IL TABU’ DEI CALCIATORI GAY

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Gay nel pallone. Guai a confessarlo. Ecco tutto quel che si può dire, tra cronaca e curiosità, su quel che si nasconde negli armadietti degli spogliatoi. Dall'"affaire" Vialli...

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La questione è vecchia e nascosta e come tutto ciò che ristagna in luoghi oscuri, anche un po’ fetida. Omosessualità e calcio. Maschile, beninteso. Quello miliardario delle pay-tv, delle pay per view, delle pay un sacco di soldi che non ci si può immaginare quanto, per le zampotte pelose del goleador del momento. Soldi spesi bene, perché pure se sembrano buttati dalla finestra, stai tranquillo che rientrano copiosi dalla porta, quella principale dei diritti di immagine. E dopo il calcio giocato, dopo il calcio comprato, non può mancare quello parlato, vociato, biascicato, scribacchiato da tutti i media, Internet compreso.

E l’ammorbamento si perpetua senza pietà, niuna nefandezza risparmia i nostri occhi e le nostre orecchie. Tranne una. Che non si dica giammai che un prato verde (si fa per dire, visto la situazione dei campi) sia stato profanato dai tacchetti di un giocatore omosessuale. Nessuno si sogna di fare outing, ma, di più, nessuno si sogna nemmeno di ammettere che l’omosessualità esiste. Come la mafia. Omertà.

Purtroppo per gli omertosi, calciatori maschi gay ce ne sono stati e ce ne sono tuttora parecchi. Quel fuoriclasse del giornalismo che era Beppe Viola, durante un partita per le qualificazioni ai mondiali del 1982, era seduto accanto ad un giocatore dalle malcelate tendenze sessuali e tuttavia sposato e con figli ( be’, anche Oscar Wilde lo era, no?). Per l’appunto stava suonando la banda della marina di vattelapesca e quella sublime linguaccia chiese allo sfortunato campione, costretto in tribuna: "Splendida giornata oggi, eh? Hai visto quanti bei marinaretti?" E’ tuttora disponibile la registrazione Rai. Come si sa, molti gay sono ragazzi di spirito e nessuno si offese. Giustappunto la pièce teatrale "Ultima stagione in serie A", di Mauro Mandolini, racconta di due eroi di quella nazionale che vinse in Spagna. Due gay costretti a tacere la loro condizione e a nascondere il loro amore. Tutto vero, giura l’autore, ma niente nomi, per carità.

Che dire dell’affaire Vialli. Un incauto giornalista del Giorno fece un battutaccia sulle preferenze di letto dell’attaccante allora sampdoriano. Ne seguì una querelona con la richiesta di trenta miliardi. Il giudice del Tribunale di Milano liquidò a Vialli solamente trenta milioni, ma condannò il giornalista con la seguente motivazione "un calciatore è un simbolo per lo sport e per la società…..pertanto essere tacciato di omosessualità sarebbe un grave pregiudizio per la sua immagine, poiché essere gay non è consono ad un soggetto che viene preso ad esempio da migliaia di giovani". Non interessa affatto sapere se il signor Vialli, che peraltro è stato un grande campione, preferisca la compagnia dei maschi o delle femmine. Sono fatti suoi. Sarebbe molto interessante, invece, capire perché un omosessuale non può essere un esempio per i giovani. Moltissimi di giovani ascoltano George Michael e leggono Rimbaud. Per non parlare del successo che ha fra i teen agers, la intellettual – drag Platinette. Ma i calciatori no, tutti uomini "maschiali", solo partite, donne, birra e rutto libero.

Ma la storia si ripete. Alla metà degli anni ’90 la signora Daniela Fini, moglie del leader di Alleanza Nazionale, in un talk show televisivo esternò in libertà a proposito della Lazio, sua squadra del cuore: "un calciatore non può essere omosessuale, specialmente in serie A". Gianni Rivera, ex campione ed attuale parlamentare (dello schieramento di centro sinistra!), che le era compagno di ospitata, rincarò la dose, sostenendo che mai un simile elemento sarebbe ammesso negli spogliatoi. Notoriamente sono stati ammessi agli spogliatoi soggetti appassionati alla cocaina. A quanto pare non funziona neanche il vecchio detto dei genitori reazionari: "Meglio frocio che drogato."

Molto meglio, per questi ragazzotti belli e piacioni, andare a puttane in bordelli di lusso, che innamorarsi di un amico, magari del tutto rispettabile e discreto. Preferibili le fidanzate morganatiche, subrettine alla disperata ricerca di una copertina, o commesse pietose e compiacenti. Da esibire in foto con paradiso tropicale in sfondo. Non vi ricorda qualcuno? Un’unica eccezione: l’Interista Vampeta. Le sue foto scollacciate (o meglio, smutandate) ad una rivista queer brasiliana hanno fatto il giro del mondo. Avesse giocato meglio sarebbe potuto diventare un simbolo per i giovani.

Avete testimonianze in proposito? Conoscete la storia di qualche calciatore gay? Siete un calciatore gay? Volete esprimere un parere? Partecipate al FORUM su "Gay nel Pallone: Calcio e Omosessualità". E dite la vostra.

di Paola Faggioli

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