CHIESA BIFRONTE

di

Un prete gli dice: "non puoi stare con due piedi in una scarpa: devi rinunciare a ciò che sei". Un altro: "Non ti lasciare fustigare, vivi la tua...

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E’ la prima volta che scrivo. Forse la mia sarà una domanda retorica, però ho proprio bisogno di comunicarvela. Oggi dopo tante difficoltà (e mesi!) sono riuscito ad entrare in Chiesa per unirmi al sacramento della confessione. Era da un pezzo che non lo facevo per una forza "di contrasto" che sentivo (e che sento tuttora) dentro me. Purtroppo non ha avuto l’esito sperato (la "grazia divina") perchè il prete ha definito il mio pormi a lui "chiaccherone" e non credeva nel mio pentimento e, di conseguenza, mi ha "rin-negato".

Non vorrei usare parole troppo forti, però già io vivo questa situazione in modo battagliero (fede-religione) e il fatto di oggi mi ha alquanto scosso, mi ha riempito di dubbi, non so come comportarmi, non so se è giusto vivere come sto vivendo, non so se Dio mi accetta realmente o a condizioni che…; adesso non so tante cose.

Di una cosa sono certo, che il mio rapporto con Dio è SACRO, non vorrei perderlo, anzi vorrei rafforzarlo, ma le difficoltà sono tante ed oggi se n’è aggiunta un’altra. Io vorrei semplicemente essere me stesso ed amare Dio senza paura. Ma come fare? Come conciliare l’essere gay col vivere comunque una vita dignitosa e in modo cristiano? Io non potrei annullare una parte di me, per far contento "quel" prete, ed amare Dio (la sua risposta TESTUALE è stata "non si può stare con due piedi in una scarpa, devi rinunciare a ciò che sei, altrimenti ti squalifichi da solo"), piuttosto vorrei amare Dio con tutto me stesso e per quello che sono. Ditemi se è possibile? Se potete datemi una risposta. Vi ringrazio di cuore ed anche per l’attenzione che mi avete dato.

Roberto

Caro Roberto,

la tua lettera costituisce una fotografia del modo in cui molti gay cattolici continuano ad essere insultati, offesi, oltraggiati da confessori omofobici, incompetenti, autoritari.

1) Io mi domando fino a quando persone belle e pulite come te continueranno a lasciarsi torturare, ad esporsi ai colpi dei vari arrostitori di eretici, gay, streghe …

Sembra quasi (perdonami, caro Roberto) che molti gay vadano a cercarsi dei fustigatori.

Purtroppo, con l’aria che tira in questa stagione ecclesiale, o conosci un confessore competente, attrezzato, preparato sul piano biblico e psicologico, oppure vai ad imbatterti in confessori per i quali l’omosessualità è un peccato o una malattia o un vizio …

Occorre saper scegliere con cura. Oggi, per fortuna in Italia ci sono già molti preti (gay o eterosessuali) che sanno dialogare con rispetto e valorizzare l’esperienza omosessuale. Non mi stanco di ripetere che, nonostante la persistenza del pregiudizio, anche nella chiesa cattolica è in atto una “rivoluzione sotterranea” e spesso neanche troppo sotterranea.

2) La prima tappa di questa “rivoluzione” parte dalla coscienza di ciascun credente quando capisce che la sua fede, per essere autentica, non ha bisogno di allinearsi alla dottrina ufficiale del magistero e del Vaticano. Mi scrivi che il tuo rapporto con Dio è sacro, cioè non è messo in discussione da nessuna autorità umana. Questo è davvero fondamentale e liberante. Le gerarchie cattoliche hanno il terrore della libertà di coscienza e il loro potere svapora e si dissolve quando debbono fare i conti con persone che, per ragioni di fede e di cultura, hanno rotto il cordone ombelicale e vivono serenamente al cospetto di Dio. Con tutto ciò si può restare a pieno titolo nella chiesa cessando di essere dei sudditi della gerarchia per diventare sempre di più dei liberi figli di Dio. A me non è mai passata per la testa l’idea di sentirmi fuori dalla chiesa solo perché, su alcuni terreni, non la penso come il papa. Questa consapevolezza continua a darmi una profonda serenità che non mi lascio portar via.

3) Se tu annullassi una parte di te, in realtà rovineresti tutta la tua vita. Non c’è strada peggiore e più distruttiva per un gay di quella che quel prete ti ha suggerito. Se tu ti negassi come gay, allora si che staresti con due piedi in una scarpa. Se, invece, tu accetti il dono dell’omosessualità che Dio ti ha fatto e sei in pace con te, la tua vita può davvero aprirsi alla felicità. Allontanati da chi ti inietta la paura di Dio e la paura di quello che sei. Migliaia di teologi cattolici hanno da tempo confutato questi pregiudizi che stanno alla base delle posizioni omofobiche della dottrina ufficiale. La contraddizione tra esperienza gay e fede cristiana è l’invenzione di una casta di celibi tristi ed infelici, ossessionati dal potere e dal sesso. Se vuoi che ti segnali qualche lettura buona liberante, fammelo sapere; alcuni cenni bibliografici li puoi trovare comunque sul sito della comunità cristiana di base di Pinerolo (http://www.viottoli.it), di cui sono il presbitero, ed in particolare alla pagina http://www.viottoli.it/appuntidiviaggio/dossier/appunti35.html.

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