MI AIUTATE A DIVENTARE ETERO?

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Un lettore ci scrive: "Non riesco ad accettarmi come gay quindi vorrei un vostro aiuto per poter diventare etero". L'esperto: "sei un passo avanti perchè ti stai ascoltando".

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Ciao sono un ragazzo di 22 anni e sento che sono gay da quando avevo 14 anni. Ho sempre ignorato questa tendenza. Ma da un paio di mesi le cose sono cambiate: praticamente mi sono accorto che questa attrazione diventa ogni giorno più forte e sto male per questo.
Non riesco a farmi piacere le donne, ci provo in tutti i modi ma niente. Con i miei amici faccio credere loro che sono etero ma più vado avanti e più è difficile resistere a questa attrazione per ragazzi che tengo a freno con la masturbazione e che mi aiuta a resistere, però non basta più.
Non riesco ad accettarmi come gay quindi vorrei un vostro aiuto per poter diventare etero anche se questo significa lottare con me stesso.
Io desidero avere una donna al mio fianco con dei figli anche perché prima dei 14 anni sono stato innamorato di una ragazza. Quindi vorrei da lei sapere un modo per poter abbandonare la mia omosessualità e vivere una vita come eterosessuale!!
Dreary

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Caro Dreary,
la tua situazione è nota alla maggior parte dei gay che avrebbero voluto fare a meno di gestirsi un problema in più nella loro vita. Non è cinismo il mio, solo sarebbe ipocrita affermare che l’omosessualità oggi sia una fortuna, visto che quasi sempre – in Italia ancor più – viene considerata una difformità rispetto alla presunta normalità di una vita eterosessuale. E dico difformità giusto per non usare altre feroci e arroganti espressioni di dolente disprezzo, segno di gravi condizionamenti e di profonda ingiustizia.
Fin da piccoli, quindi, ognuno di noi – sia eterosessuale che omosessuale – apprende questo giudizio di difformità ed è molto difficile rielaborarlo soprattutto per chi sente di essere omosessuale, come è successo a te a partire dalla giovane età di 14 anni.
Pensa Dreary, te lo dico soprattutto per l’esperienza di tante storie ascoltate, ci sono diversi gay che non hanno il coraggio che hai avuto tu e fingono di essere eterosessuali, al punto da non sentire neppure la minima attrazione per le persone del loro stesso sesso. In questi casi spesso si possono sviluppare vari disturbi, magari difficoltà nel rapporto sessuale con la propria partner (o il proprio partner nel caso di donne) e molto altro. Insomma si tratta di un vero e proprio tradimento di se stessi pagato a caro prezzo.
Io sono convinto che invece tu sei un passo avanti perchè ti stai ascoltando: questo è un momento molto importante e delicato, oserei dire che è un momento cruciale.
Omofobia, quindi. Questa è la parola che voglio suggerirti. Intendo dire che i gay stessi – come gli etero – sono stati talmente abituati a pensare l’omosessualità come un difetto, che abitano il mondo con questo giudizio aprioristico (pregiudizio): si incontrano con gli altri con la già nota sensazione di essere anormali rispetto a loro e si aspettano di essere giudicati difformi.
Tu lo dici con una chiarezza esemplare: hai il pregiudizio che i tuoi amici non possano capire. Chissà, Dreary, potresti sbagliarti. Magari qualcuno di loro potrebbe già avere rielaborato il suo giudizio sull’omosessualità, sapendo che non è una condizione di anormalità ma solo un orientamento sessuale differente. Per non parlare del fatto che qualche tuo amico potrebbe trovarsi nella tua stessa situazione, qualcun altro potrebbe avere avuto qualche piacevole esperienza omosessuale, qualcun altro ancora potrebbe essere sicuro di vivere la sua omosessualità pur senza dichiararla e così via. Parlarne potrebbe essere un arricchimento per tutti ad esempio, anche se so bene quali paure suscita una situazione del genere. D’altro canto se non sarà possibile condividere quello che sei con i vecchi amici, dico io, potrai sempre fartene di nuovi. Etero o gay, sono persone prima di tutto – esattamente come te – e forse è bene che ti dia la possibilità di stringere amicizie meglio sintonizzate sulla tua lunghezza d’onda.
So che non ti sto accontentando. Come potrei aiutarti a diventare una persona deprivata di un’attrazione così importante? Come potrei aiutarti a trovare un apparente equilibrio che nasconde continue lotte interne, cosa di cui ti rendi già perfettamente conto?
So di deluderti quindi, so che vorresti vedere realizzata la parte di te riconosciuta dagli altri come la più giusta. Forse vorresti che io fossi quel genitore al quale vuoi regalare la tua eterosessualità, quel genitore al quale deleghi la tua vita pur di essere accolto con affetto. Invece so di deluderti ancora, perché rinuncio volontariamente al potere (genitoriale/istituzionale/culturale) di farti diventare eterosessuale e lascio a te, che ora sei diventato un giovane adulto, la possibilità di riformulare il tuo giudizio sull’omosessualità e autorizzarti a esistere per quello che sei. Credo di potere ammettere, correggimi senza esitare, che se tu fossi libero dall’influenza della nostra cultura – fatta prima di tutto dalle potenti voci dei genitori e poi anche da quelle dell’ambiente in generale – le cose per te andrebbero diversamente.
La soluzione non sta nel diventare eterosessuali. La soluzione sta nel riconoscere i pregiudizi e la paura di realizzare i propri sogni, distinguendo le voci che abbiamo interiorizzato da tempo e che ci hanno formato da quelle che sentiamo più appartenenti a noi. Sta nell’avere il coraggio di andare oltre questo mondo strutturato, nel conquistarsi la propria libertà senza nascondere l’inevitabile dolore, la paura, la colpa, la solitudine iniziale che questa trasformazione comporta. Sta nel cercare, infine, un equilibrio tra le nostre scelte autentiche in conflitto con quella cultura conservativa che non possiamo cambiare tanto facilmente.
Ne approfitto per fare cenno a un ultimo pensiero, sulla scia delle tue acute impressioni sulla masturbazione. Se da una parte masturbarsi è prendere contatto e giocare con il proprio corpo, dall’altra rischia di diventare una forma solipsistica e difensiva di un autoerotismo estraniante che non prevede l’incontro a nudo con l’altro in carne e ossa. Sono profondamente d’accordo con te che la masturbazione possa essere quindi anche una forma di divieto alla ricerca, all’esplorazione, alla conoscenza, alla curiosità e al confronto. In tal modo, si evitano le proprie paure ma allo stesso tempo si vincolano i propri desideri e quindi la propria libertà. L’effetto può facilmente essere un senso di sicurezza misto a una dolorosa rassegnazione per una vita da non-protagonisti.
Prendila anche così Dreary: uscire da questo “autismo” masturbatorio è peraltro l’unico modo per esplorare concretamente quest’attrazione al maschile che senti di avere. E poi chissà, mi saprai dire!
Finzione e resistenza, menomale che tutto questo non ti basti più.
Un caro saluto,
Dr. Enrico de Sanctis.
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