QUANTO SI VIVE CON L’HIV?

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Uno studio condotto su oltre 12.000 persone in Svizzera, rivela che i sieropositivi hanno un tasso di mortalità 10 volte il normale. Ma c'è anche ottimismo per i...

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Nonostante i farmaci anti-Hiv stiano abbassando notevolmente il tasso di mortalità dovuto all’Aids, un recente studio ha rivelato che c’è ancora molta strada da fare.
Uno studio su un gruppo di pazienti chiamato lo Swiss HIV Cohort rivela che le persone sieropositive sono ancora almeno sette volte più a rischio di mortalità dei sieronegativi della stessa età, e che il tasso complessivo di mortalità è dieci volte quello normale.
La Swiss Cohort è uno dei gruppi più intensivamente studiato di pazienti con Hiv al mondo, e dal 1990 include circa 12.500 persone, o circa il 50% delle persone diagnosticate sieropositive nel paese.

Durante il periodo di studio, che ha riguardato 12 anni dal 1990 al 2001, un membro su tre del gruppo è morto, per un totale di 3.630 decessi. Lo studio ha dimostrato che il trattamento contro l’Hiv ha abbassato il tasso annuale di mortalità dal 13% al 3%, ma questo dato ancora dieci volte maggiore del tasso che si registra nella popolazione generale, considerata quella di pari età.
Le cifre indicano che, se i trattamenti Hiv non migliorano ulteriormente, una persona sieropositiva in Svizzera ha solo il 50% delle possibilità di raggiungere l’età di 60 anni.
Ci sono state differenze grandi nel tasso di mortalità dei vari gruppi: mentre tra gli uomini che fanno uso di droghe non intravenose si ha un tasso 6.8 volte maggiore di quello medio nazionale, il tasso relativo alle persone che fanno uso di droghe iniettive, che corrispondono a circa un quinto dei sieropositivi in Svizzera, era 27 volte quello normale.
I tassi di mortalità sono dati da decesso per qualsiasi causa, non esclusivamente per malattie correlate all’Aids, e perciò non considerano fattori come l’uso di bevande alcoliche o di droghe o il fumo in persone con l’Hiv. Inoltre, si applicano solo alla popolazione svizzera, ma non ci sono ragioni per pensare che i tassi in altri paesi civilizzati siano differenti.
I ricercatori hanno concluso il loro studio con una nota di ottimismo, tuttavia, dicendo che «questa mortalità osservata probabilmente non si applica agli individui recentemente infettati con l’Hiv» dal momento che i farmaci potrebbero migliorare.

di Gus Cairns – Positive Nation

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