HIV: TERAPIE A MISURA D’UOMO

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In Galles, il team della dott.ssa Olwen ha sperimentato ottimi risultati semplicemente creando un rapporto migliore con il paziente. Una lezione che molti medici dovrebbero imparare.

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L’efficacia delle attuali terapie ha portato molte persone infettate dall’Hiv a vivere più a lungo e in migliori condizioni di salute rispetto a quanto accadeva alcuni anni fa. E’ importante, però, che chiunque, sia le persone sieropositive che quelle che gli vivono vicino, conoscano sia i benefici che i rischi dei farmaci contro l’Hiv.
La cosa principale da capire è quali sono le scelte terapeutiche e come trovare un equilibrio tra il controllo del virus e il mantenimento di una buona livello di qualità di vita giorno per giorno. Salvaguardando la salute del sistema immunitario, in modo da combattere la malattia, le terapie contro l’Hiv possono mantenere le persone in salute e attive sia ora che in futuro.

La dottoressa Olwen Williams che lavora al Wrexham Maelor General Hospital del Galles del Nord, è stata nominata “Donna gallese dell’anno 2000” per il suo lavoro nella promozione sull’Hiv e la salute sessuale in Galles. La Olwen e la sua squadra hanno adottato un approccio olistico nel trattare i pazienti sieropositivi, nella convinzione che armonizzare i farmaci all’individuo e al suo stile di vita, sia la chiave per il successo nella terapia dell’Hiv.
Uno dei modi in cui realizzano questo obiettivo consiste nell’incoraggiare i loro pazienti a valutare e discutere le scelte possibili nel trattamento e di attivarsi a porre tutte le domande circa i medicinali che stanno prendendo. «Il nostro scopo è che i nostri pazienti stiano bene, ora e per molto tempo. Al Wrexham Maelor, la relazione dottore-paziente è basata sulla fiducia, la comprensione, l’impegno e l’onestà. Da questo punto di partenza siamo sicuri che il trattamento farmaceutico è confezionato per adattarsi allo stile di vita della persona».
Dal momento che molte delle persone che prendono medicinali contro l’Hiv sperimentano effetti collaterali, Olwen e il suo team discutono le implicazioni legate al fatto di convivere con questi, subito all’inizio del trattamento. «Già dal principio, incoraggiamo i nostri pazienti ad assumere un punto di vista a lungo termine sulla loro terapia e ci assicuriamo che siano pienamente consapevoli delle varie opzioni terapeutiche loro disponibili».

Questo approccio è molto importante perché gli effetti collaterali possono andare e venire nel corso delle prime settimane o mesi di terapia (effetti collaterali a breve termine) o possono emergere più lentamente, dopo parecchi mesi o anni (effetti a lungo termine). Alcuni possono essere ovvi, come le eruzioni cutanee, la diarrea o le emicranie, mentre altri, come le alterazioni dei livelli di grasso nel sangue o i cambiamenti nello stato di salute del fegato, dei reni o di altri organi, possono a volte essere scoperti solo attraverso degli esami.
Le terapie contro l’Hiv possono anche sconvolgere alcuni dei normali processi metabolici del corpo e provocare così cambiamenti visibili nella forma corporea (accumulo o perdita di grasso in particolari zone). Sono cose con cui può risultare spiacevole convivere e che rendono molto difficile restare motivati a prendere i medicinali.
Il consiglio della Olwen a tutti i sieropositivi è di essere completamente onesti sulla propria abilità nell’affrontare le medicine e ogni effetto collaterale. «Le terapie contro l’Hiv includono dei check-up regolari, la conta dei CD4 e della viremia ogni tre mesi e un impegno a assumere i medicinali. E’ facile dimenticare una somministrazione, ma se non sei onesto e non lo dici, e ci sono cambiamenti nella carica virale o nei CD4, il dottore potrebbe pensare che la terapia stia fallendo».

di Gay.com UK

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