PREVENZIONE, ETICA, POLITICA

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"Per combattere l'Aids, dobbiamo educare la sfera morale". Intervista a Vincenzo Capuano, coordinatore della Campagna "Gli effetti degli affetti" dell'Arcigay di Napoli.

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NAPOLI – Abbiamo incontrato Vincenzo Capuano per i lettori di gay.it durante il corso di formazione svolto alla ASL Napoli 3 ove al termine della sesta giornata di formazione per i volontari che parteciperanno alla Campagna di prevenzione “Gli effetti deli affetti” Vincenzo ha presentato ai partner dell’ente sanitario il materiale prodotto.
Che significa Effetti degli affetti?
Il titolo è ad effetto, però è ragionato. Volevamo proporre qualcosa che non fosse la consueta campagna di informazione, ed anzi marcare la differenza tra informazione e prevenzione. In passato c’è stata confusione, e ne abbiamo fatta anche noi, tra questi due aspetti. Per “Gli effetti degli affetti” è stato prodotto del materiale di tipo “classico”, il pacchetto di preservativi e i depliant sulle malattie a trasmissione sessuale, sintomi, modi di prevenzione, ecc. ma anche un tipo di materiale nuovo, dove il discorso della prevenzione si iscrive all’interno di una riflessione più generale sugli stili di vita e i sistemi di valori adottati. Ovviamente i 15000 preservativi che sarano distribuiti, in ben tre versioni, extraresistente, extralarge, normale, non basteranno a coprire i fabbisogni della popolazione omosessuale napoletana!
Perché tre tipi di preservativi diversi?
Durante la prima campagna le persone ci dicevano che il preservativo extraresistente, utile per il rapporto anale, diminuiva a tal punto la sensibilità e l’intimità da divenire un ostacolo insormontabile al rapporto, e molti ne abbandonavano l’uso. Siccome il nostro fine è la riduzione del rischio, dobbiamo proporre una prevenzione compatibile con le esigenze di ciascuno. Informare che il rischio aumenta o diminuisce a seconda del tipo di preservativo che si usa, ma informare anche che un ampio margine di sicurezza è offerto anche dal corretto uso di altri tipi di preservativi e non solo da quelli extraresistenti.
Un preservativo è come un indumento dunque.
Un preservativo deve rispondere a delle esigenze fisiche ma anche psicologiche. Facendone un uso corretto un preservativo extraresistente garantisce tutta la sicurezza necessaria, ma occorre aggiungere che oggi ci sono in commercio dei preservativi anche non extraresistenti che offrono una sicurezza elevatissima (elevata quasi quanto il prezzo. Una vecchia storia).
Il problema pare di capire, non è il preservativo ma il suo uso.
Il documentario agghiacciante di Lousie Hogarth “The Gift”, ci parla di una nuova generazione che non ha tra i propri ricordi il primo periodo dell’Aids, che la malattia non la conosce proprio e per questo si espone al contagio. Alcuni termini che prima erano accettabili come cocktail, sieropositivo, ecc. perchè servirono a sdrammatizzare un evento catastrofico adesso sono recepiti in una maniera diversa.

