NIENTE TRUCCO AL LAVORO!

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Un ragazzo si presenta al colloquio con un curriculum invidiabile e un filo di copriocchiaie: viene scartato perché "un vezzo così rischioso non può essere tollerato". E' discriminazione?

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Quasi due settimane fa ho sostenuto il mio primo colloquio di lavoro, in una prestigiosa agenzia di pubblicità.

Sto frequentando un master post lauream e sono senza dubbio uno dei migliori del corso, ho inoltre un curriculum scolastico e universitario invidiabile.

Durante il colloquio ho notato lo sguardo di colei che mi poneva le domande posarsi sul mio viso lievemente (direi impercettibilmente se non se ne fosse accorta!) truccato: un filo di copriocchiaie…un piccolo vezzo, vezzo che mi è costato caro. Infatti a distanza di qualche giorno ho chiesto a una mia amica che lavora nell’agenzia d’informarsi discretamente sul mio colloquio.

L’ha fatto e ha ottenuto come risposta che, sebbene fossi una persona dall’alto profilo professionale, in un lavoro relazionale come quello dell’account non può essere tollerato un vezzo così rischioso, visto che l’account d’agenzia deve relazionarsi con le imprese e che di solito le imprese non sono così propense a giustificare tali scelte.

E’ possiblie fare questo? E’ giusto? Legale? Non sarebbe stato meglio dirmi: "Senti, ci piaci, sei intelligente e preparato, ma ti pregherei, se vuoi venire a lavorare da noi, di non far uso di trucco".

Sinceramente mi sarei incazzato di meno e avrei capito.

Grazie

Felix

Caro Felix,

ho tardato non poco a rispondere alla tua lettera perché mi pareva che essa ponesse una questione interessante.

Da un lato, infatti, nell’episodio che tu racconti e hai vissuto sulla tua pelle è facile riscontrare una palese ingiustizia sostanziale, essendo del tutto ingiustificato che un brillante aspirante ad un lavoro qualificato venga "falciato" solo perché si trucca un pochino: proprio oggi, quando uomini e donne fanno ampio ricorso a ben altri trucchi per andare incontro alla sempre più richiesta bellezza esteriore.

Dall’altro, però, non mi pare che il caso lasci spazio a vedere riconosciute le proprie ragioni da un punto di vista strettamente legale.

Se è sempre difficile impugnare un licenziamento, è ancor più difficile impugnare una mancata assunzione. In questo caso poi mi sembra che il futuro eventuale datore di lavoro possa ben invocare, proprio per quel tipo di lavoro per cui tu hai fatto il colloquio (lavoro relazionale di account in una ditta di pubblicità, a stretto contatto col pubblico) il diritto a controllare preventivamente anche l’"immagine" del futuro dipendente: magari a scapito della sostanza e delle possibili prestazioni!

Ma è pur vero che il nostro sistema, nel mentre vieta discriminazioni sul lavoro (e quindi anche sull’accesso al lavoro) in ragione del sesso, della religione e della razza, lascia mano libera per tutta una serie di altre scelte discriminatorie: fra cui basarsi sul look per assumere o meno. Non posso quindi consigliarti di intraprendere un’azione legale: i margini sono scarsi e quindi rischiosissimi.

Forse può consolarti il pensare che se un’agenzia di pubblicità oggigiorno rinuncia ad un elemento qualificatissimo per un po’ di trucco alle occhiaie, vuol dire che non capisce niente di pubblicità e dunque non vale la pena di lavorarci.

Mi raccomando, al prossimo colloquio, presentati acqua e sapone!

Con simpatia,

Avv.Ezio Menzione

di Ezio Menzione

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