PADRE FRIENDLY, FIGLIO NO

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Un ragazzo confessa la sua omosessualità ai genitori, che non faticano ad accettarlo. Ma è lui che si sente "malato, schifoso, pererso". Cosa può fare un papà? Risponde...

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Gentile redazione di LEO,
Ho due meravigliosi figli, uno maschio ed una femmina. Tutto andava bene, fino a quando, due anni fa, mio figlio non mi ha confessato la sua omosessualità. Quando lo seppi fu un vero e proprio pugno nello stomaco. Mi sono venuti dei ricordi di un mio carissimo amico, ai tempi del liceo, che si era innamorato di me. Ma a quel tempo io non capivo molto dell’omosessualità e gli dissi che forse si doveva curare. Non l’ho mai rinnegato e cercavo di aiutarlo quanto meglio potevo. Poi lui si fidanzò con un ragazzo che a me, sinceramente, non piaceva… infatti lui “giocava” con il mio amico lasciandolo e riprendendolo. Il mio amico si suicidò lasciando una lettera in cui diceva che non gli piaceva il suo mondo, il suo essere, la sua mancanza di un centro di riferimento… Piansi molto, perchè in qualche modo io me ne sentivo coinvolto, e il suicidio fu un’estensione nuova dei miei orizzonti. Da quel momento conobbi altri omosessuali amici del mio amico, e capii che l’omosessualità era uno stato d’essere, che non era una malattia e che va sostenuta.
Tornando ad oggi, alla dichiarazione dell’omosessualità di mio figlio mi venne molta paura che lui potesse fare la stessa fine del mio amico, infatti mi venne a dirlo piangendo chiedendomi aiuto, di portarmi da qualche parte perchè lo “curassero”. Io gli dissi che lo potevo aiutare, ma non a guarire. Gli ho detto che lo aiutavo a trovare se stesso e di accettarsi. Mio figlio mi ha sgridato contro “ma tu che ne sai? Io sono gay non tu, non sai quanto mi fa schifo!”.
Giorno dopo giorno provo dolore nel vederlo stare con una ragazza, portarsela a letto e poi lasciarla, continuamente. Ho detto a mio figlio che lo posso portare da uno psicologo perchè lo aiuti. E lui mi ha detto “a farmi diventare ancora più frocio? no grazie”. Mia moglie mi dice che dobbiamo essere forti e fargli capire la normalità della sua situazione, ma noto che anche lei è disperata. Allora chiedo aiuto a mia figlia.
Adesso mia figlia lo sta aiutando molto, ma ogni volta che esce l’argomento cerca di essere evasivo e di chiudere presto. Ora, mentre mia moglie puliva la sua camera, trovammo una lettera in cui lui confessava che non accettava di stare con noi, ci ha dato dei perversi che lo aiutavamo ad accettare una cosa perversa. Io ho molta paura, voglio molto bene a mio figlio, voglio la sua felicità, un amore che possa aiutarlo a sentirsi se stesso, ma a distanza di due anni non so più che fare. Un nostro psicologo ci ha consigliato di parlarne sempre di affrontare a “cuor duro” l’argomento senza coinvolgimenti emotivi. E’ giusto? Mi scuso per gli anonimi ma non vorrei che mio figlio mi riconosca anche se molto probabilmente, leggendola, capirà che sono io. Grazie mille.
Un padre.

Carissimo padre,
non sa la mia meraviglia nel leggere la sua lettera! Sono anni che lottiamo, come associazione di genitori di omosessuali (A.GE.D.O.), nel cercare di introdurre con ogni mezzo, culturale e non, il discorso della visibilità, non solo dei nostri figli, ma anche di noi genitori, coinvolgendoci, insieme alla società tutta, attraverso una corretta informazione mirata alla distruzione di stereotipi e pregiudizi che ancora dilagano impunemente, alimentati dalla stampa, dalla Chiesa, dai politici stessi.
Solo chi vive o ha vissuto a contatto di questa realtà, come è successo a noi e a lei, purtroppo in modo doloroso e sconvolgente, riesce a capire: se non ci si trova coinvolti, non si riesce neppure a prendere in considerazione l’omosessualità o altri orientamenti sessuali, considerati problemi di altri, che non ci toccano.
Ecco che ora le si presenta, viva, reale, l’omosessualità di suo figlio, e lo coglie già preparato ad accoglierlo dignitosamente e con amore: non avviene quasi mai che un genitore, sia preparato e che reagisca positivamente. Forse nell’educazione del suo ragazzo è prevalso l’ambiente esterno, soprattutto scolastico dove l’emarginazione, l’esclusione violenta è molto presente; le sue opinioni gli sono state trasmesse attraverso la cultura e non è facile farne “tabula rasa”.
Forse sarebbe stato importante iniziare a parlarne in casa come fosse un argomento normale, ma sicuramente il timore di rinnovare il dolore sofferto ha allontanato il racconto della sua esperienza. E’ proprio ciò che sta facendo suo figlio: non si accetta, si sente addosso quanto è stato riversato su di lui in tutti questi anni. Ecco perché cerca di dare un’ immagine di sé diversa, quella “pulita”, si sente un perverso, perché gli hanno detto che tutte le persone omosessuali sono perverse, malate. Purtroppo la sua convinzione è così radicata da non potere essere scalfita dal vostro amore, dalla vostra comprensione.
La vostra sofferenza è altra rispetto a quella dei genitori che non riescono ad accettare: la sofferenza per la tragica morte dell’amico vi ha fatto maturare, vi ha fatto capire, seppure in modo troppo traumatico. Ora è vostro figlio che dovrebbe potere acquisire maggiore sicurezza e rispetto verso se stesso. Spero che sappia che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha depennato nel 1993 l’omosessualità dalla lista delle malattie: che almeno non si senta un malato!
E’ un paradosso, ma quando si cerca di aiutare una persona, presa fortemente dalla propria sofferenza, il non aderire agli stessi sentimenti, ha il valore del non essere abbastanza capita, anzi quasi di squalifica della propria sofferenza. Provare a non negare, per il momento quanto lui sente di essere, ma lentamente, goccia-goccia insinuare qualche dubbio e poi qualche parola che scalfisca la roccia che lo veste. Se siete ancora in tempo portatelo, come vi chiede lui da qualcuno che lo “guarisca” cioè da qualcuno, altro da voi che non “potete capire”, che almeno lo rassicuri. Potrebbe anche essere un medico se questo gli può dare più sicurezza: ma attenzione al medico e alla sua ideologia! Cercate con pazienza questa persona e, quando il ragazzo ricomincerà a pensare che da parte vostra ci potrà essere un aiuto, proponeteglielo. Fatevi aiutare dalla figlia-sorella: questa figure nella famiglia sono sempre molto preziose.
Se le vie traverse non funzionano, potrebbe funzionare anche il consiglio dell’amico psicologo: ma sarete capaci di mostrarvi senza emozioni? Non preoccupatevi di volere restare anonimi, nel timore che vostro figlio vi riconosca. E’ vero, vi riconoscerà, ma penso che questa vostra lettera possa aiutare lui a capire quanto amore sta dietro al vostro validissimo amore, anche se non compreso perché troppo in anticipo sui suoi tempi.
Caro padre, spero che tutto si risolva nel migliore dei modi. Sul sito www.agedo.org può trovare gli indirizzi delle nostre sedi alle quali può accedere quando vorrà.
Auguri anche al suo caro ragazzo, che in questo momento ci sta leggendo!
Paola Dall’orto
N.B. Perché non aderire all’AGEDO?

di AGEDO

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