ENTRERÒ NEI CARABINERI

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"Come mi devo comportare riguardo alla mia omosessualità, che non ho mai nascosto?". Risponde un poliziotto gay: "Non fai una scelta facile, tutto dipende dall'ambiente che trovi".

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Innanzitutto ciao e grazie a chi leggerà la lettera!
Il mio è quesito che riguarda una grossa decisione presa per il mio futuro. Senza girarci troppo attorno la questione è che voglio arruolarmi nei carabinieri!
Le paure per i cambiamenti sono tante è vero, ma una sopra tutte domina. Come mi devo comportare riguardo la mia omosessualità?!
Nella mia vita da quando ho consapevolezza del mio essere gay nn ho mai fatto mistero delle mie preferenze pur non palesandole con il mio comportamento. Ho sempre ritenuto che per instaurare dei rapporti sinceri lo dovevo essere io per primo. Quindi la mia vita nn è stata quasi mai costellata di coperture eterosessuali e anzi mi si è definito molto spesso una persona “gay pride”!
Ora la cosa è diversa, e le voci sulla presunta o reale omofobia in caserma che mi arrivano sempre più forti dai miei amici e dalle persone che mi sono attorno mi pressano nn poco. Io sicuramente nn cambierò idea, ma nn so davvero cosa fare e come comportarmi in caso queste realtà esistano davvero.Ho bisogno di consigli nn solo sul piano umano ma anche di tipo legale se dovesse accadere qualsiasi cosa!
Un grazie anticipato e complimenti per il lavoro che l’intera redazione del sito svolge.
M.

Caro M.,
mi hanno colpito nella tua richiesta la determinazione della scelta e la saggezza nel voler acquisire ogni elemento per avere il quadro più completo possibile delle eventuali difficoltà che potresti incontrare nella professione di Carabiniere, con riferimento alla tua preferenza sessuale.
Non è una scelta di lavoro facile e non esistono risposte univoche alle tue domande. L’ambiente militare e delle Forze dell’Ordine in generale non soffre specificamente di omofobia gerarchica, nel senso che i guai normalmente non derivano dai vertici, ma dai colleghi o commilitoni che accorgendosi dell’orientamento sessuale di un loro compagno possono reagire con modalità estremamente disomogenee. Conta l’eta dei colleghi, la tipologia del servizio, ma anche la capacità di alcuni di riuscire a coalizzare parte dell’ufficio o del reparto contro il malcapitato. Può succedere di tutto. A parte gli scherzi e gli apprezzamenti pesanti, la situazione può condurre a rendere la vita lavorativa un inferno, piena di problemi, ma anche di sanzioni disciplinari fino al licenziamento volontario o causato da mancanze più o meno concrete, ma sicuramente pretestuose.
In sostanza, non è l’ambiente di per sé omofobo, né genericamente lo sono i vertici, piuttosto trattandosi di lavori dove la forma e la “normalità” sono anche sostanza, laddove si ha a che fare con colleghi giovani, operativi, in gamba, le cose possono filare liscie per molto tempo, ma se accade la disgrazia tutt’altro che improbabile di trovare pure solo un collega, magari più anziano, anche semplicemente omofobo per stupidità, tutto può divenire estremamente difficile.
Ecco perché non esiste una ricetta. Vi sono casi e casi. Di sicuro è una scelta lavorativa più difficile e maggiormente pericolosa di altre per un gay. Certo contano molto anche la propria personalità, il grado di evidenza, la simpatia, la capacità di coinvolgere gli altri, le specifiche doti che ci caratterizzano. Anche l’età ha il suo peso. Quando superi i 35 e non ti sei sposato e non hai figli cosa racconti in un ambiente di colleghi apparentemente perfetti ? Divieni automaticamente la mosca bianca.
Consiglio immediato è comunque di evitare di parlare apertamente della propria omosessualità in tali contesti. Solo dopo lunga conoscenza e frequentazione extralavorativa con colleghi si può decidere di fare confidenze. Se sbagliamo valutazione non perdiamo solo un amico, ci creiamo un guaio a lavoro, luogo dove ogni giorno dobbiamo recarci. Voglio dire che la saggezza in queste scelte è fondamentale. Perdere un amico può dispiacere, un problema sul luogo di lavoro ce lo dobbiamo tenere con tutto ciò che comporta.
Purtroppo nell’ambiente militare, ivi compresa l’Arma dei Carabinieri, non vi sono organismi di tutela effettiva circa situazioni di mobbing per di più che traggano origine dall’orientamente sessuale. In caso di problemi si deve fare affidamento a superiori comprensivi che ci cambino di sede o di ufficio o comunque ci garantiscano un minimo di protezione, e non sempre tali soggetti sono a portata di mano, anzi, potrebbero indurci al licenziamento o lasciarci morire nel problema.
Per una trattazione più esaustiva e per avere altri pareri oltre al mio, ti consiglio di lanciare un messaggio anche nella mailing list http://it.groups.yahoo.com/group/MILITARIGAY/ ove appartenenti alle Forze di Polizia e Militari hanno iniziato a confrontarsi sulle specifiche problematiche.
In bocca al lupo.
Francesco (Pontormo), poliziotto.

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