DA ‘TROIETTA’ A INNAMORATO

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Un lettore ventenne dichiara: "Ho conosciuto più ragazzi io in un anno che non tutti quelli raggruppati da altri dieci". Ma ora è arrivato 'lui'. E chiede: "Che...

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Caro Leo, sono le 04: 20 di una notte qualsiasi e a me pare d’essere giunto nel Nirvana…
Mi spiego…
Ho 20 anni, anzi a breve ne farò 21, e ho definitivamente accettato la mia omosessualità alla tenera età di 12 anni, non solo psicologicamente, comprendendola già più di un anno prima, ma molto più prosaicamente facendo sesso con un mio compagno di pallanuoto.
Non ho mai avuto problemi famigliari d’alcun genere, anzi al contrario, forse sono stato troppo “coccolato”, i miei genitori mi hanno cresciuto concedendomi ogni cosa e seguendomi per aiutarmi: mi hanno fatto scoprire il piacere per la letteratura, per la musica lirica, per l’arte fin dall’infanzia. Ho potuto visitare tutta l’Europa e spesso da solo, ho studiato ciò che volevo o fatto ogni genere di sport senza preoccuparmi mai di chiedere se potevo.
Quindi si potrebbe dire un’infanzia serena, ma… beh da quel famoso giorno nello spogliatoio, la mia “ribollente” adolescenza non mi ha fatto fermare un attimo… ed intendo in quel senso… ho conosciuto più ragazzi io in un anno che non tutti quelli raggruppati da altri dieci.
Non mi vergogno a dirlo, ma sono stato una “troietta” per lungo tempo e tra i tanti è arrivato lui… Avevo 17 anni, da poco compiuti, e conoscerlo è stata una delle chiavi di volta della mia vita,così mentre a me partiva un embolo per ogni sua parola a lui partiva la voglia di rimanere con me… Conclusione? “Stasera? No, scusa, ma stasera non posso. Esco con il mio ragazzo.” Con il tuo ragazzo? E io allora cosa sarei… un banco di prova?
Ho sofferto tremendamente, fino a piangere e ad urlare nei corridoi del mio liceo, fino a non credere più nei sentimenti, fino a che la mia anima non si è estinta in una fiammata nera… Fino a giovedì scorso… È passato così poco tempo, ma la sensazione è quella di conoscersi da sempre, ricordi Dorian Gray che credeva d’aver vissuto tutte le esistenze dei grandi uomini?
Sembra come se fossimo stati sposati da lungo tempo: conosciamo l’uno i gusti dell’altro, ne intuiamo i bisogni, ne prevediamo le domande… insomma, sembrerebbe tutto perfetto, se non fosse che ancora… “non abbiamo consumato”!
Inoltre, cosa ben più grave per uno con una “reputazione” come la mia, non ne sento il bisogno!
Adesso a 21 anni suonati mi ritrovo con le palpitazioni, il sorrisino ebete, l’aria che sembra colma di vapori etilici (oltre che del suo profumo!) e l’unico pensiero fisso è baciarlo e accoccolarmi a lui… Posso essere rimbecillito? Cioè, si può sentire ancora una cotta da adolescenti alle prime armi? Io che ho avuto le ceneri della mia anima, che mi sono spinto oltre le soglie del cinismo per sfociare nella malizia e nell’inganno, io che ho raggiunto i più profondi baratri dell’aberrazione umana, potrei davvero avere una seconda opportunità?
Il mio secondo problema è che con questo ragazzo, lui ha solo 5 anni più di me, non essendo mai riuscito prima ad instaurare un rapporto, ho una fott*ta paura di sbagliare ed inoltre essendo poco che ci conosciamo ancora stiamo solo frequentandoci, ma io per lui non dormo la notte!
Insomma che faccio? Glielo dico o non glielo dico?
Non ho più creduto nell’amore, ma da pochi giorni sembra sia cominciata una nuova aurora… la più luminosa… quella che ammiri, mentre hai qualcuno accanto che ti stringe a sé…
Grazie.
R

Ciao R,
di solito qui arrivano e-mail con domande che oscillano tra le più complesse e psicologicamente difficili per chi vive la realtà omosessuale con disagio e altri invece sono già su un diverso piano: di accettazione, di vissuti relazionali, di amore, di coming out. Questo mi fa pensare che dopo diversi anni che lavoro dentro e fuori al movimento gay dal mio ambito professionale, le cose sono davvero cambiate.
Ho scelto la tua missiva proprio perché contiene elementi che sono orientati al benessere, alla ricerca delle consapevolezze non su cosa sia l’omosessualità, né sul coming out e tantomeno di disponibilità a vivere relazioni intime, “aperte(?)” intense e sincere.
Forse è l’apertura di sé sia su un piano cognitivo, di descrizione di dove sei e dove vuoi andare, sia emotivo con tutte le enormi risorse che esse contengono.
La domanda che mi fai riguarda proprio una di queste relazioni: glielo dico o non glielo dico? Nelle fasi post rapporto intimo in psicologia lo stato d’animo che si prova viene paragonato ad un lutto (psicologico appunto diverso da quello della reale perdita ma ne ricalca le caratteristiche emotive e di ripresa). In questa fase nuovi investimenti affettivi potrebbero non essere pienamente vissuti ed essere poco coinvolgenti, e ahimé ce se ne accorge a lutto finito quando poi, anche la nuova relazione parallelamente comincia a vacillare, se non a spegnersi definitivamente.
Indubbia è l’energia e la capacità di esprime che hai avuto nello scritto inviatomi/ci, di quanto le emozioni, i sentimenti siano per te facili da esprimere a parole: allora mi chiedo ti mancano le parole per dirlo? Oppure temi le tue emozioni mentre ti esprimerai? O ancora, un possibile rifiuto?
Ogni rapporto non esiste prima che ci sia. Esso è un processo, un delicato e affascinante banco di prova per conoscere se stessi e i propri bisogni più intimi cercando di adeguarli all’altro di fronte a te.
La paura di sbagliare, di cui scrivi, rimanda spesso ad una bassa autostima, e al timore di non essere accettati da chi per noi in quel momento è importante. Ma come fa ad essere importante una persona se la conosci da poco? C’è forse qualche proiezione e qualche idealizzazione di troppo?
Mettere i piedi per terra e recuperare l’Adulto che è in te, come credo sapientemente saprai fare, potrebbe portare a sentire e accettare la realtà per quella che è, smantellando sogni e idealizzazioni che anche se emozionanti e eccitanti, penso però sia giusto occupino solo una piccola parte del nostro Sé e delle nostre energie. Ne vale della nostra economia psichica.
Finalino feed-back personale: mi sono divertito e mi sono sentito leggero con a fianco una soffice nostalgia per i tempi che furono e ora stentano a tornare, ma non smetterò di esplorare me stesso e gli altri. Un frase di Ronald Laing fondatore dell’Atipsichiatria:
“La relazione è conoscere l’altro attraverso se stessi e se stesso attraverso l’altro.”
Auguri e grazie per avermi raccontato di te.
PS. Curioso come sono ho scovato il tuo profilo pubblico sulla chat di gay.com che linko qui anche se forse è da aggiornare; spero che il content manager non me lo tolga e a te faccia piacere.
Maurizio Palomba – Roma

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