A BANGKOK SI CONTESTANO GLI USA

di

Una dimostrazione ha ritardato la conferenza stampa del capo della delegazione degli Stati Uniti. Che poi ha rispedito al mittente le accuse. Ma forse Bush avrebbe gradito parlare...

689 0

BANGKOK – Come già il primo giorno, anche oggi gli Stati Uniti sono stati oggetto di contestazione a Bangkok, dove è in corso fino al 16 luglio la XV conferenza internazionale sull’Aids. Alcuni manifestanti hanno fatto azione di disturbo ad una conferenza stampa del coordinatore americano della lotta all’Aids, Randall Tobias. Provvisti di striscioni sui quali si poteva leggere “Mentono”, i dimostranti, americani, sudafricani e thailandesi, hanno ritardato di una decina di minuti l’avvio della conferenza stampa del rappresentante statunitense.
Gli Stati Uniti si sono ritrovati sul banco degli imputati dall’inizio dei lavori della 15esima conferenza internazionale sull’Aids, per il loro rifiuto di aderire ad un accordo multilaterale sulla fabbricazione di farmaci generici a prezzi ridotti e per la preferenza che accordano ad accordi bilaterali siglati con alcuni Paesi di loro scelta. Il segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, presente a Bangkok, ieri ha lanciato un appello a Washington, esortandolo a stanziare le stesse risorse della guerra al terrorismo alla lotta all’Aids.
Ma Washington difende la propria politica e invita i suoi detrattori ad unirsi nella lotta ad un nemico comune. «A questo punto – ha detto Randall Tobias, quando finalmente è riuscito a tenere la conferenza stampa – probabilmente l’errore più grosso che possiamo fare è permettere a questa pandemia di dividerci. Stiamo lottando per lo stesso obiettivo, un mondo libero dall’Hiv. Quando muoiono 8.000 persone per l’Aids ogni giorno, le divisioni diventano un lusso che non ci possiamo permettere».
Tobias ha sostanzialmente rispedito al mittente le accuse, precisando che gli Usa, per la lotta all’Aids, hanno stanziato circa il doppio dei fondi rispetto ai governi del resto del mondo. Il presidente George Bush ha riservato a questo obiettivo 15 miliardi di dollari, nell’ambito di un piano quinquennale di emergenza finalizzato alla riduzione del contagio in Vietnam, in 14 Paesi africani e nelle zone caraibiche. «Con queste azioni – ha spiegato Tobias – gli Usa hanno invitato il resto del mondo a prendere iniziative proprie. Invitiamo tutti ad unirsi a noi nell’impegno della lotta globale all’Hiv».
Tra le prime critiche rivolte agli Usa a Bangkok, ci sono state quelle degli organizzatori della conferenza, che hanno accusato gli Stati Uniti di aver mandato una delegazione ridotta nel numero, affermando che si tratta di una decisione politicamente motivata da parte di Washington. Secondo Joep Lange, presidente della ‘International Aids Society’ e co-presidente della Conferenza di Bangkok, la scelta di Washington di inviare una delegazione di 50 persone (alla Conferenza di Barcellona del 2002 erano 236 i membri della delegazione Usa) è stata determinata dal fatto che, secondo programma, a Bangkok non sarebbe stato affrontato il tema dell’astinenza come metodo di prevenzione all’Aids. Cosa che sarebbe stata invece ben accetta dalla Casa Bianca, che pone meno enfasi sull’uso della contraccezione come metodo di prevenzione.

Leggi   HIV, nessun contagio se ci si cura: lo studio che lo conferma
Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...