E’ molto importante l’uso del linguaggio quando si prepara il materiale per la prevenzione. Il materiale più bello è sempre quello che non hai ancora prodotto, quello che nascerà dall’osservazione critica di ciò che hai già fatto, dal confronto con le reali esigenze della popolazione bersaglio (che brutto termine!) e, al tempo stesso, con i voli della tua creatività. Il materiale che ci ha convinto a dare questo nome un po’ particolare alla campagna è complesso, non tanto perché destinato ad una utenza diversa da quella delle precedenti campagne di prevenzione, ma soprattutto perché ispirato ad una metodologia diversa di prevenzione. Ne è un esempio l’opuscolo sulla coppia.
Perché un opuscolo specifico sulla coppia?
Nonostante le lotte sociali che si fanno non esiste ancora una cultura della coppia perché non esistono dei valori che la rappresentano all’interno del mondo gay. Questo discorso ci riguarda, perché comprende la nostra vita affettiva e di relazione, per questo abbiamo inserito con un opuscolo apposito il capitolo sull’Aids nella coppia, per contrastare l’abitudine di abbandonare le pratiche di prevenzione nel luogo dove vengono attualmente trasmesse un quarto delle infezioni totali. Abbiamo voluto inserirlo in un opuscolo che non riguarda solo l’Aids ma investe anche la sfera etica, delle relazioni e dei nostri affetti (da qui il titolo di tutta la campagna “gli effetti degli affetti”). Vogliamo parlare di affetti in un mondo in cui è in corso uno stravolgimento dei valori, con modelli estremamente aggressivi, scarso rispetto per la natura, aumento dell’egoismo, dell’incoscienza e della conflittualità tra gli uomini e tra i popoli. In questo mondo che cambia si assiste alla scomparsa di valori che, finita la fase destruens dovremmo, per la parte buona, recuperare. Credo che la popolazione gay stia subendo le conseguenze dell’abbandono delle norme più elementari dell’etica di relazione; domina a tutti i livelli un forte cinismo e questo viene talora rafforzato e protetto da un forte senso di impunità, dalla strategica confusione tra libertà di autodeterminarsi e menefreghismo, dalla possibilità di nascondersi offerta da alcuni strumenti di comunicazione, come internet.
Questo può essere posto in collegamento con l’avanzare di un pensiero liberista, o, se restiamo ad un discorso politico, di destra?
Nella comunità gay, al pari della società in generale, passano i modelli che ci vengono proposti e imposti dalla politica. Senza però fare di questo un discorso politico questi modelli sono non solo politicamente ma anche eticamente negativi. Cinismo, egoismo, spregiudicatezza nelle relazioni, disinteresse per l’altro, si traducono in incontri anaffettivi, nell’incapacità di immedesimarsi nell’altro, di condividerne i problemi, di rispettarne la sensibilità e, quindi, la diversità.
L’altro strumento che abbiamo prodotto in questo senso per la campagna è una specie di locandina con un manifestino etico-politico all’interno, diviso in tante piccole sezioni. Una ha per titolo “Incominciamo da lontano”, e vi costruiamo le premesse del nostro discorso. Dalla caduta del muro di Berlino, quando sembrava che dovessero essere superati certi steccati politici ed ideologici ed invece si sono rivelati altri muri altrettanto rigidi e difficili da superare. Vecchie e nuove forme di razzismo si sono palesate, sono risorte forme di odio contro gli ebrei e sono in aumento quelle contro gli immigrati. Ci sono nuove ondate di omofobia che si esprimono. Da un lato l’immagine del gay è più accettata, i gay, i trans vanno in tv in continuazione, si parla tanto di omosessualità, ma d’altra parte sono ancora frequenti gli omicidi, operati con estrema violenza, come quello recente di Enrico, pestato e poi arso vivo alla periferia di Napoli e morto dopo molti giorni di agonia. Siamo in un mondo in cui quello che conta è l’immagine e quello che dobbiamo diventare ce lo dice il mercato per indurci a comprare e consumare. E da qui comincia un discorso sul rispetto di sé, sulla responsabilità nei confronti di se stessi e nei confronti degli altri. L’Aids ha rappresentato una svolta, in senso negativo e in senso positivo. E’ stato ed è una enorme tragedia, ma ha fatto emergere una serie di ipocrisie, ha mostrato quanto alcuni mondi che sembravano distanti siano più vicini di quanto sembrasse. Gli “eterosessuali” che vanno in giro per travestiti, che sono disposti a pagare pur di avere rapporti sessuali non protetti con prostitute, trans, o gay, ne sono una dimostrazione. La sessualità giovanile che prima era un tabù è emersa più chiaramente. Si è parlato di più di sesso omosessuale e ciò ha causato il razzismo di qualcuno, ma anche la curiosità e la riflessione di altri. A partire da questo individuiamo dei principi o suggeriamo dei valori dai quali ci sembra necessario non prescindere, tra essi c’è il rispetto dell’altro, e l’assunzione di responsabilità, che induce, tra l’altro, a modificare i comportamenti a rischio di contagio. Scriviamo come immaginiamo il mondo a partire dalla nostra omosessualità, che non è solo un evento di identità forte, ma anche un punto di vista “altro” perché nasce da esperienze che spesso ci hanno tagliato fuori da una serie di sovrastrutture culturali dominanti, costringendoci a fare i conti con l’essenza della nostra umanità. Anche nel nostro materiale non manca l’immagine patinata dei due ragazzi che si abbracciano ma questa bella immagine serve solo come aggancio. Nei contesti e nelle occasioni che creeremo andremo più a fondo.
