AIDS: BANGKOK SCOPPIA LA PROTESTA

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All'apertura della XV conferenza internazionale sull'Aids, gli attivisti hanno marciato per le strade della capitale thailandese, e hanno imbrattato di sangue i volti dei grandi del Pianeta.

BANGKOK – Sempre meno scientifica la conferenza internazionale sull’Aids: alla sua XV edizione, appena inauguratasi a Bangkok, addirittura oltre la metà dei lavori che saranno presentati non tratterà assolutamente di ricerca immunologica, di pratica clinica, di effetti collaterali, di resistenze (i temi caldi delle precedenti edizioni).

Ma, sulla scia di quanto già iniziato a Durban (Sudafrica) nel 2000, si continuerà a puntare sull’accesso ai farmaci. Questa la grande sfida di quest’anno. Perchè ormai non si possono più chiudere gli occhi di fronte all’emergenza sanitaria che sta investendo gran parte del pianeta non industrializzato.

L’Africa è solo la punta dell’iceberg. Ed è stata l’occasione che ha permesso di mettere il mondo occidentale di fronte alle reali proporzioni del problema. Ma la vera emergenza si gioca ormai a livello globale: non a caso l’International Aids Society, la società scientifica che ogni due anni organizza questo imponente appuntamento mondiale, ha scelto proprio Bangkok come sede dei lavori di quest’anno. L’Asia è la nuova emergenza, ancora tenuta sotto silenzio, un po’ per scelta dei governi locali e un po’ per mancanza di attenzione da parte dei paesi occidentali. Ma adesso è giunto il momento di affrontare la realtà, chiedono a gran voce gli attivisti di tutto il mondo.

E per questo, ancora prima dell’apertura ufficiale dei lavori, gli attivisti tailandesi in prima fila, insieme ai rappresentanti delle organizzazioni non governative e di diverse associazioni di pazienti, hanno sfilato per i viali del centro congressi di Bangkok con una rumorosa, colorata e affollatissima marcia. Per chiedere a governi e istituzioni di tenere fede agli impegni presi e abbattere le barriere che ancora ostacolano l’accesso alle cure ai sieropositivi dei paesi meno ricchi: solo il 7% dei 6 milioni di persone infette che ne avrebbero bisogno riceve oggi trattamenti antiretrovirali. E come al solito è una questione di soldi. Uno dei temi chiave è infatti l’insufficiente finanziamento del Global Fund, il Fondo globale per la lotta ad Aids, tubercolosi e malaria che finanzia progetti locali in centinaia di paesi. Nel 2001 i paesi del G7 si erano impegnati a raggiungere, per il 2005, un finanziamento “a regime” di 10 milioni di dollari l’anno. Naturalmente siamo ben lontani da questa cifra: finora sono stati materialmente distribuiti solo 2,1 milioni di dollari e pochi altri sono quelli che i diversi Paesi si sono impegnati a versare.

E così, il giorno dopo la grande marcia, i capi di stato dei sette Paesi più ricchi del mondo sono stati presi di mira dai sempre più arrabbiati attivisti di Act-Up. Con una forma di protesta inequivocabile: le immagini di Berlusconi, Bush, Blair e dei loro colleghi presidenti e primi ministri sono state letteralmente imbrattate del “sangue” degli innocenti che non ricevono i trattamenti. E tutti sono stati bollati con il marchio di complici dell’Aids, scritto a chiare lettere sulle loro foto. Questa quindi l’atmosfera che si respira a Bangkok, dove ormai la comunità dei pazienti e degli attivisti ha dichiarato di non essere più disposta ad aspettare.

Riccardo Tomassetti da Bangkok – foto di Fabio Ruggiero

di Riccardo Tomassetti

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