I GAY E LA GIUSTIZIA DIVINA

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"Se Dio ha distrutto Sodoma e Gomorra per la loro depravazione sessuale è giusto oggi accogliere nella sua santa casa queste persone? Non stiamo offendendo Dio e Gesù?"...

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Se Dio ha distrutto Sodoma e Gomorra per la loro depravazione sessuale e’ giusto oggi accogliere nella sua santa casa queste persone?

Non stiamo offendendo Dio e Gesu?

Gentile amico,

anch’io condivido la sua preoccupazione di non offendere né Dio né Gesù.

1) Penso che noi cristiani nei secoli più volte abbiano usato il nome di Dio o di Gesù a sostegno delle nostre ideologie o dei nostri interessi. Quante cose, quante vicende tristi, soprattutto quante sofferenze e quante violenze abbiamo introdotto nel mondo con il nome di Dio sulla bocca.

Certamente non le sfugge una conoscenza storica di questi ultimi due millenni.

Il cristianesimo ha rappresentato una forza di liberazione per molte persone (questo non dovrebbe mai essere dimenticato o sottovalutato), ma nello stesso tempo la nostra tradizione religiosa ha calpestato i diritti fondamentali delle persone e ha ferito l’intimità, la parte più recondita di ogni individualità.

Anche uno sguardo veloce alla storia di questi due millenni potrà facilmente evidenziarne la scarsa considerazione o addirittura l’emarginazione che la chiesa cattolica gerarchica ha decretato e realizzato per gli ebrei, gli zingari, le donne, i gay, le lesbiche, gli eretici, i liberi pensatori, le persone dissenzienti, le razze meticce …

Le assicuro che questa mia parziale rilevazione non mi rallegra. Non si parla a cuor leggero dei mali di casa nostra … e la chiesa, per lei come per me, è casa nostra.

2) Sono sicuro che lei mi muove questa osservazione per motivi di onesta coscienza, desideroso di essere fedele a Dio e rispettoso del dato testuale della Scrittura.

La sua domanda mi dice inoltre che Lei fa della Scrittura un punto di riferimento strutturante per la sua fede. Su questo terreno mi sento molto vicino a lei e le voglio manifestare una profonda sintonia di intenti.

Voglio però, nello stesso tempo, proporle un approfondimento sul terreno della interpretazione e della ermeneutica (complesso di regole che determinano l’interpretazione, il contesto, i linguaggi, l’antropologia, la linguistica … dei testi biblici).

La citazione del passo della Genesi su Sodoma e Gomorra, con l’interpretazione che lei mi fornisce, evidenzia quanto potrebbe essere utile confrontarsi seriamente con gli studi ebraici, cristiani, islamici che sono comparsi in tutto il mondo e anche in Italia negli ultimi 50 anni.

Lei potrà anche trovare sul nostro sito www.viottoli.it (dove la invito anche a visitare la sezione “Fede e omosessualità” accessibile dalla homepage in alto a sinistra) un’ampia bibliografia a livello biblico e teologico in cui sono presentissime le opere di esegeti e teologi e teologhe cattolici (http://www.viottoli.it/appuntidiviaggio/dossier/appunti35.html).

Oggi rifarsi alla vecchia esegesi di Sodoma e Gomorra per parlare di “depravazione sessuale” significa, mi spiace ricordarglielo, non tener conto o semplicemente non conoscere una biblioteca di migliaia di opere.

Negli ultimi 40 anni mi sono seriamente impegnato e confrontato con questi studi e ho ringraziato Dio per la varietà e la ricchezza dei nuovi orizzonti che sono fioriti nei cuori di milioni di persone e che hanno prodotto nella teologia fecondi ripensamenti.

So bene quanto sia difficile compiere questi studi per chi non è addetto ai lavori, ma Dio ha dato a Lei, come ad ogni creatura, la più grande risorsa della vita: la capacità di ripensare, di non chiudersi nel già noto, il desiderio di ascoltare nuove voci.

Se Lei intendesse avere sotto mano una consistente bibliografia e avviare una gioiosa e insieme sconvolgente ricerca, io sarei disponibile a dialogare con Lei e, se lo ritiene opportuno, a proseguire la nostra corrispondenza.

3) Mi sembrerebbe importante non sottovalutare la presenza di gruppi di gay e lesbiche credenti ormai largamente presenti in tutte le chiese cristiane.

Ciò che non ho imparato dai libri mi è stato regalato dai racconti, dalle esperienze, dai palpiti dei cuori di tante donne e di tanti uomini.

Nel libro della vita Dio parla non meno che attraverso le Scritture. Un principio interpretativo che mi sembra fecondo è la capacità di cambiare gli occhiali cioè approcciarci alla Scrittura con le domande della vita. Esse sono come frecce che lacerano il tessuto delle nostre catechistiche e dogmatiche certezze.

Tutto questo è possibile con il rispetto delle più rigorose e tecniche conoscenze dei testi biblici. Oggi gli studiosi e le studiose che difendono la possibilità di vivere insieme l’esperienza omosessuale e l’esperienza cristiana, non lo fanno per accondiscendere ad una moda abbassando il livello delle esigenze evangeliche o piegando i testi ad interpretazioni di comodo. Lo fanno perché è maturato un nuovo concetto di “natura “ e una nuova visione antropologica e, nello stesso tempo, essi possono usufruire di solidi strumenti scientifici nell’approccio ai testi biblici.

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