«NO AI SACERDOTI GAY»

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Un lettore esprime tutta la propria contrarietà all'ipotesi che un gay possa seguire la sua vocazione religiosa.

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Trovo gravissimo che lei consigli ad un omosessuale di farsi sacerdote.

Una persona del genere, con una scelta del genere, rovinerà la vita sua e degli altri, e si condannerà all’ipocrisia.

Credo sia giusto ammettere che del cattolicesimo non si può avere una visione soggettiva. Un cattolico degno di questo nome, che prenda sul serio la sua religione, si renderebbe conto che la sua pretesa di diventare sacerdote è incompatibile con la sua volontà di vivere da omosessuale. A meno che la persona che le ha scritto non voglia vivere in castità. In tal caso può fare quello che vuole, perché, come lei sa, per la chiesa cattolica è candannabile il comportamento omosessuale, non l’essere omosessuale in sé.

Stefano

Caro Stefano,

Grazie delle tue riflessioni. Tu del cattolicesimo hai una visione istituzionale che, come studioso di ermeneutica e di scienze bibliche, non posso condividere.

La Tradizione non è il meschino tradizionalismo, come ho spiegato nel mio ultimo libro "Il dono dello smarrimento". Moltissimi teologi hanno documentato come si può benissimo essere cristiani, cattolici e omosessuali. Tu confondi cattolicesimo con gerarchia, ma è un terribile equivoco. Io conosco molti preti omosessuali felici, testimoni del Vangelo, pastori esemplari, che amano serenamente e castamente un altro gay. Anche qui occorre capire che cos’è la castità che non è la castrazione, ma un amore fedele. Del resto tu sai benissimo che molti, moltissimi preti hanno una compagna alla quale sono fedeli e altri (cosa meno tranquilla) hanno esperienze amorose tormentate e nascoste.

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