DIO O LA FAMIGLIA?

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"Il Signore mi ha chiamato perché diventi prete, anche se sono gay. Ma i miei genitori pesano su di me". Il sacerdote risponde: "non prendere responsabilità non tue".

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Carisimi di Gay.it,
Spero tanto che a rispondere al quesito che vi porrò sia un sacerdote, ma se poi non sarà un prete ma qualcun altro va bene lo stesso, anche perché desidererei avere una risposta od almeno un consiglio al quesito che vi sto per porre.
Premetto che sono gay e che vivo la mia sessualita abbastanza bene sia con me stesso che con le persone che mi circondano. Tutte le persone che mi conoscono sanno che sono gay, dalla mia famiglia che non si è mai fatta problemi per il mio orientamento sessuale ai miei amici che mi hanno accettato per la persona che sono e non per quello che posso rappresentare, per finire ai miei colleghi di lavoro che sanno il mio essere gay e non hanno mai avuto problemi per questo.
Vi ho chiesto che a rispondermi sia un prete perchè la mia domanda riguarda la mia fede con Dio. Molto tempo fa ho avuto la “chiamata” da Dio che mi chiedeva di farmi sacerdote, la cosa non è finita li perchè Dio continua chiamarmi ancora oggi. Lo so sono quasi passati ormai dieci anni da allora perchè avevo quattordici anni quando mi chiamò per la prima volta ma io gli dissi che non volevo, ero troppo giovane a quell’età, ma lui ha molta pazienza e non si è dato per vinto e ha continuato a chiamarmi per tutto questo tempo. Fosse per me andrei a farmi prete, sono sempre stato affascinato dal mondo spirituale e dal poter celebrare la messa e da molte altre cose che possono fare i sacerdoti. L’impedimento è, per non farla troppo lunga, la mia famiglia. Causa i miei genitori ma soprattutto, mio malincuore, mia mamma.
Mia madre ha sempre avuto una salute un po’ cagionevole ed appunto per questo era molto spesso in ospedale e questo è capitato proprio durante la mia infanzia protraendosi fino ad oggi. Ora come ora che ho ventitrè anni mia madre sta molto meglio ed è da qualche anno che non ha più problemi di salute, ma questo suo continuo andirivieni dall’ospedale per me è una continua preoccupazione e ogni volta che ha anche un semplice raffreddore io mi metto in allarme rosso. Poi non è finita: c’è il problema con i miei che non vanno per nulla d’accordo, infatti sette anni fa si sono separati ma a tutt’ora vivono qui insieme. Non che la cosa mi dia fastidio ma per me è un peso infatti sono io che sotengo entrambi. Sono io che parlo con mia madre dei suoi problemi e sono sempre io che ascolta mio padre.
Per causa di tutti questi problemi ho continuato a dir di no a Dio ed alla sua richiesta di farmi prete. Per non deluderlo dal fatto che non accondiscendevo alla sua chiamata ho incominciato a pregare cosi per fargli vedere che gli volevo bene lo stesso. Sono sempre stato un cristiano abbastanza praticante ed ora più di prima. Tutti i giorni la sera passo quasi un’ora in preghiera, una volta alla settimana non manca la recita del Rosario e la Domenica o al Sabato sera la S.Messa. Da quando ho cominciato a pregare sento Dio ancor più vicino a me, mi dona molto e la felicità che dona alla mia anima tutti i giorni è meravigliosa; come posso dire: mi dà tanta forza per andare avanti, come me ne ha sempre data anche in passato.
Ecco ora che vi ho raccontato la mia storia vorrei tanto un consiglio da qualcuno sul che cosa devo fare? Se potessi lo avrei già chiesto a qualcun altro magari ad un prete in persona, ma trovarlo un sacerdote che capisca i gay e li comprenda per quello che sono: anch’essi figli dello stesso Dio che ha creato tutto. Mi rivolgo a voi perchè tempo fa mi sembra di ever letto una risposta ad una domanda che un ragazzo aveva posto a voi e la persona che gli aveva risposto mi sembrava di aver letto che fosse proprio un sacerdote. Attendo con ansia un consiglio da qualcuno. Endrik.

Caro Endrik,
senza la minima pretesa di possedere il consiglio “magico” e risolutivo, provo a dirti alcune mie riflessioni:
1) Intanto mi compiaccio con te per il fatto che non ti lasci turbare dai discorsi opprimenti e rozzi delle gerarchie ecclesiastiche e fai riferimento a Dio che non fa discriminazioni. Troppi gay credenti sono ancora tormentati dai diktat di queste gerarchie papaline, sessuofobiche e omofobiche.
2) Invece non condivido per nulla la tua “immolazione” per i tuoi genitori. Ti stai facendo esageratamente carico dei loro problemi e questo presto o tardi ti starà stretto e tu rischierai di scoppiare. Devo dirti con chiarezza che il tuo affetto e la tua buona volontà possono costituire per te una trappola. Tu sei il loro figlio, non il terapeuta di coppia o il loro psicologo. Non sostituirti né a loro (che devono personalmente fare i conti con i loro problemi e non usarti come una accogliente pattumiera) né alle figure amicali o professionali di cui possono avere bisogno.
Tanto più che ti sei già lasciato coinvolgere a tal punto da entrare “in allarme rosso” per un semplice raffreddore di tua madre. Forse tu penserai che io sto invitandoti a non curarti dei genitori, a vivere egoisticamente. Non credo proprio di darti lezioni di egoismo.
Penso piuttosto che deresponsabilizzare i tuoi genitori e importi pesi di questo genere rappresenti un’operazione destinata ad ammalare te e ad aggravare i loro problemi.
Stai immettendoti in un vicolo cieco dal quale sarà difficile uscire, se tu non ti imponi limiti e se non separi la tua vita dalle loro. Torna ad essere un figlio che, crescendo, ha diritto alla propria vita. Così, prese le necessarie distanze, potrai essere te stesso e stabilire con loro un rapporto sano. Il “delirio di onnipotenza salvifica” procura soltanto guai e illusioni.
Forse devi anche chiederti se per caso le sofferenze dei tuoi genitori sotto sotto non stiano diventando per te un alibi per non renderti autonomo.
3) E vengo al tuo desiderio di diventare prete. Se lo vuoi davvero, deciditi. Sappi però che, visti i climi patologici e asfissianti che il Vaticano ha creato nei seminari e negli istituti teologici, dovrai fare i conti con una persecuzione dei gay e, quindi, darti una strategia.
Se vuoi diventare un “prete papalino”, sappi che ce ne sono già troppi. Se cerchi di diventare un prete libero dagli schemi gerarchici, allora ti aspetta un cammino impegnativo, tutto contro corrente, ma pieno di fecondità e di gioia. Te lo dico per esperienza. A me i discorsi ufficiali non passano nemmeno più vicino, ma dopo quarant’anni di sacerdozio contro corrente sono un prete felice e innamorato del mio ministero.
Se potrò darti una mano, lo farò volentieri. Un augurio sincero ed un saluto affettuoso.
don Franco Barbero (franco.barbero@viottoli.it – www.viottoli.it)

di Franco Barbero

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