GAY, CREDENTE E DISPERATO

di

"Mi aiuti, padre: non riesco ad accettarmi, rinuncio anche alla Comunione, e tutte le mie storie finiscono male". L'esperto: "Non è l'esperienza omosessuale a costituire peccato".

CONDIVIDI
0 Condivisioni Facebook Twitter Google WhatsApp
0

Clicca mi piace per non perdere nemmeno una notizia.


Caro Padre sono un giovane avvocato, le scrivo perchè sono disperato, sono un cattolico particante, ma in questi ultimi anni non riesco più a fare la comunione ad andare in chiesa come prima. So di essere in peccato ma cosa ci posso fare, non mi accetto completamente, vengo da una famiglia borghese tradizionalista non bigotta, ma non accetterebbero mai la mia situazione, loro pensano ancora che io possa sposarmi, si lo so posso farlo ma sarei un infelice. Ho avuto molte storie ma quando stavo per concretizzare con qualcuno tutto andava all’aria.
Mi aiuti padre sto vivendo un periodo di isolamento e di solitudine. Grazie e scusi per la mia disperazione. luca

Caro Luca,
1) penso che tu potresti cominciare da “un’operazione” preliminare e liberatrice: accantona ciò che pensa la tua famiglia, ciò che hai imparato al catechismo, le storie che sono andata all’aria. So bene che tutto questo rappresenta per te un peso schiacciante e che di fatto non si può girare pagina con tanta disinvoltura. Ma l’operazione che ti consiglio ha lo scopo di liberare il paesaggio interiore da tutte le presenze invasive ed oppressive. Infatti finché tu non riuscirai a togliere dal palcoscenico tutte queste comparse, non sarà possibile che tu metta al centro te stesso. Gli altri, ovviamente, ci sono né sempre sono oppressivi ed ingombranti, ma forse il tuo problema non è affatto l’omosessualità (che è una realtà, non un problema) ma il fatto che tu non ti accetti e, quindi, la tua disperazione deriva dal non sentirti in regola con i desideri, i modelli, gli insegnamenti che provengono dall’esterno. Finchè tu leghi la tua “felicità” al bisogno di essere in sintonia con la mamma, il papà, il parroco ., vivrai da “alienato”, cioè dipendente dall’esterno. E’ la strada più sicura per precipitare nella disperazione e per ammalarti. Che ne dici?
2) Metti al centro un cammino di accoglienza di te stesso nella consapevolezza che non sei uno sgorbio, né un malato, né un peccatore. Certo tutti siamo peccatori, ma non è l’esperienza omosessuale a costituire peccato. Sei una persona culturalmente attrezzata e, quindi, la lettura di alcuni libri ti risulterà persino gradevole. Comincia con “Amori senza scandalo” (Edizioni Feltrinelli, di Paolo RIGLIANO).
3) Se poi vuoi andare oltre il pregiudizio di un certo cattolicesimo tradizionalista, potrai leggere alcuni libri che ti documenteranno quanto sia rozzo e infondato mettere in contrappposizione la fede cristiana e l’ esperienza omosessuale. Se consulti il sito internet (www.viottoli.it) della mia comunità in particolare nella sezione “Fede e omosessualità” troverai abbondanti riferimenti bibliografici e precisi rimandi a queste opere.
Sappi che la disperazione non è affatto il tuo destino. Sei anche tu “chiamato da Dio” a costruire la tua felicità senza negarti e senza reprimere i tuoi bisogni. Proibito chiudersi o isolarsi!!
Ti abbraccio con grande affetto.
don Franco Barbero (franco.barbero@viottoli.it – www.viottoli.it)

di Franco Barbero

Tutti gli articoli su:


Commenta l'articolo...