I PROBLEMI DELLA VISIBILITÀ

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La paura delle conseguenze del coming out portano lentamente a "addormentarsi" in una vita senza stimoli. L'esperto consiglia come superare l'empasse, anche con l'aiuto della psicoterapia.

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Ciao. Ultimamente sto vivendo una sorta di conflitto interno. Se da una parte la mia auto-accettazione si fa avanti, e così la voglia di "venir fuori", dall’altra avverto un’enorme difficoltà nel farlo. Avverto come una soglia apparentemente ineliminabile che mi si para davanti, e che all’apparenza pare insormontabile, fatta del pregiudizio altrui, delle difficoltà che nascerebbero nei miei rapporti quotidiani se gli altri sapessero, delle difficoltà e sofferenze che so che creerei a molti, per cui mi trincero nei miei silenzi sulla mia vita privata, nei miei atteggiamenti tesi ad evitare determinate occasioni sociali, nelle mie strategie di "deviazione tattica" del discorso quando si accende la spia della pericolosità, nelle mie negazioni risolute nel momento in cui mi si chieda apertamente se io sono omosessuale.

Vivo all’interno di una famiglia di estrazione cattolica, in un ambiente lavorativo permeato da grettezza di opinione e poco aperto, ho amici etero che non sanno nulla di me, abito in una cittadina dove all’apparenza non c’è nemmeno un gay. Considero che la mia totale libertà potrebbe scaturire solo da una mia apertura ma questa mi pare molto difficile, anche perché nella testa probabilmente mi permane un tarlo che fa sì che ancora la parola "omosessualità" evochi in me fantasmi più o meno introiettati che mi fanno ancora star male.

Cosa mi consigli? Psicoterapia individuale o di gruppo? Altro? Sento di avere davanti non tanto una montagna da scalare, quanto una vera e propria parete, verticale, senza appigli e molto, molto alta. Ciao.

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