DOPPIO SCACCO ALL’AIDS

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Milano: individuato l'anticorpo. Lione: sperimentata una tecnica inibitoria. Per imbrogliare l'Hiv.

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MILANO – Il 2000 sarà ricordato come l’anno dell’inizio della fine dell’Aids? Forse. Un’équipe di ricercatori francesi e un’altra di italiani hanno aperto una breccia di speranza.

In Francia, tramite la terapia genica gli scienziati sono riusciti a imbrogliare l’Hiv, agente responsabile dell’Aids, e gli hanno sbarrato le porte di penetrazione nelle cellule.

Per ora questa nuova tecnica funziona in cavie da laboratorio modificate geneticamente. Ma presto delle sperimentazioni potrebbero iniziare, secondo i ricercatori dell’Ospedale Edouard-Herriot di Lione, che hanno svolto l’esperimento, anche su macachi o scimpanzé (più simili agli umani) e quindi direttamente sull’uomo.

Quando? Forse già entro due-tre anni. Questo nuovo sistema di lotta all’Aids potrebbe rivoluzionare il decorrere e il modo per ora ancora imperfetto di cura della malattia. Le triterapie, utili ma anche particolarmente impegnative sia per quel che riguarda la posologia che per quel che concerne gli effetti secondari, potrebbero essere messe in pensione.

Anche perché, quasi complementare alla ricerca francese, i risultati di una scoperta italiana fanno ben sperare. all’ospedale San Raffaele di Milano, l’equipe guidata da Lucia Lopalco è riuscita a individuare l’anticopro dell’Aids, che si chiama CCR5 ed è presente in pochissimi soggetti. Per quattro anni i medici hanno tenuto sotto osservazione novanta persone che pur essendo entrate in contatto con il virus tramite il partner sieropositivo, non avevano preso la malattia anche se non avevano usato alcuna precauzione.

Il ruolo dell’anticopro CCR5 è quello di impoedire al virus dell’Aids di infettare l’organismo: gli impedisce in brave di trovare la ‘chiave di accesso’ nel recettore della cellula che attacca. Ora si tratta di provare due strade: o pordurre l’anticorpo in laboratorio e poi somministrarlo, oppure trovare il modo di stimolare l’roganismo a produrlo da sé, ovvero creare il fatidico vaccino.

Ma torniamo in Francia. E vediamo come ha funzionato l’esperimento per inibire l’Hiv. E’ stato condotto su cavie geneticamente modificate e cioè fatte nascere senza difese immunitarie. Agli scienziati è stato quindi possibile inoculare delle cellule umane senza che siano rigettate dai topi.

Nell’organismo delle cavie sono stati in seguito iniettati due geni produttori di proteine capaci di impedire al virus di fissarsi sulle cellule. Infine, una settimana dopo, è stato inoculato anche il virus dell’Aids. "Quando il virus dell’Aids incontra una cellula umana è attirato dai recettori CD4 sul quale si fissa per penetrare all’interno della cellula" ha spiegato il Dr Kamel Sanhadji, responsabile del laboratorio sui deficit immunitari dell’ospedale Edouard-Herriot de Lyon "Abbiamo quindi pensato di fornire al virus questi recettori. Ma in forma solubile". Insomma nel sangue vengono inseriti dei recettori CD4 non collegati ad una cellula. Il virus si confonde. Si getta su queste facili prede. Si fissa. E muore. In quanto non riesce ad prendere il controllo della cellula. "In tre settimane" spiega lo studioso "la quantità di virus presente nel sangue diventa talmente bassa da non poter essere individuata nemmeno con le più sofisticate tecniche di conteggio come ad esempio l’amplificazione genica".

Questo ovviamente non significa che il virus non sia più nell’organismo. Potrebbe infatti nascondersi, come avviene nell’uomo, nel midollo spinale o nelle ghiandole.

I test sull’uomo potrebbero cominciare fra un paio d’anni presso quei malati il cui virus già oggi si mostra resistente alle triterapie. Si tratta di circa il 10-20 per cento dei malati.

di Giacomo Leso e Demetrio Fury

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