AMARSI FRA UOMINI

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San Valentino 1/Gay Counseling, un laboratorio di gruppo in Toscana, per esplorare e approfondire le relazioni intime e aprirsi all'altro . Parla lo psicoterapeuta Roberto del Favero.

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"Amore fra due uomini". E’ questo il titolo di un laboratorio di gruppo in Toscana, a marzo, aperto a coloro che voglio capire la relazione d’amore fra due persone dello stesso sesso, con le tematiche ad essa collegate. Ne abbiamo parlato con lo psicoterapeuta Roberto Del Favero dell’Istituto GayCounseling che ha sede a Roma e Milano.

Dr. Del Favero, sono molti anni che lavora nel Gay Counseling con clienti gay, perché è necessario proprio un servizio ad hoc?

Innanzitutto a livello storico l’incontro tra me ed il dr. Palomba risale al novembre 1990 quando il dr. Palomba fece una prima pubblicità, su una rivista di settore, di incontri terapeutici per gay. L’incontro tra noi fu affascinante, fruttuoso e molto complesso e da quel momento, dopo la felice intuizione del dr. Palomba di costituire percorsi di crescita ad hoc per gay, partì veramente a livello nazionale l’Istituto Gay Counseling. Per questo mi sento un co-fondatore di questa feconda esperienza.

La necessità di un intervento è tutta centrata dentro la tematica dell’omofobia e alla fine degli anni 80 il clima sociale e culturale non era quello che c’è oggi.

Il nostro personale percorso rigoroso, spesso doloroso, a volte contraddittorio, a dare forma e contenuto alla nostra umanità omosessuale, era certamente una garanzia di porci di fronte all’altro con empatia e senza giudizio. La cultura psicanalitica dominante, alla fine degli anni ottanta, non era in grado di ascoltare in modo pulito il cliente omosessuale proprio perché ancora intrisa d’elementi ideologici ed omofobici.

Ciò che ci apparve subito molto chiaro era che gli omosessuali avevano bisogno di un accoglimento ed un ascolto molto attento dei loro percorsi contraddittori, a volte distruttivi, nonché esaltanti dell’accettazione di sé.

Il problema che ci si poneva quindi era bifronte:

a) aiutare in modo empatico la persona ad accogliersi, autoesplorandosi, nominandosi e definendosi, vivendo e costruendo la propria identità "in divenire".

b) far crescere una cultura psicologica che se si fondasse sul concetto di originalità, specificità di ogni persona. In ciò la psicologia umanista, in particolare modo la scuola Gestaltica e Rogersiana, ci stimolavano a creare un solco di ricerca ricco dove la tematica omosessuale ben s’inseriva. Soprattutto ci si chiariva che l’esperienza di non accoglimento, non attesa, vissuta dagli omosessuali non era nient’altro che ciò che vivevano tutti i bambini in una cultura che proietta aspettative e bisogni piuttosto che aiutare a far emergere, nel bambino, ciò che già c’è di originale dentro di lui.

L’esperienza terapeutica d’aiuto con gli omosessuali è quindi stata di grande stimolo alla mia crescita personale come uomo e gay. Certamente lo è stata anche alla mia crescita come terapeuta che accoglie l’altro, etero, omo, bisex, trasgender e lo accompagna in un percorso che passa dall’esplorazione di sé all’autoaccettazione di ciò che si è, nella solitudine di un’inevitabile diversità di tutti e tutte.

Dove si colloca l’omosessualità oggi?

A mio avviso, oggi, l’omosessualità non sta più nella penombra lassista del si fa sesso, ma non si dice. Essa si esprime nei vari piani dell’esperienza umana. Persone ed istituzioni, in modi diversi, con entusiasmo o con fatica, o ancora con forti valenze distruttive ed omofobiche stanno facendoci i conti.

E’ come se gli omosessuali e le lesbiche, i trans, le donne ecc.(Ma certamente anche l’esperienza multiculturale che il nostro paese, pur con molto ritardo, incomincia a fare) avessero prodotto un gran coming-out collettivo riportando, in modo visibile, il tema delle diversità ma anche il tema del coming-out permanente in ogni processo di crescita. Ogni persona che si lascia interrogare dalle sue esperienze, è chiamata a differenziarsi e a definirsi per poter divenire capace di esprimere la sua specificità.(Coming-out sta proprio a dire: "ora io sono così, ho bisogno di questo e in ciò cerco se possibile la condivisione con te. Ma se non è possibile su questo, non condivideremo…!). Questo ha generato interessanti processi culturali che si aprono alle molte identità e quindi al superamento dello stereotipo di maschile e femminile, (ma anche allo stereotipo di religiosità, allo stereotipo di "italiano", ecc. ecc.). Questo c’impegna contro ogni fascismo moderno. Non può più essere che l’adulto e/o le istituzioni dicano "tu devi essere così". C’è bisogno che adulti ed istituzioni accompagnino a costruire la originalità dei bambini affinché la forza della loro identità gli permetta il confronto fertile con la diversità dell’altro. Il bambino è persona, con il "tutto pronto" dentro di sé per "divenire" e non un sacco vuoto da riempire di contenuti, di aspettative e omologazioni che ogni periodo storico crea. E’ pur vero che solo la relazione con gli altri permette il nutrirsi, di metabolizzare ciò che si è assimilato e, eliminare ciò che è inutile per il proprio sé in quel momento.

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