GIOCHI OMOSEX D’INFANZIA

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"Da piccolo mio cugino mi faceva fare 'strane cose'. E mi piaceva. E' per questo che sono gay?". E l'esperta: "La sessualità è determinata da molti fattori".

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Ciao Leo, sono Davide e volevo sottoporti il mio problema nella speranza che tu possa essermi di aiuto. Ho 20 anni e da sempre so di essere Gay, i ragazzi mi sono sempre piaciuti ma ultimamente sta tornando a galla la memoria di un passato che avevo cercato di dimenticare. Io non so a cosa sia dovuta l’omosessualità ma prova a dirmi se ciò che mi è successo è stato determinante.
Si tratta di mio cugino. Quando eravamo piccoli (io avevo circa nove anni e lui quattordici) mi faceva fare con lui degli “strani giochi”… ti puoi immaginare a cosa mi riferisco. Non ne ho mai parlato con nessuno ma ora che ho fatto chiarezza nella mia vita accettando la mia omosessualità (ancora nascosta ai più) questi pensieri mi tormentano. Ricordo i suoi baci appassionati, le sue masturbazioni, a volte mi veniva addosso… ma il dramma è che a me, almeno per quel che mi ricordo, piaceva; diciamo che ero innocentemente compiaciuto ed è questa la cosa più strana.
Ora mi chiedo se tutto questo non fosse mai successo magari a quest’ora sarei etero? In fondo è da allora che ho cominciato a guardare al mio stesso sesso e certe volte mi dico che è colpa di mio cugino. Premetto che non lo vedo da anni, le nostre famiglie hanno litigato e ne ho perso le tracce.
Aiutami ti prego, dammi solo un parere: è possibile che la mia omosessualità sia stata causata da quegli avvenimenti?
Grazie infinite
Davide

Caro Davide,
contrariamente a quanto puoi pensare, episodi di iniziazione sessuale infantile tra coetanei o quasi, come quello che mi descrivi, sono piuttosto comuni. Anche il tono del tuo racconto non suona drammatico, tanto che tu stesso sembri ricordare quell’intimità fisica con tuo cugino più con curiosità e piacere che come un’esperienza traumatica. Semmai mi sembra di leggere tra le righe una preoccupazione e un’ansia attuali: il chiedersi se l’omosessualità che hai sempre data per scontata, non possa essere in realtà il prodotto di quelle esperienze “particolari”. Il chiedersi se non sarebbe per te possibile “curare” i danni (ma ci sono stati davvero dei danni?) provocati da quegli episodi in modo da poter essere “normale”. Non è possibile dare una risposta certa ai tuoi dubbi.
Tuttavia è del tutto evidente che le nostre esperienze di vita modellano il nostro comportamento attraverso l’abitudine. Quindi il fatto di avere avuto dei contatti sessuali soddisfacenti con un corpo maschile già nella seconda infanzia può averti abituato a pensare all’omosessualità come a qualcosa di familiare e appagante, piuttosto che a qualcosa di misterioso e disturbante, ti può in un certo senso aver reso più facile praticarla. Se la tua esperienza fosse stata invece di tipo traumatico, ad esempio un abuso perpetrato su di te in maniera violenta da un adulto, probabilmente vedresti l’omosessualità (ma mi verrebbe da dire, la sessualità) in maniera assai più negativa e la rifiuteresti, sia che tu ti definisca da adulto omosessuale o eterosessuale.
Questi “strani giochi” con tuo cugino possono essere stati forse in qualche modo facilitanti, ma non certo determinanti.
L’orientamento sessuale ovvero l’essere attratti da persone dell’altro sesso, dello stesso sesso o di entrambi, sembra essere determinato non da uno solo, ma da più fattori, che interagiscono in ogni persona in modo diverso. Predisposizione genetica, fattori socio-culturali e in particolare l’educazione al ruolo sessuale (essere maschi o femmine in modo più o meno conformista), prime esperienze sessuali e fattori cognitivi lavorano tutti insieme nella storia di vita di ognuno di noi rendendoci più o meno facile il vivere esperienze omosessuali o il definirci stabilmente omosessuali.
Che tu fossi innocentemente compiaciuto di quei giochi è comprensibile perché l’attrazione che ti dimostrava quel cugino più grande ti faceva sentire importante. Forse in realtà non capivi fino fondo il senso adulto di ciò che facevate insieme, ma ne eri incuriosito e stimolato.
Oggi come oggi dovresti piuttosto interrogarti su quanto l’essere omosessuale sia per te fonte di stress e preoccupazione, magari in rapporto con la famiglia o con i coetanei. Mi sembra di intuire che ciò che ti fa ripensare a quegli episodi della tua infanzia, alla ricerca di una causa e, forse, di una possibilità di cura, sia il desiderio di potersi rilassare in una normalità sociale che non comporta sensi di colpa o necessità di nascondersi. E’ comprensibile, ma allora forse quello che può servirti è un aiuto professionale per sostenere il tuo processo di accettazione, qualcuno al quale confidarsi e che stia dalla tua parte e ti aiuti a costruire la tua “normalità omosessuale”.

di Mirella Sandonnini

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