IL NEMICO? È LA STANCHEZZA

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"I gay abbassano la guardia contro l'AIDS. Soprattutto i meno giovani. Forse sono stufi…" Intervista a Rosaria Iardino, del Gruppo Persone Sieropositive. "La discriminazione? C'è, eccome!"

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ROMA – In occasione XVI giornata della lotta mondiale all’AIDS, Rosaria Iardino, rappresentante del Gruppo Nazionale Persone Sieropositive, membro della Commissione Nazionale Lotta all’Aids del Ministero della Salute e membro del Gruppo Italiano Trattamenti Antiretrovirali, ha tenuto una conferenza stampa e ha incontrato gli studenti sul tema “La Comunicazione di lotta all’Aids“. L’incontro con gli studenti è avvenuto il 26 novembre presso il Centro Congressi della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, che si è attivata con l’obiettivo di formare i nuovi comunicatori sociali del futuro. Ha dato così il via ad una serie di attività per lo sviluppo e la sistematizzazione della comunicazione sociale, attraverso la creazione di gruppi di ricerca e dell’osservatorio chiamato SocialMediaLab.
E’ in quest’ottica che la Iardino è stata invitata. Si è trattato di un incontro-dibattito nel quale c’è stato un interessante scambio di opinioni fra la relatrice e gli studenti. E si è concluso con la proposta di creare un piccolo gruppo di studenti che tenteranno di realizzare una campagna informativa “nuova” concernente la realtà dell’AIDS.
Prima della conferenza abbiamo incontrato Rosaria Iardino e le abbiamo posto alcune domande.
L’Unicef ha reso noto un rapporto nel quale afferma che attualmente 11 milioni di bambini africani sono orfani in seguito alla morte dei genitori. E prevede che nel 2010 saranno quasi raddoppiati. Quali sono i dati sull’epidemia in Italia, soprattutto nella comunità gay?
La comunità gay non va bene. Mi dispiace dirlo, ma mentre in un precedente momento il trend si era fermato, negli ultimi due anni sta salendo. Questa cosa ci fu detta dalla comunità gay americana quattro anni fa: il trend a New York stava salendo e sarebbe stato probabile che sarebbe salito anche in Italia. Si tratta di dati preoccupanti. Non mi stupisce vedere tanti eterosessuali che si stanno infettando perché si sentono fuori da tutte quelle che sono le “categorie a rischio”. Ma sono abbastanza preoccupata e sorpresa per la comunità gay, perché vuole dire che ha molto allentato quest’impegno e perché sembra che ci sia stata una rimozione a livello di singoli. Non tanto i giovani – abbiamo fatto un piccolo sondaggio – ma proprio gli “anziani” – intendiamo dai 35/45 anni in su. O sono stanchi per tutto quello che hanno vissuto e quindi hanno un momento di “libertà”… oppure non me la so spiegare diversamente.
In passato la comunità omosessuale è stata particolarmente interessata da campagne di prevenzione e informazione. Ora sembra che anche tra i gay l’argomento Aids sia “passato di moda”. Confermi quest’impressione?
Si certo. Non è che l’AIDS sia passato di moda: io non credo che la comunità gay abbia dimenticato. Credo che le associazioni si stiano impegnando di meno, convinti che non è più una priorità. E questo è un grandissimo errore. E nello stesso tempo posso capire – ma non accettare – che chi, come me, ha avuto tantissimi amici che sono morti, inizi ad essere anche un po’ stanco. E oltre all’argomento AIDS c’è un trend di crescita anche per la sifilide.
Pochi giorni fa Gay.it ha denunciato il caso di un ragazzo che è stato rifiutato dal dentista perché sieropositivo. Quanto è diffusa ancora in Italia la discriminazione verso i sieropositivi?
Si, la discriminazione c’è. Ti dirò di più. Noi come gruppo nazionale stiamo facendo un’indagine in grosse aziende, perché sembrerebbe che molte di queste chiedano il test dell’HIV prima dell’assunzione. Questo non solo è contro legge, se non viene informata la persona, ma va da sé… Noi abbiamo mandato una decina di pazienti a fare questo finto colloquio di lavoro e nessuno è stato assunto. Non penso che questa sia una coincidenza. Penso di aver risposto a tutte le tue domande in merito…
