NON VOGLIO LASCIARLO

di

Un lettore scrive: «Sono stato lasciato da qualche giorno.. e non me ne faccio una ragione». L'esperto: «Non c'è da stupirsi troppo».

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Sono stato lasciato da qualche giorno.. e non me ne faccio una ragione. Stavamo insieme da poco più di un mese. Forse poco per rimanerci male come sto io (piango spesso) ma mi ha dato tanto e adesso dice che è finita.
Ha deciso tutto lui. Dice di avere problemi e di dover pensare solo a lui. È vero che non sta bene: è dimagrito, ha uno sfogo di natura psicosomatica e non dorme la notte. Penso che sia dovuto tutto al fatto che pensi ancora all’ex.
Sono stati insieme 2 anni e mezzo e lui ha avuto solo un mese di “tregua”. Poi ha conosciuto me in circostanze particolari e abbiamo deciso di frequentarci. Al momento gli ho proposto una pausa ma dice che sapere che lo aspetto non lo aiuterà. Tanto vale rimanere insieme, dice.
Non mi sembra giusto che decida solo lui. Nella coppia non c’è nessun problema e non voglio mandare tutto al diavolo per una sua crisi del momento! Perchè non vuole il mio aiuto? Perchè non superare gli ostacoli
insieme? Non so cosa fare ma non mi arrendo all’idea di perderlo.
Cieloastrale

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Caro Cieloastrale,
credo sia capitato a tutti noi un intenso innamoramento, che genera un senso di inevitabile malessere se viene bruscamente interrotto. Non c’è da stupirsi troppo, quindi, se dopo pochi giorni dalla separazione, quel tipico dolore sia ancora molto presente. Purtroppo bisogna avere pazienza e stringere un po’ i denti, facendo attività che possano distrarci e cercando di capire che è normale trovarsi in una situazione di sofferenza, tristezza e impotenza. In altri termini non è possibile eliminare quel dolore, anche se ne sentiamo l’urgenza, piuttosto è importante cercare di attraversarlo.
Quando ci troviamo in questa situazione che subiamo, come dici bene tu, può capitare di non volerci arrendere. È sensato tuttavia chiedersi se non ci siamo già arresi, pensando di non avere altre possibilità di scelta, altre occasioni intorno a noi. Credo quindi che sia importante riflettere sul senso dell’attesa, sulle difficoltà nel lasciare libero il nostro “quasi ex”, libero di allontanarsi o di tornare per sua scelta. Questo non significa subire tuot court i suoi tempi, ma riconoscere i suoi sentimenti e le sue intenzioni e decidere attivamente cosa fare di fronte alle sue decisioni, eventualmente al suo rifiuto.
Ti trovi in una situazione molto comune e non sentirti un alieno se stai vivendo questo momento. Penso che tutti noi, almeno una volta nella nostra vita, abbiamo più o meno cercato di lottare senza rinunciare tanto presto per non perdere il nostro fidanzato. E abbiamo fatto gli infermieri con gli straordinari, abbiamo giustificato ogni dettaglio, abbiamo sopportato con mortificante pazienza.
Tuttavia chi mette in atto questo comportamento in modo troppo frequente, di solito crede di valere poco e cerca di compiacere l’altro per rendersi accattivante e attirarne le attenzioni. Più l’altro scappa, più si attiva la necessità di rincorrerlo e conquistarlo, come prova e conferma del proprio valore e della propria bellezza. Addirittura, può capitare che se l’altro è al contrario molto presente e ci corteggia, paradossalmente allora perde di interesse, come se si potesse provare attrazione solo per chi tende a rifiutarci.
Quindi se dovesse trascorrere un periodo eccessivo di malessere e, in altri termini, proprio ci sembra di non volerci arrendere mai, allora questo può essere un campanello d’allarme. In tal caso potremmo chiederci se siamo soliti immolarci all’altare degli amori impossibili, essere attratti da chi ci rifiuta, prostrarci nell’attesa e così via. Forse proprio per la necessità di allontanare il più possibile il dolore dell’abbandono e della solitudine, spesso come se fosse colpa nostra che non siamo stati all’altezza della situazione e che ci siamo meritati il ben servito.
In tal caso l’amore non è il protagonista. Perché non si può amare senza libertà, senza riconoscere se stessi e l’altro nella propria diversità. Non si può amare inventandosi un altro che non c’è, illudendosi che sia come vorremmo che fosse. Non si può amare un altro se è soltanto la nostra ombra, in altri termini se non esiste.
Ti saluto con una domanda quindi: che cos’è una storia d’amore? Io credo che sia un incontro tanto complesso e sfaccettato, scelto consapevolmente dai partners: un progetto di vita condivisibile e continuamente negoziabile, caratterizzato sia dall’ars erotica e sublime tipica dell’innamoramento in cui ci si confonde l’un l’altro sia dal riconoscimento dell’uno come entità distinta dall’altro, ognuno con i suoi pregi e i suoi limiti, con i suoi spazi e la sua libertà.
Un caro saluto,
Enrico de Sanctis
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