IL DECALOGO DEL SESSO SICURO

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Dal III Congresso nazionale della Societa' italiana di malattie sessualmente trasmesse, gli esperti lanciano le regole per difendere la salute. Intanto è l'Aids non cala più, ed è...

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ROMA – Non abbassare la guardia contro le malattie trasmesse per via sessuale. Questo l’invito, incluso nelle dieci regole del sesso sicuro, lanciato dagli esperti della Simast (Societa’ italiana di malattie sessualmente trasmesse), che dal III Congresso nazionale svoltosi a Roma lanciano anche l’allarme sifilide in Italia: i casi registrati nel nostro paese sono raddoppiati negli ultimi due anni, e a essere maggiormente colpiti sono i giovanissimi maschi omo e bisessuali. «L’impennata dei casi e’ una spia importante: si sta abbassando la guardia nei confronti delle piu’ elementari norme di prevenzione – sottolinea il presidente della Simast, Giampiero Carosi – Fino al 2001, infatti, i 30 maggiori centri italiani avevano segnalato un progressivo calo delle diagnosi sia di sifilide che digonorrea».

L’aumento dei casi di sifilide viene segnalato anche da uno dei piu’ importanti centri italiani di riferimento per le malattie sessualmente trasmesse, quello dell’ospedale San Gallicano di Roma. «Nel 2000 erano stati diagnosticati 16 casi di sifilide, un anno dopo eravamo gia’ a 40, con un incremento del 150%» ha detto il responsabile della struttura, Aldo Di Carlo. La tendenza all’aumento, ha proseguito, «e’ sovrapponibile a quella delle altre grandi citta’ ed e’ stata confermata nel 2002 con ben 70 diagnosi».

A presentarsi alle strutture, hanno proseguito gli esperti, sono soprattutto ragazzi alle prime esperienze sessuali, che non hanno vissuto le campagne di prevenzione contro l’Aids degli anni passati. Con essi, sono numerose le persone omosessuali e sieropositive: «popolazioni che un tempo erano le piu’ sensibilizzate sui rischi di trasmissione di malattie per via sessuale. Adesso e’ evidente che la guardia e’ stata abbassata», ha osservato Carosi. Per questo, ha aggiunto, «le campagne di informazione e prevenzione contro l’Aids devono tornare».

In effetti, secondo quanto emerge dai dati diffusi dal Centro operativo Aids (Coa) dell’Istituto superiore di sanita’, e presentati al congresso della Simast, l’epidemia di Aids non accenna a fermarsi: Secondo i dati, aggiornati al 31 dicembre 2002, dall’anno della prima diagnosi di Aids, il 1982, in Italia si sono registrati oltre 51.700 casi, e attualmente in Italia oltre 18.000 persone hanno sviluppato la malattia mentre si stima che siano almeno 120.000 quelle che vivono con il virus Hiv. Il direttore del Coa, Giovanni Rezza, ha rilevato che, rispetto al passato, la sopravvivenza delle persone sieropositive e’ aumentata di almeno dieci anni, si arriva piu’ tardi alla diagnosi e in 6 casi su 10 si convive con l’infezione senza esserne al corrente fino al momento della diagnosi di Aids conclamato.

«Con cinque malati e dieci nuove infezioni al giorno – spiega Rezza – quest’anno le nuove diagnosi di Aids sono state circa 2000, proprio come l’anno precedente. Ben lontano, dunque, dal ‘picco’ registrato nel ’95 (quasi 6.000), ma anche dalla continua flessione degli anni successivi, legata alle campagne di prevenzione ma soprattutto all’effetto dei farmaci antiretrovirali».

Secondo Rezza, «in 20 anni nel nostro Paese stimiamo che ci siano stati 51.717 casi di Aids. Oggi la situazione appare stabilizzata, ma preoccupa che il 63% dei malati scopra di essere sieropositivo solo al momento della diagnosti di Aids».

Gli esperti riuniti a Roma hanno anche lanciato una sorta di decalogo rivolto a giovani e non, utile per individuare i comportamenti corretti da tenere per evitare di correre rischi con le malattie a trasmissione sessuale. Eccolo:

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l) Usare sempre il preservativo durante ogni rapporto;

2) Non dimenticarlo anche in caso di rapporto orale;

3) Ricordare che le donne devono proteggersi con il preservativo anche se utilizzano altri sistemi contraccettivi. Pillola e spirale infatti, non eliminano il rischio del contagio, mentre il diaframma, coprendo il collo dell’utero, esercita solo un effetto protettivo parziale: non impedisce il contatto con la mucosa vaginale;

4) Limitare il numero di partner sessuali;

5) Curare sempre l’igiene intima;

6) Informare sempre il proprio partner di una eventuale malattia. Ma e’ altrettanto importante non avere timore di chiedergli se a sua volta soffre o ha sofferto in passato di malattie a trasmissione sessuale;

7) Rivolgersi al medico al primo sintomo. Ma anche in assenza di sintomi, se si e’ avuto un rapporto sessuale con un partner che si sospetta possa essere affetto da qualcuna di queste malattie;

8) Curare contemporaneamente entrambi i membri di una coppia, altrimenti chi non si e’ curato trasmettera’ di nuovo all’altro la malattia;

9) Evitare rapporti sessuali non protetti nel periodo di trattamento, anche in assenza di sintomi.

10) Eseguire annualmente uno screening.

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