AIDS: VIA AL TEST SU VACCINO

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Annunciato con entusiamo il via alla sperimentazione sull'uomo del vaccino messo a punto in Italia. Ma siamo solo alla fase 1. Un numero verde per chi vuole partecipare.

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ROMA – Entusiasmo, aspettative, agitazione. L’annuncio è dato con grande rilevanza: parte la sperimentazione sull’uomo del vaccino italiano anti-Aids messo a punto dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss). E’ stato lo stesso presidente dell’Iss, Enrico Garaci, a comunicare oggi alla stampa che il vaccino, basato sulla proteina Tat, dopo l’ok ricevuto dal ministero della Salute e il completamento delle procedure richieste dalle normative italiane ed europee, sarà testato come preventivo su 32 volontari sani, e come terapeutico su 56 volontari infetti, ma non in cura con terapia antiretrovirale. L’inizio dei test clinici in tre centri italiani, a Roma e Milano.
Un entusiasmo però che tutti si affrettano subito a ridimendionare, a partire dalla stessa Barbara Ensoli, la ricercatrice dell’ISS che dirige gli studi del vaccino ‘made in Italy’, cominciati alla fine del 1995: «Dopo questa fase – spiega la Ensoli – ve ne saranno altre due, di fase II e III, per la durata di cinque anni». I risultati definitivi si potranno avere quindi intorno al 2010 «se tutto andrà bene, se si troveranno i fondi necessari a continuare tutto l’iter senza sosta – dice la ricercatrice – allora potremo sapere se il vaccino è efficace o meno nell’uomo». Nel frattempo, è bene ricordare, dice ancora la Ensoli, «che non esiste ancora un vaccino efficace contro l’Aids e che l’unica vera arma contro la malattia rimane la prevenzione».
Anche Mauro Guarinieri, portavoce dell’I-Cab (Italian Community Advisory Board, l’organismo che riunisce le associazioni italiane di sieropositivi e di lotta all’Aids) tende a smorzare l’entusiasmo: «Sia le persone che prenderanno parte alla sperimentazione, sia quelle che la osservano dall’esterno, non devono aspettarsi molto – dice – E’ solo il primo passo; in questa fase, un farmaco potrebbe non vedere mai la luce. Chi decide di arruolarsi non lo fa per la speranza di vaccinarsi, ma solo epr offrire del tempo alla ricerca scientifica».
Il reclutamento dei volontari avviene attraverso un numero verde, 800-861061, attivato dall’istituto, presso il quale è possibile ottenere tutte le informazioni sulla sperimentazione del vaccino, realizzato dal reparto Retrovirus del Laboratorio di Virologia dell’Iss, che sarà diretta da Barbara Ensoli. Obiettivo di questa prima fase della sperimentazione clinica: dimostrare l’innocuità del vaccino nell’uomo, l’assenza cioè di effetti tossici, e valutare la risposta immune indotta dalla vaccinazione. I test prevedono 6 mesi di trattamento e altri 6 di osservazione, al termine dei quali verranno resi noti dall’Iss i primi risultati.
Il vaccino si basa sull’utilizzo della proteina Tat, prodotta subito dopo l’entrata del virus nella cellula, e fondamentale per la replicazione del virus e per la progressione verso la malattia. Studi sperimentali nel modello animale hanno dimostrato che la somministrazione di questa proteina non ha effetti tossici e induce una risposta immunitaria completa, cioè sia anticorpale che cellulare, in grado di bloccare la replicazione del virus e di conseguenza lo sviluppo della malattia.
Il ruolo chiave della proteina Tat è stato confermato attraverso il monitoraggio di oltre 100 pazienti sieropositivi, in cui è stato osservato che la piccola percentuale di coloro che avevano sviluppato naturalmente una risposta immune contro la proteina Tat tendeva a rimanere in uno stadio asintomatico o a progredire più lentamente nell’evoluzione della malattia.
Si tratta di un vaccino – spiega l’Iss in una nota – sostanzialmente diverso dagli altri vaccini anti-HIV. La maggioranza di quelli sperimentati, e risultati purtroppo inefficaci, ha avuto come bersaglio le proteine strutturali che costituiscono l’involucro esterno del virus, con lo scopo di indurre un’immunità sterilizzante, in grado cioè di evitare l’infezione. Il vaccino ‘made in Italy’ non previene l’infezione dei linfociti T (cellule bersaglio dell’Hiv), ma è capace di controllare precocemente la replicazione del virus, contenendone così la replicazione e bloccando la progressione verso la malattia. La riduzione della carica virale permetterebbe inoltre di diminuire la trasmissione a livello di popolazione.
Altra caratteristica importante di questo vaccino è che la proteina Tat è essenzialmente la stessa nei differenti sottotipi virali presenti nelle diverse zone del mondo, e può pertanto funzionare in tutte le popolazioni. Ciò significa che può essere somministrato sia nei Paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo (Africa, Asia), dove oggi si concentra l’emergenza epidemica più importante e dove un vaccino in grado di controllare la replicazione del virus e quindi la trasmissione, può essere una risposta efficace di sanità pubblica a un problema che in quei Paesi assume dimensioni drammatiche.
Mauro Guarinieri sottolinea anche che il vaccino studiato dalla Ensoli è di una generazione antecedente ad altri sviluppati in altre parti del mondo: «le sperimentazioni che si stanno conducendo riguardano veccini assai complessi, rispetto ai quali quello basato sull aTat è piuttosto semplice. C’è anche da evidenziare che secondo molti studiosi, anche di chiara fama, esistono molti problemi che rendono difficile se non impossibile sviluppare un vaccino anti-Aids, primo fra tutti il fatto che non esistano persone che si siano immunizzate».
«E’ comunque un bene che la sperimentazione si faccia, che si faccia in Italia e che l’ISS dopo molte pressioni da parte nostra abbia deciso di includere le associazioni di pazienti nel gruppo di studio – conclude il portavoce dell’I-Cab – Abbiamo così potuto mettere in piedi un servizio di counseling, che sarà gestito dal Mario Mieli dalla Lila e dall’ASA, accessibile a tutti i partecipanti alla sperimentazione».

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