. E lo stadio della finalissima credo fosse lo stesso delle Olimpiadi del ’36, laddove Hitler dovette applaudire i quattro ori del negro americano Jesse Owens. Una grande festa che purtroppo sarebbe stata solo il prologo della tragedia.
Nello sport ci può essere competizione ma anche lealtà. Fair play come gesti istintivi, che si pagano cari ma che sono meno gravi di quelli meditati, come secondo me è stato quello del monumentale Zidane.

Possiamo avere la faccia tosta di condannare uno che perde la testa per un secondo e non dire niente a quel tizio che se ne va ad Auschwitz fingendo di portare un messaggio di pace e dimenticando gli omosessuali che vi sono stati massacrati? Perdonatemi, amici che festeggiate la vittoria, ma questo Zapatero che dice no pure alla messa è davvero più figo di Cannavaro.

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di Flavio Mazzini

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