HIV: TERAPIE DIVERSIFICATE

di

Non si possono piu' somministrare terapie anti-HIV uguali per tutti. Questo ed altri dati sono emersi dal Workshop sull'Aids in corso a Roma, fino al 3 aprile.

ROMA – Tailoring: questa la parola d’ordine della terapia per l’infezione da HIV. Non si possono piu’ somministrare terapie anti-HIV uguali per tutti, ma il tipo e le dosi dei farmaci antiretrovirali debbono essere “tarate” sulla singola persona con HIV/AIDS, considerando le variabilita’ individuali del paziente come la capacita’ di assorbimento dei farmaci, il sesso, il peso corporeo, l’eventuale co-infezione HIV-HCV.
Questo ed altri dati sono emersi dai risultati di una ricerca resi noti in occasione del “5th International Workshop on Clinical Pharmacology of HIV Therapy” promosso dall’Istituto di Clinica delle Malattie infettive dell’Universita’ Cattolica di Roma, che vede la partecipazione fino al 3 aprile (Auditorium, L. F. Vito 1) di oltre 200 clinici, virologi e farmacologi europei e nordamericani.
La terapia dell’AIDS si fa sempre piu’ complessa ma il futuro impiego di test per determinare le concentrazioni dei farmaci nel sangue agevolera’ il clinico che, secondo un’indagine conoscitiva condotta su 300 infettivologi italiani, considera suoi obiettivi principali proporre un regime terapeutico a lungo termine e che possa essere in grado di prevenire l’insorgenza di resistenze.
“Lo scopo del workshop – spiega il prof. Roberto Cauda, direttore dell’Istituto Clinica delle Malattie Infettive dell’Universita’ Cattolica – e’ quello di riportare i dati piu’ recenti delle ricerche cliniche e di laboratorio sull’argomento e discutere a livello di massimi esperti mondiali le strategie per ridurre le tossicita’ e le interazioni sfavorevoli tra farmaci, nonche’ aumentare l’efficacia delle terapie a disposizione”.
La terapia antiretrovirale ha cambiato la storia naturale dell’AIDS cronicizzando la patologia. Ma i farmaci impiegati per bloccare l’HIV presentano importanti problemi di tollerabilita’ e tossicita’ nel lungo termine. “Fino ad oggi – ha detto il dott. Andrea De Luca, ricercatore presso l’Istituto di Clinica delle Malattie infettive della Cattolica – per queste terapie negli adulti si e’ utilizzato il criterio di ‘un dosaggio uguale per tutti’, senza prendere in considerazione diversita’ individuali legate a peso corporeo, sesso, capacita’ individuali di assorbire ed eliminare il farmaco”. Molte persone sieropositive, a causa della co-infezione con i virus dell’epatite, hanno un fegato meno funzionante ed eliminano i farmaci assunti con maggiore difficolta’ rischiando cosi’ di raggiungere livelli ematici di farmaci antiretrovirali eccessivi, che causano effetti tossici maggiori. Inoltre, alcuni farmaci anti-HIV possono interagire tra di loro o con altri medicinali che il malato deve assumere per la cura di malattie concomitanti, con un conseguente aumento o diminuzione della quantita’ di farmaco attivo nel sangue. Talvolta le interazioni possono essere “sfruttate” in senso favorevole: riducendo l’eliminazione di un farmaco ad esempio, si possono ottenere livelli piu’ elevati nel sangue e nelle cellule infettate dal virus e quindi ridurre il numero di compresse da assumere, o si puo’ superare l’ostacolo costituito dall’HIV divenuto talvolta parzialmente resistente al farmaco stesso. Adesione e gestione delle resistenze sono le problematiche percepite come le piu’ complesse e difficili da gestire dal clinico: “sono in certa misura le due facce della stessa medaglia”, ha affermato il dott. De Luca commentando i risultati della ricerca condotta sugli infettivologi italiani che indicano le due questioni al top delle loro preoccupazioni di clinici, rispettivamente con il 40% e il 30,67% delle risposte alle interviste. Questi numeri confermano le percentuali delle risposte date dai clinici italiani quando hanno dovuto indicare gli obiettivi principali che hanno in mente quando devono scegliere la terapia antiretrovirale: il 42,03% indica il proporre un regime terapeutico efficace e a lungo termine, il 21, 01% un regime in grado di evitare l’insorgenza di resistenze”.

Leggi   HIV, nessun contagio se ci si cura: lo studio che lo conferma
Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...