IL SOGNO DI SYDNEY

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Si sono conclusi un mese fa i Gay Games 2002, la più grande manifestazione sportiva omosessuale. Ripercorriamo la cronaca di questa favola attraverso i "diari" degli atleti italiani...

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La favola di Sydney si è chiusa da poco più di un mese. Nei ricordi di chi ha partecipato alla VI edizione dei Gay Games non accenna a sbiadire un’immagine di allegria e divertimento. Sotto il motto “inclusion, participation and personal best” questa edizione ha visto la presenza di ben 31 nazioni e 13.000 atleti. I ragazzi del team Italia presenti a Sydney dal 2 al 9 novembre 2002 erano una trentina circa, una presenza ridotta se confrontata con le compagini americane, tedesche e inglesi; ma i nostri hanno dovuto affrontare tutte le spese per rappresentare l’Italia in questa grande manifestazione, importante per lo sport ma non solo.

Degni di nota i 2 argenti conquistati da Carsten M. (Gruppo Pesce Master Italia) nei 50 metri rana e 100 metri rana. Per tutti gli altri molto divertimento e la speranza di ritrovarsi fra quattro anni a Montreal per la VII edizione dei Gay Games.

Ecco le impressioni di alcuni degli atleti italiani impegnati nelle gare di nuoto, accompagnate dalle immagini della loro favola australiana…

Marco – Roma

L’esperienza dei Gay Games a Sydney? Incredibile. Quasi da sogno ora che sono ritornato in Italia.

Il momento più emozionante? Quando sul blocco di partenza attendevo il fischio di via per la mia gara. Per un attimo mi è mancato il respiro; non potevo credere di stare nella stessa piscina dove due anni prima avevano gareggiato grandi campioni del nuoto.

Germano – Milano

Quattro anni fa, ad Amsterdam, fu per me un evento liberatorio. Quest’anno a Sydney è stata una conferma. Quello che i Gay Games con la loro fortissima carica emotiva lasciano a noi atleti che vi abbiamo partecipato è la certezza che è possibile una società in cui l’orientamento sessuale di una persona sia solo un dettaglio e ognuno possa vivere liberamente per quel che è. E soprattutto che possiamo fare grandi cose se reimpariamo a credere in noi stessi, alla faccia di chi ci vorrebbe “nascosti”.

Noi dei gruppi sportivi gay/lesbici abbiamo ancora tanto lavoro da fare, qui in Italia, anche all’interno della galassia gay. Insomma, un lavoro duro: ma questa sfida non ci spaventa, in fin dei conti, siamo atleti, no?

Fortunato – Roma

Volete sapere i messaggi dei Gay Games? Il giudice Kirky, alla cerimonia di apertura, ha detto: “Noi siamo il mondo dell’amore“. Lì ne ho avuto la prova.

Alla parata iniziale, c’era un solo rappresentante per l’Iraq, che ovviamente non vive in Iraq, perché lì sarebbe, solo perché gay, messo a morte. Eppure anche se respinto dal suo paese, lui ha sfilato con la bandiera dello stato dove è nato.

Le squadre del Pakistan e dell’India, decidono di sfilare insieme, rivendicando non solo il diritto dei due popoli a vivere insieme in pace, ma anche ad amarsi, malgrado i loro governi.

La madre del rugbista Bingham, alla cerimonia di chiusura, con un filo di voce rotto dall’emozione, ricorda il figlio e il suo desiderio di partecipare a questi Gay Games, se non fosse stato su un aereo di quel tragico 11 settembre, a portarselo via.

Paolo – Roma

Qui in Italia si sa poco o niente sui Gay Games a parte un po’ di attenzione dedicata dalla stampa di settore. Probabilmente c’è chi pensa che si tratti solo di un raduno di gruppetti di gay e lesbiche in gita scolastica che vogliono fare il verso alle “vere” Olimpiadi. Per fortuna le cifre degli ultimi Gay Games parlano da sole. Accanto alle varie discipline sportive, si sono svolti una miriade di eventi culturali: da conferenze e dibattiti sulle varie realtà GLBT nel mondo, a spettacoli di musica, danza e teatro, a mostre fotografiche o di arti varie e anche a esibizioni estemporanee. Inoltre si sono svolti anche numerosi party per tutti i gusti, oltre ai tantissimi locali gay aperti giorno e notte e sempre pieni di gente da tutto il mondo.

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I giorni precedenti l’apertura dei Giochi era possibile ottenere i propri accrediti e/o informazioni, presso una sala del municipio messa a disposizione per l’occasione, teatri e musei pubblici e privati ospitavano eventi correlati ai GG, per le strade principali svettavano grandi striscioni che celebravano i GG, nel parco al centro della città c’era il “city hub” una serie di stand dove era possibile raccogliere informazioni, acquistare gadget, mangiare, assistere a qualche spettacolo e scambiare quattro chiacchiere con chiunque. Quindi l’atmosfera che abbiamo respirato in quei giorni è stata veramente magica, bastava girare per le strade di Sydney e sembrava di essere ad una grande festa dove era facilissimo incontrare nuovi amici. Il tutto senza che si avvertisse la minima ostilità da parte della cittadinanza.

Per chi fosse interessato a saperne di più sui Gay Games, può consultare il sito www.sydney2002.org.au oppure il sito ufficiale dei Giochi: www.gaygames.org.

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