BAREBACK DA CENSURARE?

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Sui giornali gay si trovano pubblicità di video porno dove si fa sesso non protetto. Secondo un lettore, è un comportamento irresponsabile. Risponde il direttore di Pride.

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Bareback, ovvero come suicidarsi per un pò di sesso “forte”… ho letto con molta soddisfazione e compiacimento gli articoli scritti dai vostri esperti a proposito della pratica “MODAIOLA” di far sesso senza precauzioni. L’ho trovata educativa proprio per i toni forti e senza mezze misure che sono stati utilizzati per descrivere e le situazioni e le conseguenze di questa pratica “della morte”. Lo definirei un inno alla vita e a tutto ciò che di bello ci sta attorno. Giusta la denuncia dell’atto, della pubblicità che si fa di questa pratica, di tutti gli affari che girano attorno a questa voglia di sesso a tutti i costi. Tutto bene certo fino a l’altra sera: esattamente lunedì 13 ottobre u. s. sono entrato in sauna a Padova, e tra le riviste offerte nel bar oltre a settimanali e mensili dilarga distribuzione era presente anche il mensile PRIDE. Capisco che le pubblicazioni vivano di pubblicità, capisco che senza l’advertising la stampoa potrebbe chiudere, ma ho provato un vero risentimento nei confronti degli editori quando nella pubblicità di FILM PORNO erano presenti titoli espressamente riferiti al BAREBACK con tanto di recensione osannante la pratica di veri uomini che si fottono e scopano senza preservativo.
A questo punto cosa serve l’educazione sessuale che voi proponete se poi ci sono queste riviste che proprinano pubblicità di questo tipo??? Ognuno è libero di fare quello che vuole, guai alla censura, ma che senso ha osannare l’amore protetto, stimare e difendere coppie ammalate del terribile virus, per poi pubblicizzare Film che tutto hanno tranne che da insegnare??? Non so se pubblicherete questa lettera, non so se interpellerete questi editori da quattro soldi, mi auguro solo che certe pratiche vengano al più presto bandite, non dalla censura, ma dal buon senso delle persone. Grazie per quello che fate
Emanuel

