BELLO, MA SENZA PARTNER.

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Tutti gli dicono che è carino, simpatico e intelligente: allora perché è così difficile trovare un partner?

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Vorrei porti una questione che mi sta molto a cuore, ma che non riesco ancora a risolvere. Sono un ragazzo di 30 con un buon lavoro, numerosi impegni e una famiglia che in parte sa della mia omosessualità. Il punto è questo: non ho ancora trovato un partner. Molti miei amici o nuovi conoscenti rimangono sorpresi e mi chiedono come mai un ragazzo attraente e simpatico come me si trovi ancora in questa situazione. Fatto sta che, oltre all’unica grande relazione finita due anni fa, ho solo avuto poche avventure di breve durata, come se le persone si stufassero presto di me. Da un po’ di tempo a questa parte ho conosciuto parecchia gente, ma quasi mai trovato quella persona che fisicamente e intellettualmente mi "accendesse" il cuore. Quelle rare eccezioni o erano già impegnate o non erano interessate a me. Vorrei aggiungere che non ho poi queste grandi pretese: sono sempre stato pronto al confronto e al dialogo con tutte le persone di un certo interesse (anche se credo ce ne siano davvero poche), ma finora nessun risultato. Dove sto sbagliando? Grazie per la risposta e un saluto.

Caro ragazzo di 30 anni,

Ti sei reso conto che pur essendo un giovane soddisfatto della sua vita professionale e sociale, probabilmente ti manca qualcosa. Ma mi sembra che quello che più stai cercando è il brivido di un innamoramento, le vivaci emozioni che si provano nell’incontro con una persona percepita come compatibile, affascinante, seducente fisicamente o intellettivamente, la coinvolgente passione del colpo di fulmine. Forse nella tua idea di relazione, c’è questa scintilla iniziale che scatena il tutto e senza questa miccia, nulla si compie ma tutto si trasforma in noia, disinteresse, senso di inconcludenza.

E’ peraltro vero che questo scenario è solo uno dei tanti che caratterizzano le storie e i sentimenti tra le persone: a volte le relazioni iniziano in sordina, con reciproche percezioni di mediocrità, diffidenza, sfiducia, e poi si trasformano nel tempo e attraverso la conoscenza e lo scambio di esperienze, in legami intimi, profondi e durevoli. Sei una persona cordiale e disponibile e questo è un qualità che ti rende sicuramente più maturo con te stesso e con gli altri ma hai anche ambivalenze e forse sei più esigente di quello che pensi di essere. Come mai pensi che siano così poche le persone di un certo interesse? Sei proprio sicuro che sono loro a stufarsi?

Tieni presente che pensare alle caratteristiche intellettuali o fisiche di un tuo potenziale partner è un buon modo per guidarti nella ricerca ma fossilizzarsi su requisiti o standard o attendere in modo razionalizzante che l’altro sia capace di risvegliare in te emozioni sorprendenti potrebbe impedirti di vivere quello che ti sta succedendo in modo più istintivo e spontaneo. Collegandomi alla seconda domanda, mi viene in mente l’ambivalenza non espressa di alcuni miei pazienti. Erano persone, che volevano un partner e non appena avevano conquistato qualcuno o iniziato a trascorrere del tempo, mettevano in atto numerosi tentativi per sabotare implicitamente la relazione: i loro sentimenti si spegnavano, ciò che prima era attraente nel partner di colpo diventava indifferente, e non volendo ammettere il loro disinteresse diventavano "fastidiosi" al fine di lasciare all’altro il compito di portare a termine la storia. L’amore, e tanto più l’innamoramento iniziale, è imprevidibilità. Non si può definire o pianificare come inizierà o come si svilupperà. Se controllare se stessi più aiutare (conoscere nuove persone, riconoscere le proprie rigidità o le proprie ambivalenze), l’eccesso di controllo rischia di frenare la sfera emozionale che si basa su regole e assiomi ancor meno conoscibili. L’amore nasce da un desiderio di amare l’altro e di esserne amati, di costruire un ponte di attrazione, affetto, dedizione. Sono sicuro, caro ragazzo di 30 anni, che nel tuo prossimo futuro ci sarà spazio per questa esperienza.

di Luca Pietrantoni

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