ARREDARE CON LA PLASTICA

di

Pratica, resistente e colorata, una soluzione di stile

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
1886 0

Per saperne di più, visita Spazio ‘900!

Coloratissima, allegra, resistente, adatta a soddisfare le esigenze di un pubblico attento alle novità, la plastica fa ingresso nelle nostre case negli anni ’50.

Partita dagli USA arriva in Europa e fa piazza pulita dei vecchi mobili e complementi d’ arredo.

Ecco la vecchia cucina, tradizionalmente bianca, di legno, vestirsi di colore grazie alla formica, al laminato plastico con una vasta tavolozza di colori pastello.

Ecco la realizzazione di un sogno di molti designer: una sedia fatta da un solo pezzo grazie alla plastica stampata e alla vetroresina, in una variante notevole di colori, per tutti i gusti. Ricordiamo due degli esempi più eclatanti:

– gli americani Charles e Ray Eames (tra i più famosi designer americani) creano nel ’48 la sedia mod. DAR, realizzata da Herman Miller

Eero Saarinen disegna la famosa sedia mod. TULIP con relativo tavolo, prodotti ancora oggi da Knoll.

Dopo un primo exploit negli anni ’50, è nel decennio immediatamente successivo che la plastica si afferma, non piu’ come materiale sperimentale, ma viene adoperata per i più svariati impieghi: lampade, radio, giradischi, macchine fotografiche, occhiali, usata anche in chiave trasgressiva, divanta il materiale prediletto dall’ avanguardia italiana del radical design.

Se da un lato, grazie alla tecnica dello stampaggio, la versatilita’ del materiale permette di realizzare impensate forme plastiche, quasi scultoree di vivaci colori, dall’altro lato si studia la funzionalita’ delle forme legato alla comodità e alla fantasia.

Nascono così una lunga serie di sedute impilabili, comode da immagazzinare quando non si usano:

– le Panton Chair di Verner Panton degli anni ’60 in vetroresina e prodotte negli USA da Herman Miller, per arrivare a famosi esempi italiani;

– le sedie Selene di Vico Magistretti prodotte da Artemide;

– le poltroncine Toga di Sergio Mazza per Artemide;

– le sedie Universale di Joe Colombo per Kartell;

– l’ introvabile poltroncina Tube Chair di Joe Colombo per Flexform;

– i Sassi di Pietro Gilardi per Gufram (lampade a forma di sasso).

Vengono prodotte in Italia anche delle poltrone in poliuretano espanso, sottovuoto, fornite in sacchi di plastica che aprendoli e riempiendosi di aria prendevano la forma definitiva; è questo l’ esempio della serie di sedute UP create da Gaetano Pesce e prodotte ancora oggi da B&B Italia.

Dopo l’ esperienza delle sedute rigide trionfano le poltrone gonfiabili, come la serie Blow in pvc colorato e trasparente, create nel ’67 da Scolari, d’Urbino, Lomazzi e diventate un’ icona della cultura popolare degli anni ’60.

Anche gli altri ambienti della casa vennero soggiogati dal fascini della plastica dal costo abbordabile e ci fu l’ invasione di lampade, contenitori di varie forme e grandezze, attaccapanni, tavoli e tavolini, sgabelli di tutti i colori, allegri, simbolo di vita e di ottimismo, al contrario dei prodotti degli anni ’80/’90 tutti neri.

Oggi c’ è un grande ritorno di tutte queste forme e di questi materiali, che a volte ricordano la pop art; sfruttati anche per esterno, i pezzi d’ arredo datati e firmati sono diventati un must per le nuove generazioni che per differenziarsi ricercano complementi intramontabili, quelli del BEL DESIGN.

Per saperne di più, visita Spazio ‘900!

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...