Risponde Giovanni Dall’Orto, direttore di “Pride“.
Caro Emanuel,
ti soprenderà, ma in quanto socio fondatore dell’Associazine solidarietà Aids di Milano, nonché autore del primo libro italiano sul tema, nel lontano 1985, nonché militante anti-Aids per molti anni, sono d’accordo con te sull’inopportunità di pubblicizzare film di quel tipo.
Ho fatto presente la cosa in passato, ma senza risultati, anche perché il negozio in questione appartiene all’editore della rivista (o se preferisci, la rivista appartiene al proprietario di quel negozio). E quindi l’alternativa ad accettare la pubblicità era licenziarmi.
Ciò detto, il “casus belli” che citi non mi è parso di quelli che meritassero una mossa del genere (come lo sarebbe stato, invece, una pubblicità a video pedofili o snuff movies).
Per due motivi.
***
Il primo è che tu parli del valore diseducativo di video del genere. Il che equivale a dire che i video pornografici hanno, o dovrebbero avere, un valore educativo! E questa, sinceramente, è la prima volta che sento dire una cosa del genere… (Io mi auguro che tu abbia del tutto torto sul fatto che l’educazione delle giovani generazioni gay dipende dalle inculate dei pornodivi americani… Me lo auguro proprio…).
Se davvero, come tu dici, la pornografia ha il potere di indurre comportamenti in chi la guarda, allora hanno ragione i crociati della lotta contro la pornografia, che affermano che andrebbe bandita perché essa “insegna” comportamenti sessuali scorretti, dannossi, distruttivi ed autodistruttivi. Come il sadomasochismo. O, se mi permetti, come il rapporto orale senza preservativo (trasmette sifilide, gonorrea, herpes ed altre cose), il rimming (shigellosi, amebiasi, giardia, epatite A…) e perfino il bacio profondo (“malattia del bacio” da citomegalovirus)…
E che dire del fistfucking, con tutti i noti rischi di danni intestinali anche mortali? E dell’uso dei cockrings, col rischio annesso di necrosi se usati male? E le fruste? E i dildo? Se i dildo non sono disinfettati correttamente, sono veicoli di infezione.
Devo proseguire, caro Enrico, o ti basta il mio ragionamento? O devo proibire tutto, censurare tutto, esecrare tutto?
Il papa mi chiede di farlo, esattamente per i motivi appena elencati, ed altri ancora.
Ma trattandosi di adulti maggiorenni e consenzienti, io posso deprecare il loro comportamento (e lo depreco!), posso impostare le pagine non pubblicitarie del giornale a pubblicare articoli che smentiscono quanto contenuto un quella pagina, ma di più non posso fare. Non sono né Gesù, né Stalin. Non sta a me decidere cosa deve fare a letto la gente, né imporglielo. Io posso *informarla*, e questo è il mio mestiere. Ma io credo nella responsabilità individuale. Tu scegli per la tua vita, e te ne assumi la responsabilità. Se tu hai bisogno che mi assuma io la responsabilità per il fatto che tu pratichi o no il bareback, allora sei messo male.
Ripeto, io posso solo informare. *Convincere* è un compito che va al di là delle forze di un solo giornalista, o di un solo giornale. Occorre un movimento politico per farlo. E questo non c’è (più). E’ forse colpa mia? Io la mia parte l’ho fatta. Ma ad un certo punto è mancato l’apporto della generazione più giovane. Che aveva altro, e meglio, da fare: divertirsi. E’ colpa mia? Ma qualcuno vorrà assumersela qualche *responsabilità* per le proprie scelte?
E qui siamo al secondo motivo. Sul barebacking la comunità gay non la pensa affatto come te e me. Di recente ho fatto delle belle litigate con un volontario della Lila, sieropositivo, che pratica il barebacking: in sostanza mi ha detto che non tocca a me decidere per la sua vita. Non è la risposta che mi lascia perplesso (so come ribattere a questa obiezione idiota) bensì il fatto che sia un volontario della Lila a dirmelo. Se il barebacking è arrivato tanto lontano posso sperare, da solo, di svuotare il mare con un ditale? Rispondimi tu.
In tutta la mia vita ho sempre seguito il principio di affrontare la realtà per quel che è e non per quel che vorrei che fosse. Non ho mai nascosto i miei dissensi, spesso pesanti, rispetto a certi stili di vita gay (infatti mi sono guadagnato la fama di quello che deve sempre criticare tutto).
Ciò detto, tra dissentire e imporre un comportamento, ce ne corre!!! Se il barebacking è diffuso a livello capillare nel mondo gay, io non risolvo il problema mettendomi le mani sugli occhi.
Meglio allora usare i soldi che mi rende quella pubblicità per stampare (gratis per gli utenti, visto che questo dettaglio ti dimentichi di citarlo) gli articoli di Pigi Mazzoli, che è l’unica rubrica sull’Aids e le Mts in tutta la stampa periodica gay italiana. Insisto: l’unica. E’ poco, vero? Sì è poco. Ma è TUTTO quel che viene fatto adesso sul tema. Scusa se è poco.
Forse allora il problema non sono gli “editori da quattro soldi” di Pride, ma l'”editoria da quattro soldi” gay italiana nel suo complesso e il “mondo da quattro soldi” dei gay italiani.
Forse sono *anche* i soldi che voi utenti siete disposti a spendere per fare vivere una sauna o un locale con dark (diverse decine di euro) o una rivista (zero euro), in modo che io possa rifiutare certe pubblicità. Finché la vostra risposta sarà, come è ora, “zero”, se io ho solo limoni a disposizione posso fare solo limonate. E’ inutile che tu mi chieda un arrosto.
Allora, meglio che tu guardi in faccia la realtà. Il fatto che i video bareback siano prodotti e siano anche fra i più venduti è un sintomo del fatto che qualcosa non ha funzionato nella comunicazione del mondo gay. A iniziare dalle (residue) campagne informative, che da anni ormai insistono su ridicoli messaggi inefficaci come “usate il preservativo”. Sì certo, ma tutti lo sanno già che devono usarlo. Solo che poi non lo fanno.
Perché? Nessuno vuole porsi questa domanda.
Perché?
OK, Emanuel ha la soluzione: la colpa è di “Pride” che pubblica una pubblicità che vende video bareback.
Mi permetterai di dissentire: il problema è reale ed è serio. La soluzione che ha scovato (censurare il problema), invece, non è né realistica né seria.
Se vogliamo riaprire il dibattito, io ci sto, ed anche la rivista che dirigo. Ma dopo tanti anni sono stufo di fare la voce, anzi l’idiota che grida nel deserto.
Io il barebacking non lo pratico. E non faccio pompini senza preservativo.
Ed Emanuel?
Giovanni Dall’Orto

di Giovanni Dall’Orto

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