E’ dell’altro ieri la notizia che è partita la sperimentazione del vaccino “italiano” sull’uomo. Molta enfasi è stata data dai mezzi di comunicazione a questa notizia. Ma bisogna anche tener presente che siamo alla prima fase, quindi occorre procedere con prudenza e calma. Comunque si tratta sempre di un passo avanti nella speranze per il futuro. Cosa ne pensi?
Sono felice che si sia passati all’uomo. Sono felice in quanto si prova se va o non va. Io ho molte speranze. Vorrei lanciare un appello tramite Gay.it per mettere però in allerta tutte quelle persone che direttamente o indirettamente sono coinvolte. Nessuno può fare entrare nessuno nella sperimentazione. Dico questo perché tra ieri e oggi già ho avuto delle denunce di persone alle quali è stato offerto del denaro da delle persone in cambio di fare la sperimentazione. Esistono dei criteri scientifici, l’Istituto Superiore della Sanità è garante di questi criteri e nessuno può farvi entrare se non l’Istituto stesso.
A che punto è la prevenzione in Italia, soprattutto in relazione all’atteggiamento del Ministero della Sanità che non sembra abbandonare posizioni moraliste che gli impediscono di parlare di sesso sicuro in maniera esplicita ed efficace?
Innanzitutto, rimuoviamo la campagna di un anno fa della Moratti-Sirchia che è stata una caduta di stile esagerato. Quest’anno – e non lo dico perché nel lavoro c’ero io – abbiamo fatto in modo di mettere all’interno del materiale informativo la parola “preservativo”, che magari per coloro che lo vogliono scritto in copertina non sarà un traguardo straordinario. Per me che lavoro in questo mondo con accanto l’Opus Dei è sembrata una conquista eccezionale. Di certo non è sufficiente. Però nel materiale informativo del Ministero si dice chiaramente che per non contrarre l’HIV si deve usare il preservativo. Che in questo periodo, poi, diverse associazioni – anche per problemi di fondi e per questo clima un po’ moralistico che c’è nel nostro Paese – facciano fatica a fare una campagna di informazione è un problema diverso. Ma è anche vero che esistono tante iniziative belle, private… Per esempio quello che succederà lunedì prossimo a Roma, al Goa, dove la comunità gay ha deciso di organizzare una serata dove, credetemi, nessuno prende un euro e durante la quale verrà distribuito materiale informativo, profilattici e tutto l’incasso verrà dato a Barbara Ensoli (per maggiori informazioni clicca qui). E, comunque, anche questo non è sufficiente. In Italia, oggi, c’è un buco enorme di una prevenzione strutturata, perché i vari interventi a spot, pur importanti, per ora sono insufficienti. La prevenzione va più diffusa fra i giovani, nelle scuole, nel mondo del lavoro. Se poi grazie a queste campagne riusciamo a modificare il nostro modo di comportarci, senza dubbio oltre all’AIDS possiamo prevenire anche altre malattie sessualmente trasmissibili come l’epatite, la sifilide…
Fra le altre iniziative per la prossima giornata mondiale per la lotta contro l’AIDS le associazioni LILA, il Circolo Mario Mieli, la CGIL Nazionale e la CGIL di Roma e del Lazio, presenteranno un opuscolo rivolto agli adolescenti “+ risposte – dubbi“. La pubblicazione vuole essere un efficace risposta ai messaggi ambigui, moralistici ed erronei… Di certo l’esigenza di avere più risposte ai propri dubbi è legittima ed è forte. Puoi darci qualche indirizzo di counseling a cui ci si può rivolgere nella massima serietà e libertà?
Do due numeri che sono importanti e seri: uno è il numero verde dell’Istituto Superiore della Sanità – 800.554.088 / 800.632.000. E l’altro è quello dell’ANLAIDS Lombardia: 02.33.60.86.01 – che lavora insieme alla LILA di Milano – e danno un ottimo counseling e supporto sia per pazienti sia per chi vuole avere più informazioni.

di Roberto Russo

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