"PENSO AL SUICIDIO"

di

15 anni, friulano: è solo e non si piace

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Ho 15 anni (lo so, sono pochi, ma sento di doverti scrivere lo stesso), sono gay e da poco ne ho parlato con mia madre e la sua reazione è stata abbastanza positiva (a parte certe domande imbarazzanti)… Sono friulano, una delle regioni (secondo me) più omofobe d’Italia… questa è il mio più grande problema: ho paura! Non esco più di casa, vedo poco i miei amici, non riesco a fidarmi più di nessuno, ma ho una voglia pazzesca di parlare, di trovare qualcuno che mi capisca e magari anche che mi ami, chiedo troppo?

Soffro come un cane, ho voglia di piangere quasi ogni giorno, ma poi mi tengo tutto dentro, con il risultato che successivamente stò ancora peggio! Ultimamente poi ho conosciuto un ragazzo ed è stato un colpo di fulmine… ma io ho paura solo a parlargli e adesso non mi parla nemmeno più! E poi non mi piaccio per niente: l’aspetto, il carattere, TUTTO! Continuo a chiedermi: "Se nemmeno io amo me stesso, può qualcun altro amare me?" Poi è da un pò di tempo che penso al suicidio… ti prego almeno tu prova ad aiutarmi, non credo di riuscire ancora a sopravvivere!

Grazie di tutto…

Ruggero

Ruggero, la tua lettera mi giunge come un fulmine dentro il cuore… solo che con una grande tristezza e a tratti di disperazione. Conosco questa sensazione e questo stato d’animo, sia professionalmente sia umanamente. C’è un periodo della nostra vita, quando scopriamo la nostra "diversità" che non può essere espressa e vissuta, che ci sentiamo abbandonati, non accettati a volte depressi. Se a tutto questo ci si aggiunge , data la tua età, il rivoluzionamento adolescenziale del proprio corpo che pone quesiti e dubbi sul proprio aspetto fisico, ci si paragona a modelli esterni così diversi da come siamo, il risultato è che non ci troviamo, diventiamo tristi e confusi, ci sentiamo ancora più diversi di quanto già lo siamo per altri motivi.

Non so se ti può essere d’aiuto, anzi sicuramente no, il dirti che tutto questo può essere "normale" e che potresti percepirlo, invece, come una fase di passaggio! Sicuramente la strada che hai iniziato, quella del coming out, del dirlo, dell’esprimere la propria diversità, con tua madre per esempio, è una cosa ben fatta, importante e fondamentale poiché autentica e spontanea, per affrontare questo periodo che spero sia breve.

Ma perché non ti apri anche col tuo amico? In fondo se hai affrontato tua madre potresti anche cominciare a parlarne a persone che ritieni importanti. Avere qualcuno vicino è fondamentale, qualcuno che sa ascoltare e che non giudichi; non so come sei realmente nell’aspetto fisico, ma avendo 15 anni immagino che tu sia comunque piacevole e che forse stai esagerando con l’autocritica. Non so perché ma io vedo i giovani tutti piacevoli, anche se a volte confusi e tristi, ma mi dico, fa parte della loro crescita personale come lo fu per me!

Poi ed infine, quando la tristezza diventa disperazione, piangere, credimi, fa bene ma, purtroppo ci viene detto: gli "uomini non piangono!" e questa è la più grande repressione emotiva che la cultura machista ci infligge, debilitando il nostro Sé autentico. Siamo esseri umani e abbiamo diritto di esprimere anche le nostre parti "deboli" che deboli poi non sono, il diritto di soffrire così come per il piacere e la gioia che, ne sono convinto sperimenterai presto e tutto questo periodo sarà solo un brutto ricordo.

Se proprio non ce la fai con i sostegni che hai e che puoi cominciare a costruire con nuovi amici allora, e nel tuo caso mi sento di proporti, cosa che non faccio volentieri qui per evitare che tutto si riduca alla formula "basta andare dallo psicologo", alcuni colloqui specialistici. Se vuoi posso darti qualche indirizzo di colleghi nella tua zona… fammi sapere e non rinunciare a scrivermi ancora.

Ti ringrazio per avermi comunicato un po’ di te!

Leo

di Maurizio Palomba

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