KISS AND TELL CON L’HIV

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Uno dei problemi più grandi per le persone sieropositive sono le relazioni. Come dirlo al proprio partner? Quando? Occorre rivelarsi sempre, anche nel sesso occasionale?

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di Michael Mancilla

La prima e più grossa barriera che incontri se sei sieropositivo e stai per uscire con qualcuno, è la sua reazione quando saprà la notizia. La dichiarazione può svolgersi in un sacco di modi: prima dell’incontro di persona, ad esempio via internet o in un annuncio personale su carta; dopo pochi preliminari, quando sai che ti piacerebbe che la relazione si spingesse un po’ oltre; o nel modo meno amato, quando l’altro lo scopre per conto proprio e conseguentemente si sente ingannato e sfruttato.

Per molti, dichiarare il proprio status HIV fa persino più paura che chiedere a qualcuno di uscire. Dichiararsi a un potenziale o attuale amante può essere una esperienza paralizzante, a volte a causa del rifiuto subito dalla famiglia o dagli amici. Le persone hanno usato modi diversi per evitare in realtà di dire le parole “Sono sieropositivo” a qualcuno che sta loro a cuore e con cui gli piacerebbe entrare in intimità, emotivamente o fisicamente.

Due nel tango, tre a parlarne
Indipendentemente dal fatto che gli piaccia definirsi “l’orrido latino”, Fernando sta bene in nero. Ci mette un po’ a lucidare i suoi bizzarri stivali militari che vanno con i suoi jeans neri scoloriti e la t-shirt. Ingelatinati all’indietro e tagliati corti sopra le orecchie, i suoi capelli neri corvini sono brillanti, e i baffi neri disegnano un ponte sulla sua faccia. Non è un modello in nessun senso, ma il sorriso emana un calore che riscalda chiunque. Stasera Fernando esce, perciò ci mette tanto a prepararsi. Deve andare ad una Serata Sociale Mensile per uomini sieropositivi. Questi incontri sono reminiscenze delle feste d’appartamento tenute da gay o lesbiche negli anni ’20 o ’30. Lo storico George Chauncey descrive questi eventi nel suo libro Gay New York: Gender, Urban Culture, and the Making of the Gay Male World 1890-1940: «tenuti su base reciproca tra amici, o su una scala più grande da uomini con mezzi eccezionali… molti party come questi erano piccoli incontri, ma altri erano immensi e diventavano appuntamenti regolari nei calendari degli uomini gay. …Le feste, che si tenessero in una villa palladiana o in minuscolo appartamento in condominio, costituivano spazi sicuri in cui la cultura distintiva gay si andava formando». A queste feste, lesbiche e gay potevano socializzare, ballare, flirtare e baciare chiunque scegliessero senza troppa paura di essere arrestati o pestati.

Prima della seconda guerra mondiale, questi e altri eventi sociali avevano un ruolo non scritto di confidenzialità. La loro comodità e sicurezza stava nel fatto che nessuno avrebbe sputtanato gli altri. Molti di quelli che li frequentavano erano considerati eterosessuali al lavoro o dalle loro famiglie. Per conservare impiego e vita sociale, le persone a questi incontri sapevano di dover stare zitte. Oggi, come nei party pre-anni ’60, le Serate Sociali Mensili per sieropositivi restano uno spazio di incontro confidenziale e perciò sicuro. Il pregiudizio persistente contro le persone con HIV/AIDS rende necessaria la riservatezza; è a causa di ciò che questi incontri sembrano feste gay prima della rivoluzione sessuale degli anni ’60.

La paura di dirlo
“Sono un ragazzo molto cattivo” dice Fernando cominciando a spiegare perché ha tre ragazzi. Condisce il suo racconto con un fiume di commenti pieni di giudizi morali che si auto-infligge. Considerandosi poco attraente, permette a se stesso di essere sedotto da belle parole dette da uomini belli. Dei suoi tre ragazzi, a cui si aggiunge il suo visitatore occasionale del weekend, solo uno sa della sua sieropositività.

La paura di Fernando di scoprirsi viene dalla sua esperienza. Più di una volta un amante potenziale lo ha abbracciato e baciato dicendo “Va bene, possiamo sempre essere amici”. E poi non hanno mai più chiamato. Fernando ha i suoi amici, e certamente non ha bisogno di amici che non chiamano, perciò mettersi in una situazione in cui può essere ferito di nuovo così lo spaventa.

