È GIUSTO DIRLO AI GENITORI?

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Mario, 39 anni, militare, vive la sua seuualità serenamente, dopo tente sofferenze. Ma un dubbio ancora rimane: se rivelarsi ai suoi. Una mamma dell'Agedo gli risponde con le...

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Sono ormai passati 13 anni da quando ho baciato il primo uomo della mia vita (mio primo Amore), oggi ho 39 anni, vivo la mia senssualità in maniera più che cosciente, razionale ed accettata, giacchè il mio lavoro mi porta a stare lontano dalla famiglia d’origine (genitori in età avanazata, 5 fratelli ed una sorella, tra l’altro mia gemella).

Per molti anni ho cercato la maniera più naturale per poter trasmettere ai miei la mia diversità, ma ahimè vuoi per il tipo di lavoro (sono militare in carriera), vuoi la patriarcalità della famiglia, vuoi per la religiosità della famiglia, vuoi per, fondamentalmente, la forte esistenza di pregiudizi, non ho mai avuto modo, occasione, attimo, per poter esternare il mio Essere!

Il mio carattere, benchè socievole, simpatico, spiritoso, sotto l’aspetto della sessualità si è dovuto indurire, reprimere.

Non aver mai potuto avere un conforto, un confronto, ma neache un dialogo, sulla diversità, a parte qualche Vero Amico (etero), non sono mai riuscito ad esternare questa mia diversità e non, come viene anche creduto, perversione diabolica.

La mia domanda è questa: "E’ giusto, od anche, è importante che i genitori sappiano?" I fratelli, le sorelle, col tempo comunque sapranno, poco potrà importare se capiranno od accetteranno, ma i genitori? Penso che se ne facciano una malattia, un patos, una colpa, fors’anche dovuta al collegare la cosa ad un tipo di rapporto sessuale, avuto in gioventù, non vissuto armonicamente.

Continuo a nutrire dubbi su questo rivelarsi ai genitori: secondo me potrebbe essere la goccia che fà traboccare il vaso e facilitarne la dipartita da questo mondo terreno. Nel ringraziare anticipatamente per la risposta, voglio solo infine dire che ammiro, lodo e gioisco di cuore sul dato di fatto che oggi, grazie a gente veramente pregna d’amore, esista un’associazione di genitori i cui figli non ripudia solo perchè diversi. Grazie!!!!

Mario

Caro Mario,

ho letto la tua lettera e, dopo qualche riflessione, ho deciso di risponderti.

Sono la mamma di un ragazzo gay di 24 anni. Da poco tempo faccio parte dell’associazione di genitori AGEDO. Immagino non sia stato facile per te affidare la tua lettera alla rete, anche se sapevi di parlare a persone amiche. Mi permetto di usare il tu, perché potrei essere tua madre.

Anch’io ho fatto un po’ di fatica all’inizio ad espormi, firmare le mie lettere, parlare delle mie emozioni in pubblico e rompere il muro del silenzio che è il nostro vero nemico.

Immagino le tue difficoltà considerando la professione che svolgi, ma il tuo carattere, l’indipendenza economica e – mi pare di capire – la vicinanza di una persona che ti vuole bene – ti sono certo di grande aiuto, credo tu possa considerarti fortunato..

Io non ho la pretesa di darti dei consigli. Farò solo un po’ di riflessioni, come se ti parlassi, da vecchia zia! Tu pensi ai tuoi genitori, molto anziani e ti chiedi se non sarebbe bene far sapere loro la verità. Certamente ti vogliono bene, penso siano fieri della tua posizione sociale e delle tue qualità.Credo che in fondo – ma posso sbagliare – il problema sia più tuo che loro. Solo tu puoi sapere se quando – il più tardi possibile – i tuoi genitori non ci saranno più, ti potrà esser di peso il fatto di non aver confidato questo importante aspetto della tua vita. Ci sono comunque molte cose che i genitori non sanno – fingono di sapere – fingono di non sapere – ma ciò non cambia i sentimenti d’amore e la reciproca stima. Ho amiche che hanno sempre nascosto ai genitori le sofferenze di un matrimonio difficile, per non dar loro motivo di pena. Purtroppo la vita a volte ci obbliga talvolta a nascondere una parte di noi a coloro che amiamo. Hai pensato di parlarne con qualcuno dei fratelli – o sorelle – con cui hai più confidenza? Spesso le persone sono più aperte e tolleranti di quanto noi pensiamo.

E’ molto doloroso non potersi sfogare con nessuno. Io all’inizio l’ho provato (ho saputo di mio figlio due anni fa) . Io abito in una cittadina supercattolica del Veneto dove tutto è bene e accuratamente coperto e non si parla di queste cose. Per fortuna ho trovato un gruppo misto di gay e etero (e c’è anche un’altra mamma!) che hanno in programma l’organizzazione del servizio di un telefono amico e in questi incontri c’è un positivo scambio di amicizia e di esperienze. Purtroppo mio figlio e il suo compagno vivono a 300 km da me, ma sono contenta se ciò permette loro una vita più serena. Mi sono guardata intorno per vedere di capirne di più e per potere rendermi utile. Ho conosciuto ragazzi molto più giovani di te che sono andati via da casa, senza dire nulla. Altri che vengono ancora portati da medici e fattucchiere nella speranza che "rinsaviscano", altri (penso ad un gruppo di simpaticissimi signori gay di una certa età che ho conosciuto recentemente) hanno mamme novantenni che se li vedono sfilare al gay pride non fanno una piega! Le situazioni famigliari sono molto varie e non c’è una regola o una soluzione migliore o peggiore di un’altra. Ognuno fa ciò che può.

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