“NON ABBASSIAMO LA GUARDIA”

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Conclusa a Parigi la Conferenza sull'Aids. Ne parliamo con Rosaria Iardino dell'Anlaids. "Anche tra i gay sono ripresi comportamenti a rischio. In vacanza, partite coi condom".

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MILANO – Alla conferenza sull’Hiv a Parigi, una delle voci più autorevoli, quella di Nelson Mandela ha gridato ancora una volta la rabbia dell’Africa verso una epidemia come l’aids che continua a mietere milioni di vittime innocenti. La sproporzione tra l’impatto che l’Aids ha nel mondo sviluppato e in quello in via di sviluppo è un dato sconvolgente. Carestie ed economie traballanti, peggiorano il bilancio delle vittime attaccate dalla malattia. Il Global Fund, concepito per combattere anche l’Aids riesce a raccogliere sovvenzioni per circa 1,5 milioni di dollari grazie alle donazioni che giungono da molti Stati e da fondazioni e imprese private, ma questo non basta a fermare il flagello che riguarda maggiormente per la parte numerica quasi tutti gli Stati del continente africano e che ha nuovi picchi preoccupanti in Cina, India e persino in Russia.
Il problema sanitario e le preoccupazioni per la prevenzione riguarda invece tutto il pianeta, anche se la scienza e le case farmaceutiche hanno messo in campo ricerche e risultati incoraggianti che hanno protratto e aiutano molti sieropositivi, capaci di continuare una vita regolare. Con l’arrivo del periodo estivo e vacanziero, i rischi salgono vertiginosamente. L’estate è un momento in cui si abbassa la guardia, il divertimento, la spensieratezza, i nuovi incontri facilitati fanno sì che il virus possa prendere il sopravvento.
E’ per questo motivo che Rosaria Iardino, segretario nazionale Anlaids è scesa in campo e attraverso la voce dei mass media si sta impegnando ad allertare tutti sull’attenzione che in questo periodo occorre fare durante i nostri incontri d’amore. Domenica sera al Gay Village di Roma ci sarà anche un concerto dei Triba a favore dell’anlaids.
Rosaria, alla conferenza di Parigi sono stati lanciati molti allarmi su una malattia lontana dall’essere debellata.
C’ero anch’io a Parigi. I numeri sono davvero sconcertanti! Si parla di decine di milioni di persone con l’Hiv ma soprattutto in Africa, dalla parte del deserto subsahariano, se non si interviene la fascia media della popolazione morirà lasciando solamente bambini e vecchi. In Russia fino a qualche anno fa si contavano 100 mila pazienti affetti da Hiv oggi saliti a più di un milione.
Anche in Cina c’è un trend in salita.
Purtroppo sì e anche in India le cose non vanno meglio. Ma anche da noi dove sembra che tutto sia sotto controllo le cose non stanno in realtà come si è portati a pensare.
Abbiamo abbassato troppo la guardia?
No ma si è tentati a pensare che le nuove terapie abbiano risolto definitivamente il problema. Stiamo meglio di altri anche se il resto del mondo sta morendo, e sta morendo veramente.
Si sono spesso accusate le case farmaceutiche di guardare più al profitto che non alla salute delle persone.
Su questo resto molto critica. Sicuramente le aziende hanno il monopolio dei farmaci così come è vero che investono miliardi per creare questi farmaci. Certo non li giustifica nel momento in cui pareggiando nei Paesi occidentali non fanno uno sforzo maggiore in quelli sottosviluppati. Il problema non è solo la terapia antiretrovirale, difficile da assumere a causa degli effetti collaterali ma anche delle strutture ospedaliere.
Che in Africa o in India sono rare.
A me fa tanto rabbia vedere, ad esempio in Africa, Paesi che hanno miniere di diamanti e che se ne fregano di quelli che muoiono o altri che non hanno di che sfamarsi e continuano a ingaggiare guerre dando risorse ai signori della guerra.
Passiamo all’Italia. Perché avete deciso di fare questa campagna di prevenzione?
L’Anlaids è sempre in campo e quest’anno abbiamo deciso di coinvolgere anche i media perché abbiamo notato che molti ragazzi si sono davvero dimenticati che l’aids è ancora tra noi. Sappiamo, anche tra la popolazione gay, che si è tornati a fare sesso senza i dovuti accorgimenti.
Riguarda solo i giovani?
No. La faccia dell’aids sta continuamente cambiando, entra nel mondo eterosessuale e nel mondo delle donne, toccando persone dai 30 ai 40 anni ed esiste una seppur lieve impennata anche tra i gay meno giovani. Noi non sappiamo che fare se non grazie a voi dire che è possibile evitare l’hiv.
Anche i gay usano meno precauzioni?
Purtroppo sì e sappiamo che questo avviene maggiormente nei luoghi così detti “cruising”. Era da anni che non succedeva e, purtroppo, dati recenti dicono che esiste un 2-3 per cento in più di gay che hanno contratto l’hiv. Abbiamo monitorato questo dato e sappiamo che questo non accade tra i giovani gay ma tra coloro che hanno vissuto nel periodo più oscuro di questo terribi le male. Non riusciamo a capire, ma costoro hanno invertito la tendenza, facendo l’amore senza usare il profilattico.
I gay più giovani stanno più attenti?
In un certo senso sì, anche se mettono l’hiv in quarta battuta, dopo l’epatite c e la sifilide. Quello che spaventa, ripeto, sono coloro che hanno visto sparire molti amici e che son tornati a non usare il preservativo.
Quale la vera battaglia da fare?
Divertirsi, stare bene, usare la testa, farlo protetto. Non costa nulla! In valigia mettete la crema abbronzante e una scatola di profilattici.

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di Mario Cirrito

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