Inoltre a Fernando piace avere tre ragazzi, e teme che se si rivelasse, lo abbandonerebbero. La sua paura è, naturalmente, complicata dal fatto che conosce i tre da un po’ di tempo e a due di loro non ha ancora detto nulla. Sente già nelle orecchie la loro risposta sorpresa e scioccata: «Cosa?! Perché non me l’hai detto prima?». Più a lungo terrà il segreto, più difficile sarà rompere il silenzio.

Dal flirt alla penetrazione: quando lo devono sapere?
Ogni flirt che possa finire in intimità emotiva o fisica porta ad un punto cruciale: dirlo o non dirlo. Alcuni non possono o non vogliono affrontarlo, specialmente quando devono farlo più e più volte. Così affrontano la questione in molti modi diversi.

Meglio soli
Le associazioni che incoraggiano gli adolescenti alla castità si stanno sviluppando in tutti gli Stati Uniti. Le donne hanno cominciato a reclamare non solo i loro corpi ma anche le loro imeni proclamandosi “vergini riconvertite”. Questi movimenti hanno guadagnato una certa importanza (e finanziamenti federali) in tutta l’America, ma i messaggi esclusivamente incentrati sull’astinenza per i maschi gay non hanno messo insieme molto entusiasmo. Comunque, la castità anche temporaneamente è una scelta che alcuni fanno, anche se non solo per evitare di dover rivelare il proprio status HIV. «Il sesso è il mezzo attraverso cui ho preso la malattia – dice un uomo – Devo prima risanarmi, capisci, emozionalmente». Anche coloro che devono riprendersi da un abuso sessuale o da una relazione pessima hanno bisogno di un periodo per risanarsi. E se la castità limita l’intimità fisica, può espandere i limiti dell’intimità emozionale e spirituale.

Sesso anonimo o casuale
In uno studio presentato da Peter G. Keogh e Susan Beardsell all’11esima Conferenza Internazionale sull’AIDS, si esaminava l’attività sessuale degli uomini appena contagiati. Subito dopo la diagnosi, alcuni aumentavano drasticamente il numero di persone con cui andavano a letto, mentre altri diminuivano il numero dei partner. Quelli che lo aumentavano, «riferivano una preferenza per non avere nessun contatto emotivo o sociale con i loro partner». Non avere scambi rende più facile, e a volte preferibile, non dichiararsi.

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Alcuni scelgono di evitare l’intimità emotiva e i suoi rischi incombenti, praticando sesso anonimo e occasionale perché in questa situazione non sentono il bisogno di rivelare il proprio status. Se molti sono d’accordo sull’importanza di mettere a conoscenza i partner dello status HIV, molti sottolineano la differenza tra il sesso occasionale e la relazione. Puntualizzano anche i diversi obblighi rispetto a dichiararsi in queste due situazioni. Nelle darkroom, nei parchi o in altri posti dove si pratica sesso occasionale, si è instaurato una sorta di regola sull'”avviso all’acquirente”. Il presupposto è che ogni individuo che frequenta un posto per sesso occasionale è informato del rischio che corre. Quindi, finché si fa sesso sicuro, non sarebbe necessario che una persona sieropositiva lo dica al partner del momento.

Le regole cambiano se si esce con qualcuno per averci una relazione. La maggior parte delle persone insistono sul fatto che il partner dovrebbe sapere. Non tutti, però, seguono sempre questa regola. Costoro si alternano tra un appuntamento con conseguente dichiarazione e l’eiaculazione anonima in silenzio. Inoltre, spesso dipende dalle intenzioni, cioè se lo scopo è una sveltina o fare un po’ più sul serio e magari avere una relazione duratura. Perciò l’incidenza e la proporzione non solo del senso di colpa e della vergogna ma anche delle speranze di accettazione è direttamente correlata con da quanto tempo e quanto a fondo conoscono il partner e lo scopo dell’incontro sessuale.

