AIDS: LE TERAPIE ONCE-A-DAY

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Nuove speranza vengono dai farmaci che somministrabili una volta al giorno. Per il vaccino, si potrebbe arrivare in fase II entro il 2005. Mentre per le donne sono...

BANGKOK – Terapie più facili da seguire e con meno rischi di fallimento grazie ai farmaci somministrabili una volta al giorno: è questa la via sulla quale puntano le cure anti-Aids disponibili nei prossimi anni nel mondo occidentale.
Cure di questo tipo hanno dimostrato di riuscire ad aumentare l’aderenza alle terapie fino all’80% in malattie croniche come ipertensione e diabete, come hanno dimostrato i dati presentati oggi nella conferenza mondiale sull’Aids di Bangkok.
Sta aumentando costantemente il numero dei farmaci anti-Aids che possono essere somministrati una volta al giorno (“once-a-day”) ed è stato appena approvato dagli enti per il controllo sui farmaci di Stati Uniti (Fda) ed Europa (Emea) il primo inibitore della proteasi once-a-day, la cui commercializzazione è attesa in Italia fra settembre e ottobre. La nuova molecola, che si chiama atazanavir, in Italia potrà essere prescritta solo ai pazienti già in terapia, mentre negli Stati Uniti il farmaco potrà essere utilizzato come prima cura.
Si tratta del primo inibitore della proteasi a non presentare effetti collaterali sul livello di colesterolo e trigliceridi, quindi sul sistema cardiovascolare. In Occidente l’utilizzo degli inibitori della proteasi è uno dei fattori che hanno fatto sì che l’infarto sia diventato la seconda causa di morte dopo i tumori.
La mancata aderenza alle cure e la comparsa di effetti collaterali sono oggi le sfide maggiori per i pazienti colpiti dal virus Hiv. Il grande numero di pillole (da un minimo di 2 fino a 12-14, mentre negli anni ’90 arrivava a 22 al giorno) e le restrizioni dietetiche sono fra le principali cause della mancata aderenza dei pazienti alle cure anti-Aids. I primi dati sui vantaggi delle terapie once-a-day vengono da altre malattie croniche, come ipertensione e diabete. Dal confronto di 65 studi è emerso che, grazie alle formulazioni once-a-day , l’aderenza alla terapia può aumentare dal 50-60% fino all’80%.
Le terapie da una volta al giorno sono ancora limitate ad un piccolo numero di pazienti. In Italia, ad esempio, si calcola che solo il 10-15% delle circa 45.000 persone sieropositive segua cure di questo tipo. Questo perchè molti pazienti sono in terapia già da tempo ed hanno quindi sviluppato resistenze ai farmaci: di conseguenza una somministrazione once-a-day non è proponibile, ha rilevato il direttore dell’Istituto di Malattie infettive dell’università di Milano, Massimo Galli.
Secondo l’esperto è comunque vero che le terapia da “una volta al giorno” è una svolta “favorevole, che permette di limitare i rischi di fallimento legati alla mancata assunzione. Ma ci sono dei problemi: molto spesso la formulazione ‘once a day’ costa di più delle due compresse e questo per il costo della sanità pubblica è un problema”.
Sul fronte del vaccino, Enrico Garaci, presidente dell’Istituto superiore di Sanità, a margine della consegna oggi al ministero della Salute delle benemerenze al merito della sanità pubblica ha dichiarato a AdnKronos Salute: “Ci stiamo preparando alla fase II della sperimentazione del vaccino italiano anti-Aids. E il nostro auspicio e di iniziare nei primi mesi del 2005″.
Dall’incontro in corso a Bangkok “emerge chiaramente che servono programmi globali sul vaccino, unica via per sconfiggere la malattia”. “Ci fa piacere constatare – ha aggiunto Garaci – che il vaccino dell’Iss studiato dal gruppo di Barbara Ensoli si è rivelato un candidato di tutto rispetto: è in corso lo studio di fase I e ci stiamo preparando alla fase II”. La malattia è ormai un’emergenza mondiale e “deve essere uno dei primi obiettivi dei governi, soprattutto nei Paesi sviluppati”, ha concluso Garaci.
Un nuovo contributo alla prevenzione potrebbe invece venire presto dalle creme microbicide vaginali in grado di proteggere le donne dal virus dell’Aids, che potrebbero portare a risultati concreti entro cinque-dieci anni. “Vi sono in tutto dieci preparati microbicidi attualmente in corso di sviluppo con test preclinici e sedici in sperimentazione clinica, sei dei quali affronteranno quest’anno uno studio di efficacia”, ha dichiarato a Bangkok Zeda Rosenberg, amministratore delegato della nuova agenzia International Partnership for Microbicides (Ipm), “e abbiamo dunque la speranza che le donne dei paesi in via di sviluppo possano avere accesso a microbicidi sicuri ed efficaci entro i prossimi cinque o dieci anni”.

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