Contro l’Aids, tutti circoncisi

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La proposta arriva dagli Usa e dovrebbe essere obbligatoria per tutti i neonati. Secondo gli esperti l'antica pratica limiterebbe la diffusione dell'Aids del 50 per cento.

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Gli Usa hanno pronta una nuova ricetta per combattere il diffondersi dell’Aids: la circoncisione, obbligatoria, per tutti i neonati.

Stando a quanto dichiarano gli esperti, infatti, i soggetti che si sottopongono alla circoncisione hanno costantemente registrato livelli di diffusione dell’Hiv inferiori di circa il 50 per cento. La ragione sembra dovuta al fatto che le cellule del prepuzio, che viene rimosso chirurgicamente lasciando scoperto il glande al momento della circoncisione, data la loro configurazione anatomica, sarebbero più vulnerabili degli altri tessuti all’infezione dell’Aids.

Ancora non c’è nulla di ufficiale, ma questa sembra essere ormai la posizione definitiva del Centro per i Controlli e la Prevenzione delle malattie statunitense, anche noto come CdC.

E naturalmente, la proposta sarà discussa alla conferenza sull’Hiv inaugurata ieri ad Atlanta. Si tratta di una delle prime iniziative lanciate dall’amministrazione Obama. «Con più di 56mila nuove infezioni negli Usa all’anno – ha spiegato il Press Secretary Robin Gibbs – il Presidente crede che l’attenzione sull’epidemia debba essere rimessa a fuoco".

In realtà, grazie al legame che la pratica delle circoncisione ha con ben due delle religioni monoteiste (l’ebraismo e l’islam), già il 79% dei maschi americani, soprattutto bianchi e neri non ispanici risultano circoncisi.

Peter Kilmarx, che al Cdc cura la divisione Aids, ha dichiarato perentorio al New York Times: "C’è un beneficio per i bambini e i benefici sorpassano i rischi: abbiamo un’epidemia da combattere". Le cifre, certo, sono preoccupanti: mezzo milione di malati, più di mezzo milione di sieropositivi, la comunità nera è quella più colpita.

Ma già un documento Cdc del 2008 rivela che "gli studi hanno dimostrato l’efficacia della circoncisione soltanto nei rapporti eterosessuali, che sono il modo di trasmissione dell’Hiv predominante in Africa, mentre la trasmissione più diffusa negli Usa è quella omosessuale". I dubbi, quindi, sull’opportunità di sottoporre milioni di bambini ad un intervento chirurgico la cui efficacia è comunque limitata, sono molti.

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