I freni alla dichiarazione
Tra gli intervistati che hanno riferito un aumento forte dell’attività sessuale e del numero dei partner, molti riportano un aumento dell’ansia nel dichiarare il loro status. Gli intervistati erano più preoccupati di un’invasione della privacy che di un rifiuto, specialmente se cercavano solo sesso occasionale. Alcuni dei loro partner sessuali sono diventati troppo interessati alla loro salute e alla loro vita al di fuori dell’incontro sessuale, e gli intervistati hanno visto ciò «come un’invasione della privacy o come semplicemente angosciante». Il rapporto prosegue: «Gli intervistati hanno riferito di sentirsi in una situazione di forte dilemma: se dichiaravano il loro status, potevano avere reazioni negative o inappropriate che avrebbero reso l’incontro sessuale proibitivo; se non lo dichiaravano potevano trovarsi a essere scoperti o a doversi svelare dopo aver magari rischiato di infettare il partner». Questo vicolo cieco è persino più complicato se l’incontro anonimo sfocia in una relazione duratura. E’ questa spada a doppio taglio che rende il sesso anonimo così facilmente disponibile e pericoloso allo stesso tempo.

Sociale e personale
In America esistono siti web specializzati in annunci personali per persone sieropositive, come www.positivepersonals.com o www.livingpositive.com. Entrambi permettono di eseguire ricerche geografiche e di vedere immagini e profili di altre persone sieropositive (gay o etero) che cercano incontri.

A metà tra la castità e il sesso occasionale con sconosciuti, c’è un punto in cui si può incontrare le persone che conoscono già il tuo status. A seconda di dove vivi, ci può volere un po’ più di lavoro, ma se vuoi davvero trovare una persona con cui relazionarti e che possa accettare il tuo status, ciò non è impossibile. Ci sono anche organizzazioni create soprattutto per single, come quella frequentata da Fernando. Si possono trovare persone attraverso internet, pubblicando annunci personali online in cui il tuo status è reso noto da subito, cosa che elimina la necessità di doversi dichiarare una volta incontrati. Gli annunci offrono uno spazio in cui possiamo presentarci come disponibili, attraenti e anche come positivi oppure come desiderosi di incontrare qualcuno che lo sia. Gay o etero, rivelare il proprio status garantisce che coloro che ti risponderanno ti accettano per quello che sei. Scrivere un annuncio personale è un esercizio utile anche se non lo farai pubblicare. Fare concretamente una lista delle tue qualità e di quelle che cerchi o che trovi interessanti in qualcun altro, rende un po’ più facile orientarsi nella folla di partner potenziali.

Come dirlo a un nuovo partner?
Quando ti dichiari, pensa a come ti piacerebbe che l’informazione fosse presentata a te, ad esempio ad uno dei primi incontri, davanti ad un caffè, passeggiando in un parco o in camera da letto dopo un bacio appassionato? Rivelare il tuo status HIV spingerà la persona con cui sei uscito a prendere una decisione, come nessun altro argomento di conversazione può fare. Rendendolo noto all’inizio della frequentazione, dai al tuo partner il tempo di considerare i rischi emozionali e sanitari che è pronto a prendersi.

In uno studio del ricercatore Daniel Schnell intitolato “La comunicazione dei risultati del test HIV da parte di uomini ai loro partner sessuali principali di sesso maschile”, una schiacciante maggioranza (82%) dei sieropositivi che hanno rivelato il loro status al partner «riferiscono che la relazione è rimasta “più forte che mai” dopo sei mesi». Dall’altro lato, «la maggior parte di coloro che non hanno rivelato il risultato del test al compagno riferiscono di essere “single” dopo sei mesi».

Condividere il tuo status all’inizio di una relazione introduce una confidenza che può facilitare l’intimità, o almeno la convinzione che tu sia una persona onesta. Perciò, i punti che hai guadagnato in onestà rivelandoti presto, anche se non riusciranno a far sì che vi spostiate dal bar in camera da letto, possono incoraggiare un potenziale partner almeno a chiamare se ha detto che lo farà.

Michael Mancilla, è un terapista dichiaratamente sieropositivo; è anche co-autore con Lisa Troshinsky di “Amore al tempo dell’HIV: la guida per l’uomo gay al sesso, l’incontro e la relazione” per la Guilford Press. Per ulteriori suggerimenti e contatti, visita www.hivandrelationships.com

di The Body Positive Magazine

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