È AMORE O ‘AMICIZIA SPECIALE’?

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"Incontro sempre persone che non sono disposte a impegnarsi in un vero rapporto, ma si definiscono solo amici particolari. Ma io ci sto male". E l'esperto: "Parti da...

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Gentile esperto,
ti sto scrivendo perche’ ho bisogno di un tuo consiglio, e magari anche un po’ per sfogo. Premetto che personalmente non ho problemi di coming out, in quanto da qualche anno a questa parte, sia i miei genitori che i miei amici/colleghi sanno di me, e vivo la mia sessualità serenamente (nei limiti del possibile). Il mio problema principale, o meglio quello che mi sta portando alla follia, è il comportamento AMBIGUO del “mio” ennesimo AMICO SPECIALE….
In primis, c’e’ da dire che non sono una persona particolarmente farfallona, ma neanche asessuata… Da quando ho iniziato a frequentare l’ambiente gay fino ad oggi (oramai sono 4 anni) tutte le persone che mi si avvicinano instaurano con me un rapporto che chiamano allegramente “amicizia speciale”. Il punto e’ che non sono io ad approcciare o mostrare interesse in prima battuta per queste persone, ma il viceversa. Ora ti chiedo se e’ possibile che questa gente a trent’anni riesca ancora confondere i sentimenti: l’amicizia con l’amore… partorendo degli ibridi che non sono né carne né pesce… o è soltanto un alibi dietro cui nascondersi per non ammettere a se stessi che si è gay (come io credo). Se questo effettivamente e’ possibile, come mi devo comportare…?? Probabilmente non c’e’ una vera risposta al mio quesito, ma questa situazione mi sta portando un po’ alla pazzia, soprattutto dato che sto vivendo la terza relazione di questo tipo.
L’ultima attualmente in corso la sto vivendo con una persona con cui mi trovo particolarmente bene, e che credo ricambi i miei sentimenti, ma purtroppo lui non riesce ad accettarsi (anche se ammette di non essere bisex). Conseguentemente non vuole impegnarsi oltre alla solita “amicizia speciale”. Purtroppo sono una persona che quando si innamora, si affeziona profondamente e che vuole anche essere ricambiata. Ora, non so piu’ come comportarmi, c’e’ mi ha consigliato di dargli tempo, e di non pretendere troppo, ma come si fa a non pretendere di essere ricambiati quando si è innamorati di una persona che anche solo in parte lo fa? L’esperienza mi ha insegnato che piu’ il tempo trascorre e tanto peggio ci starò se le cose non dovessero evolversi per il verso giusto. D’altra parte non mi è nemmeno facile lasciarlo in quanto mi fa capire che ci tiene a me e io ne sono innamorato…
Possibile che debba iniziare a chiedere alla gente se è repressa prima di frequentarla? E di evitarla come la peste se mi dice di sì per non diventare totalmente ammattito? Eppure non mi aspetto che la gente abbia fatto l’outing, ma soltanto che sia serena con se stessa, e non faccia prima un passo per avvicinarmi e poi 5 indietro per scappare… Possibile che ce ne siano così tanti? Eppure non mi sembra una cosa tanto difficile da capire… voglio dire.. e’ come scegliere tra le bambole o le pistole (o ti piace giocare con una o con l’altra…). C’è forse qualcosa di sbagliato nel mio modo di approcciare le persone?
eternalove

Salve eternalove,
già il nick suggerisce un mito tipico delle relazioni intime, l’amore per sempre!
Mi sono sentito stimolato su vari punti della tua lettera e, cercherò di offrirti qualche suggerimento, come chiedi, facendo allo stesso tempo un’opera di integrazione del tutto.
Il fatto che ci siano persone ancora sono in progress rispetto alla propria identità sessuale non è una novità. Come è vero che, per altri versi, molte persone sono confuse per altri motivi che non riguardano affatto la sfera sessuale.
E’ vero che, come sfortunatamente te hai avuto modo di sperimentare, esistono individui ancora incapaci di definirsi e di contattare autenticamente e pienamente le loro emozione, il loro sé più autentico. Non è facile, occupati, come spesso siamo un po’ tutti, da mille faccende, a volte dediti al superficiale e al superfluo, al rapido e cangevole evolversi del costume, non permettiamo a noi stessi di fermarci, di stare, di ascoltare… noi stessi con le orecchie del cuore (sì, credo che anche il cuore abbia orecchie!).
Di fronte a coloro che percepiamo come confusi, la cosa più giusta e sana per ciascuno di noi è ridefinire noi stessi, sia nella vicinanza sia nella distanza con l’Altro; non credo ci siano altri modi se non quello di “partire dal proprio Sé”. Solo così saremo in grado di occuparci del nostro benessere, evitando comportamenti masochistici e autodistruttivi e, paradossalmente la cosa più difficile a credere è che questo è anche l’unico modo, in una relazione intima, per aiutare l’altro nel suggerirgli, direttamente e indirettamente, quello che non va e cosa potrebbe essere cambiato.
Sui dubbi del tuo terzo partner, il processo credo sia tutto suo, va rispettato nei tempi e nei modi che si consente; sicuramente puoi stargli vicino, quando te lo permette e, invece, a distanza quando non comunica… e qui ritorniamo al discorso di prima!
Stop agli assiomi e alle generalizzazioni: il tempo passa e le cose peggiorano solo se si persiste nel copione ripetitivo e nel reiterante e inconcludente malessere! E poi, le risorse e gli stimoli dell’esperienza “Vita” sono così imprevedibili che a volte stravolgono il corso delle cose con nostra grande sorpresa. Dai tempo al tempo, soprattutto per ciò che ti riguarda.
Infine, riprendendo la tua metafora delle bambole e delle pistole, non dimenticare che c’è chi preferiva giocare con le une o con le l’altre ma anche chi ha giocato con tutte e due!
Se avessi incontrato uno come te, alla tua età, e avessi avuto una qualche forma di relazione, immagino che non mi sarei sottratto dalla possibilità di proporti un gioco, “Uno monta la luna…?” …magari!
Con simpatia,
Maurizio Palomba, psicologo, Roma

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