OMOSESSUALI PRIMA DI NASCERE

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Un nuovo studio dimostrerebbe, finché non verrà smentito, che l'orientamento sessuale è deciso già nel ventre materno. Sarebbe possibile un rapido esame per sapere se il figlio sarà...

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ROMA – Le preferenze sessuali degli adulti sono decise nell’utero, dipendono dal modo in cui sono settati certi meccanismi cerebrali, in particolare nel sistema limbico, una regione tra le piu’ primitive del nostro cervello che presiede a meccanismi subcoscienti. Lo rivela uno studio britannico condotto da Qazi Rahman, dell’universita’ di East London (UEL) e da Veena Kumari e Glenn Wilson, dell’Istituto di Psychiatry Behavioral Neuroscience basato su alcuni test di risposte neurologiche a rumori improvvisi.
Secondo quanto riferito sulla rivista Behavioral Neuroscience, i risultati di questi test mostrano che i riflessi ai rumori dei maschi eterosessuali e delle donne omosessuali sono estremamente simili, mentre le femmine eterosessuali rispondono in maniera del tutto differente rispetto a quelle omosessuali. Dai risultati, gli esperti ipotizzano che le preferenze sessuali siano stabilite gia’ nell’utero durante lo sviluppo embrionale, forse per un eccesso o un difetto di ormoni come il testosterone. Cio’ significa pure, spiega Rahman, che il peso dell’ambiente nell’orientamento delle scelte sessuali e’ minimo rispetto ai fattori biologici.
“I test che abbiamo condotto su uomini e donne, eterosessuali e non, sono molto semplici e non richiedono piu’ di mezz’ora”, racconta l’esperto. Sono basati sulla misura del riflesso oculare conseguente ad un rumore improvviso. Tutti noi, sottoposti a un rumore improvviso, chiudiamo per un riflesso inconscio gli occhi per qualche istante, ma non tutti lo facciamo con lo stesso tempo di reazione.
Ebbene, prosegue Rahman, “abbiamo misurato questo tempo col test cosiddetto dell’inibizione da prepulsazione (PPI)”. In pratica prima si usa un rumore sordo e improvviso e si misurano i tempi di reazione del battito oculare. Poi si ripete l’esperimento facendo precedere il rumore sordo da uno piu’ lieve, o prepulsazione. Quest’ultimo, in un certo senso prepara la persona, quindi diminuisce il suo riflesso oculare, cioe’ lo inibisce, da qui il nome del test. Il livello di inibizione e’ misurato con una scala di valori del PPI. Fatte le misure, dichiara Rahman, abbiamo visto che l’inibizione dei maschi eterosessuali era del 40%, molto simile a quella delle donne omosessuali, 33%. Entrambi i valori invece si discostano fortemente da quello delle donne eterosessuali, che mostrano appena il 13% come grado di inibizione. Gli uomini omosessuali infine rimangono su valori medi di inibizione, ma comunque piu’ bassi di quello dei maschi etero, piu’ simili a quello delle donne etero.
Insomma in quanto a riflesso oculare, gay e donne eterosessuali sono piu’ simili tra loro, cosi’ come uomini eterosessuali e donne omosessuali.
“Poiche’ la regione del cervello che presiede questo riflesso, il sistema limbico, e’ molto antica e svolge funzioni subcoscienti, e poiche’ sappiamo da studi precedenti che il settaggio di questa regione avviene in utero, cioe’ il riflesso involontario e’ innato e non appreso, (anche se si manifesta solo a 4 anni di eta’), riteniamo che anche la scelta sessuale si decida prima della nascita”, sostiene lo studioso precisando che il sistema limbico stesso e’ a sua volta coinvolto con l’orientamento sessuale dell’individuo adulto.
“D’altra parte gia’ in passato si erano viste differenze legate alla preferenza sessuale, sia anatomiche, per esempio la lunghezza delle dita, sia del funzionamento del sistema limbico, in particolare dell’ipotalamo. Per questo pensiamo che l’ambiente abbia un’influenza marginale sulla formazione delle decisioni sessuali dell’individuo”.
“Il nostro studio – conclude lo scienziato – e’ un punto di arrivo importantissimo perche’ fornisce una base per indagare su malattie o disturbi mentali, che spesso sono diversi a seconda delle preferenze sessuali. Potremo curare meglio queste malattie decidendo quale tattica terapeutica adoperare a seconda se stiamo trattando un paziente eterosessuale o omosessuale”.

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