NO ALL’AIDS, NO AGLI SPRECHI

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I vademecum del Governo destinati agli studenti? Un fallimento. Non informano, e non si sa quanto siano costati. Le associazioni si ribellano e rilanciano nuove iniziative per smascherare...

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ROMA – Resta la castita’ la migliore prevenzione contro l’Aids, ma ancora per poco. I ministeri Istruzione e Sanità, si sa, hanno divulgato la nuova edizione dei vademecum, distribuiti agli studenti del biennio delle superiori, dove si tesse l’elogio della castità come unica forma di prevenzione al contagio HIV. Da subito come molti ricorderanno, si scatenò una reazione burrascosa. Addirittura il Presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio aveva additato i vademecum come «una pubblicazione scandalosa, nei contenuti e anche nell’iconografia che ricorda tanto il Signore degli Anelli. I ministeri della Salute e dell’Istruzione hanno speso tanti soldi per libretti che sono un elogio dell’ignoranza».
Venne rilanciata invece la proposta di mettere distributori di preservativi nelle scuole superiori e nelle universita’ e di prevedere la distribuzione gratuita di profilattici da parte dei consultori. Insomma, meno soldi sprecati per stampare tonnellate di carte e piu’ denaro per fare cose serie. Ma poi cosa è successo? Non molto a dire il vero. Oggi il Governo sembra pronto a ritirare gli opuscoli incriminati ma si guarda bene dal far sapere al vasto pubblico quanto siano costati. La Lila, Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids insieme con l’ufficio Nuovi Diritti Roma e Lazio, il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, la Cgil Scuola, la Sinistra Giovanile, l’Unione degli Studenti stanno per lanciare una nuova iniziativa tesa all’informazione e alla prevenzione scientifica sul tema AIDS.
«La necessità si è trasformata in urgenza» ci spiega Alessandro Cardente Responsabile Ufficio Nuovi Diritti Roma e Lazio «dopo aver visionato gli opuscoli a dir poco osceni». Un insulto per il cervello dei ragazzi e per la tasche dei contribuenti che pure avrebbero diritto di sapere come vengono spesi i loro soldi.
Certo non fa bene alle nostre tasche e non fa bene ai cervelli dei nostri ragazzi sapere che i soldi sono stati spesi per spiegare il significato di parole come “profilattico”. È vero, nei vademecum si parla anche di profilattici. Ma come? Leggiamo: «E se uno non ce la fa a resistere alle tentazioni? Se capita di prendere un abbaglio? In questo caso puoi pensare di usare almeno il profilattico, per ridurre il rischio di contagio da una malattia sessualmente trasmissibile. Una cosa pero’ la devi sapere, subito: se ti infili in una storia sballata rischi di farti molto male. E per le ferite dell’anima il profilattico non serve».
Dunque alle pubblicità che additavano i sieropositivi con un alone viola che incuteva certo una forma di timore e di repulsione, si sono aggiunti i vademecum che confondono ancora di più le idee su quella che è stata giustamente definita la peste del 2000, l’infezione virale che sta decimando il continente Africa sotto la noncuranza civile di un Occidente sordo anche davanti alle strazianti urla della morte di milioni di vittime innocenti. L’Ufficio Nuovi Diritti, la Lila che da sempre promuove e difende il diritto alla salute, si impegna per affermare principi e relazioni di solidarietà, lotta contro ogni forma di violazione dei diritti umani, delle persone sieropositive o malate di Aids, insieme con le realtà sopracitate, dopo aver realizzato degli opuscoli alternativi, hanno deciso di passare all’azione.
L’iniziativa, ancora in fieri, partirà divisa in due appuntamenti: uno alla fine di questo anno scolastico, l’altro all’inizio del prossimo, e prevede la distribuzione capillare dei nuovi vedemecum di prevenzione, questa volta non imperniati su presupposti religiosi o voti di astinenza più o meno espliciti.
Ma l’iniziativa avrà una duplice valenza: mirerà infatti a far uscire allo scoperto i costi degli opuscoli governativi. Quanto sono costati alle nostre tasche? Non ci è ancora dato di saperlo. E’ certo ipotizzabile che tanti soldi potevano essere impiegati diversamente o almeno per permettere alla ricerca di fare dei piccoli passi avanti un discorso che ha ben poco a che vedere con la religione.

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di Monica Giovannoni

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