Parliamo di altro restando in tema, ritengo che il Capuano dei progetti Aids dell’Arcigay Napoli e il Capuano che fu responsabile Aids di Arcigay Nazionale abbia offerto l’espressione più alta di politica integrazionista all’interno del movimento omosessuale, cercando sempre, nelle proprie azioni, il raccordo con le Istituzioni.
Se intendi integrazionismo come collaborazione con le istituzioni, è un atteggiamento che ritengo fondamentale. Bisogna fare una distinzione però, io mi ritengo integrazionista in tal senso purché non mi si collochi tra i moderati. Né per carattere né per pensiero mi considero un moderato. Non hanno dei contenuti moderati le battaglie che ho fatto. Ad esempio quella sulle coppie gay (Vincenzo è autore di una delle prime proposte di legge per le Unioni Civili presentata al Parlamento Italiano, ndr). I politici di ultima o penultima generazione sembrano talora aderire o rifiutare certe battaglie per partito preso, senza una reale consapevolezza del loro profondo significato, ma i nemici storici della comunità omosessuale come la Chiesa cattolica hanno ben presente il valore deflagrante di certe lotte contro la morale comune, e sull’opportunità che esse offrono di mettere in discussione tutti i meccanismi di potere che certi sistemi di valori sostengono. Per questo non mi sono mai ritenuto un moderato.
Queste sono idee di un uomo che ha vissuto negli anni 70 la sua giovinezza. Puoi dirci quale è il tuo concetto di morale visto che questa Campagna ricerca una soluzione alla malattia proprio in questo campo?
La morale è un concetto concreto. La mia presuppone l’adesione ad una sorta di relativismo materialistico con alcuni limiti, quelli imposti da una convivenza pacifica e giusta. Pace e giustizia li metto molto in relazione, non credo nelle paci senza giustizia civile e sociale. Pochi principi ma molto alti e imprescindibili. Per il resto sono un libertario. Nel privato sono per l’accettazione dei comportamenti, degli stili di vita di tutti e di ciascuno, però nei limiti delle relazioni e delle convivenze giuste e pacifiche, cioè rispettose e responsabili, appunto.
Accetti il mercato senza remore?
Sono libertario, non liberista. Non penso che nei rapporti tra i popoli, tra i singoli come tra le classi sociali debba vincere il più forte. Se c’è uno più forte occorre che ci siano dall’altra parte dei pesi che facciano in modo che anche il più debole possa dire la sua e vedersi garantite pari opportunità di realizzazione dei bisogni e delle aspirazioni, condizioni di vita dignitose. Questi sono presupposti di giustizia e quindi di pace. Non ritengo che il mio sia un semplice appello pacifista. Sarà banale, ma resta difficile immaginarli compatibili con i modelli che ci propone la politica locale e internazionale, con la storia scritta dal più forte e il denaro come unica unità di misura.
Ritornando alla Hogarth, ella faceva notare come è usato un linguaggio molto glam per confezionare la malattia e “venderla” facendola apparire qualcosa di diverso. C’è il rischio che chi non dispone di cultura e di informazione sia più soggetto al contagio? Vedi una emergenza nella prevenzione dell’Aids tra i giovani delle classi meno abbienti?
Il discorso oggi si è complicato, è più difficile distinguere prodotti destinati a classi sociali specifiche, dico questo perché se è vero da una parte che le classi meno abbienti hanno ancora delle grosse difficoltà ad accedere a certe forme di cultura, di informazione è anche vero che oggi, livelli di scarsa coscienza e di appannato senso critico sono diffusi tra tutti i cittadini italiani, a qualunque classe sociale appartengano. Il meccanismo di involuzione culturale della società è frutto di alcune scelte politiche precise, ed è passato a tutti i livelli. Se riuscissimo, ad identificare come vittime di questo processo solamente fasce di giovani omogenee, tutto sommato avremmo un vantaggio nella capacità di analisi e quindi di soluzione dei problemi, ma non ce lo abbiamo. Un dimostrazione è un fenomeno come l’Aids, in cui tutte le categorie sociali e culturali sono state bombardate da un altissimo livello di disinformazione e poi da alcuni anni ripiombate nell’oblio. Il prodotto è lo stesso per tutti, accettato acriticamente.
Come giudichi la sieroconversione spontanea?
(fa una lunga pausa) E’ molto difficile per me esprimere un giudizio su questo. Fa tutt’uno con una profonda crisi di senso e quindi con una profonda crisi di valori della nostra società. Non mi va di stigmatizzare come qualcosa che fa capo a problemi dei singoli, c’è sicuramente molto di psicologico, ma ho difficoltà a fare del dato psicologico una teoria generale. Tendo a dare una lettura sociale o politica e ne colgo una dimostrazione, una delle tante, del fatto che la nostra società è profondamente in crisi.
Questa crisi si combatte con lo strumento più semplice ed umano a disposizione.
Si, con gli affetti.
(Per informazioni sulla Campagna di Prevenzione “Gli effetti degli affetti” si può chiamare al numero 0815528815 il lunedì, il mercoledì e il venerdì dalle 17 alle 20,30 o inviare una mail a aids.arcigaynapoli@lìbero.it)
Foto accanto al titolo – Vincenzo Capuano mostra il poster della Campagna di prevenzione alla ASL Napoli 3.
Foto 1 – Una immagine del Corso di formazione dei progetti Aids di Napoli.

di Carmine Urciuoli

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