AIDS: UN FARMACO PATIENT-FRIENDLY

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Presentato un nuovo inibitore della proteasi che promette una discreta facilità di assunzione e una riduzione degli effetti collaterali. E' Fosamprenavir. Quattro pasticche al giorno quando vi pare.

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VERONA – Un nuovo inibitore della proteasi si aggiunge alla lista di quelli disponibili per la lotta contro l’Hiv. Si tratta di Fosamprenavir, un “profarmaco” che contiene il principio attivo Amprenavir ma che può essere assunto semplicemente due volte al giorno contor le otto somministrazioni giornaliere previste per Amprenavir. L’assunzione di Fosamprenavir non prevede alcuna restrizione dietetica (può cioè essere assunto sia a stomaco pieno che a digiuno), e il numero di pasticche è piuttosto ridotto: la dose raccomandata di fosamprenavir boosterato è sempre di quatto compresse al giorno, in due somministrazioni. È per questi motivi che il farmaco risulta utile per aiutare il paziente sieropositivo a seguire correttamente la terapia.
L’importanza dell’aderenzaStudi recenti hanno dimostrato infatti che nel tempo una assunzione inferiore al 95% della dose prescritta si traduce in un incremento del 30% della probabilità di fallimento terapeutico, ed assunzioni incomplete o irregolari possono comportare comunque concentrazioni subottimali dei farmaci che permettono al virus di continuare a replicarsi.
Il funzionamento di FOsamprenavir, che è associato a ritonavir a basso dosaggio (l’impiego di questa sostanza – il cosiddetto ‘booster’ – ha il ruolo di “potenziare” l’efficacia del principio attivo) è stato presentato il 14 3 15 marzo al Centro ricerche GlaxoSmithKline di Verona per il congresso “Efficacia senza compromessi nelle terapie con PI (inibitori della proteasi)”.
Un farmaco ‘patient-friendly’«Attualmente un regime farmacologico ottimale deve rispondere a caratteristiche ben precise: deve controllare la replicazione virale efficacemente e a lungo, deve essere assunto facilmente dal paziente e quindi non prevedere diverse somministrazioni durante la giornata, deve incidere il meno possibile sulla qualità di vita del paziente, senza influire ad esempio sul ritmo dei pasti – spiega Adriano Lazzarin, Direttore clinica di malattie infettive, Ospedale S. Raffaele di Milano – Nell’ambito degli inibitori delle proteasi, fosamprenavir associato a ritonavir ha dimostrato nei trials clinici di poter rispondere a queste necessità e quindi di porsi come opzione terapeutica importante sia nel trattamento di pazienti naive sia come terapia in soggetti che già hanno avuto un fallimento terapeutico.»
Limitati effetti a lungo termineBuone notizie sulla tollerabilità di fosamprenavir giungono dai principali studi clinici, disegnando quindi il profilo “patient friendly” che appare di estrema importanza nel trattamento a lungo termine dell’infezione da virus Hiv. «Sulla base delle osservazioni disponibili nel trattamento a lungo termine, fosamprenavir porta ad un incremento della frazione HDL del colesterolo, con possibili vantaggi in termini di riduzione del rischio cardiovascolare – ricorda Massimo Galli, professore ordinario Istituto di malattie infettive e tropicali dell’Ospedale Sacco di Milano. Questa particolare attività di fosamprenavir, che sembra offrire alla molecola una sorta di “marcia in più” anche nei trattamenti “long-term” è emersa innanzitutto nel trial SOLO, e confermata da ulteriori osservazioni cliniche.»
Che fosamprenavir possa rappresentare un’ulteriore opzione terapeutica in mano ai medici è confermato anche da Rosaria Iardino, presidente del Network Persone Sieropositive. «Per le persone sieropositive la disponibilità di un nuovo farmaco è sempre importante, ma soprattutto occorre che le sperimentazioni delle molecole, prima che queste siano disponibili per tutti, proseguano invece di rallentare – è il parere di Iardino. Purtroppo molti centri in Italia stanno lasciando la via della sperimentazione, con conseguenze sia per l’apprendimento dei medici che per le possibilità di usufruire di molecole nuove da parte dei malati.»

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