IDENTIKIT DEL SIEROPOSITIVO

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Metà dei contagi avvengono per rapporti occasionali. I gay si infettano ancora più degli etero. Il sesso a rischio è più diffuso in Italia che fuori. Ne parla...

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ROMA – E’ maschio, single e di circa 37 anni. Ha un lavoro fisso e un discreto livello di istruzione. E vive nel centro Italia. E’ questo il nuovo identikit del sieropositivo italiano che emerge dall’ultimo Rapporto ICONA 2004, il piu’ importante punto di osservazione sull’Aids nel Paese, che ha arruolato 5.755 pazienti di ‘prima diagnosi’.
I dati sono stati diffusi oggi in una conferenza stampa a Roma, alla vigilia del congresso mondiale sull’Aids che si aprira’ la prossima settimana a Bangkok, in Thailandia. L’indagine, condotta sul piu’ vasto gruppo (5.755) di persone che per la prima volta hanno la diagnosi di sieropositivita’, e’ il frutto di uno studio osservazionale che coinvolge 60 centri di ricerca e 6 universita’ in tutta Italia giunto al settimo anno sui 10 previsti.
La realta’ fotografata oggi e’ il frutto della rivoluzione cominciata otto anni fa, con l’arrivo dei primi farmaci di nuova generazione, ai quali si devono un aumento della sopravvivenza e una migliore qualita’ della vita. Il rovescio della medaglia e’ pero’ una tendenza ad abbassare la guardia, ha rilevato l’infettivologa Antonella D’Arminio Monforte, dell’universita’ di Milano. In una buona percentuale di casi l’infezione e’ stata contratta da poco attraverso rapporti sessuali con partner occasionali, senza sapere che fossero sieropositivi.
Ma quanti sono gli italiani che devono fare i conti con l’Aids? Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, che monitora costantemente la situazione, tra sieropositivi e malati il totale ammonta a 120mila. E ogni anno le nuove infezioni sono circa 3.500-4.000 (35% tra le donne e 20% tra gli stranieri). Un rallentamento rispetto agli esordi della malattia (nel 1986 erano tra i 14.000 e i 18.000 i nuovi casi). Con il passare degli anni è aumentata l’età media della diagnosi: 40 anni per gli uomini e 38 per le donne. Un fenomeno spiegato essenzialmente con la diminuzione dei casi tra i tossicodipendenti e l’aumento di quelli dovuti a trasmissione sessuale. Questa trasformazione ha spostato anche il bersaglio preferito del virus.
Dal profilo delineato nel rapporto ICONA 2004 emerge poi l’Aids da ‘colletti bianchi’, che si diffonde sempre piu’ attraverso i rapporti sessuali occasionali di tipo eterosessuale (il 50% del totale rispetto al 30% del 1997).
La popolazione maschile e’ ancora la piu’ colpita dall’infezione, circa il 70% del totale: dal Rapporto ICONA emerge come per il sesso forte la tossicodipendenza rimanga ancora la principale fonte di infezione (32,9%), seguita a brevissima distanza dai rapporti omosessuali (27,2%) e da quelli eterosessuali (23%). Per gli stranieri, invece, sono i rapporti con lo stesso sesso (46,4%) a costituire il piu’ frequente veicolo di trasmissione dell’Hiv, seguiti dai rapporti con le donne (38,1%). Per gli uomini pero’ la maggioranza si e’ infettata per via di rapporti occasionali: il 62,5% nel caso degli italiani, il 53,7% per gli stranieri. Mentre ‘solo’ il 20,3% degli uomini del Belpaese viene contagiato dalla compagna (37,3% fra gli extracomunitari). In piu’ emerge una nuova categoria di sieropositivi dai ‘capelli grigi’, over 50 e uomini che hanno contratto l’Hiv sempre per via sessuale con rappori occasionali.
Se i maschi sono ancora la categoria più colpita, restano ‘preoccupanti’ i numeri che provengono dall’altra meta’ del cielo. Per il 65,2% delle donne italiane (82,1% per le straniere) il rapporto eterosessuale rappresenta la fonte di infezione che, nel 74,8% dei casi e’ costituita dal partner con cui si ha una relazione affettiva, cioe’ il marito o il compagno. In questi casi solo il 39,6% delle donne non conosceva la condizione di sieropositivita’ del partner, rispetto al 35,2% di quelle consapevoli della malattia. Allarmante il dato relativo alla prostituzione. Delle circa 50mila prostitute stimate nel Paese, la meta’ e’ di origine extracomunitaria, e fra questa popolazione la diffusione del virus puo’ arrivare anche all’80%. E se in generale la prevalenza dell’Hiv e’ dell’1-2%, la percentuale sale al 40% nei transessuali.

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